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Cronaca

LA STORIA DI MALALA YOUSAFZAI

 

MALALA YOUSAFZAI

QUESTA E’ LA SUA STORIA

Malala Yousafzai e’ nata a Mingora, una città della valle dello Swatt in Pakistan.
La sua famiglia appartiene all’ETNIA PASHTUN, che è per la maggior parte sunnita, la corrente principale dell’islam, e si dedica all’allevamento e all’agricoltura.
Suo padre, Ziauddin, ha sempre creduto che tutti i bambini avessero il diritto di studiare e lo ha insegnato a Malala. Per questo, quando un gruppo di uomini armati chiuse le scuole e proibi’ alle bambine di studiare, lei non esitò a far sentire la sua voce.



Un gruppo di giornalisti della BBC chiese ad alcuni studenti della scuola di Malala di scrivere un blog in forma anonima. Nonostante il pericolo corso, Malala oso’ farlo e, a soli 11 anni, inizio’ a raccontare su internet come fosse la quotidianità di una bambina in Pakistan.


Il nome che scelse come pseudomino era GUL MAKAI, quello di un personaggio di un racconto popolare pashtun. Narrare cio’ che stava accadendo nel suo paese non fu facile: un gruppo di fanatici religiosi voleva imporsi in Pakistan e distruggeva ogni cosa al suo passaggio, incluse le scuole.


Finalmente fu firmato un accordo di pace, che però non duro’ a lungo. Dopo la sua collaborazione con la BBC, Malala inizio’ a comparire in televisione e a diventare famosa, e ricevette diversi premi. Ma iniziarono ad arrivarle anche delle minacce.
Un giorno prese il pulmann per tornare a casa da scuola, ma un uomo sali’, la individuo’ e le sparo’. Rimase gravemente ferita. Molti medici di paesi diversi si offrirono di curarla, e alla fine Malala ando’ nel Regno Unito, dove riusci’ a riprendersi.

Malala ha continuato a lottare per i diritti dei bambini. Nel giorno del suo sedicesimo compleanno, durante un intervento all’ONU, ha chiesto che tutte le bambine possano andare a scuola. L’anno successivo ha ricevuto il PREMIO NOBEL PER LA PACE. A ttualmente, Malala continua a lottare per i diritti dei bambini.
Mi chiamo Malala Yousafzai e questa e’ la mia storia. Sin da piccola ho capito che non avrei permesso a uomini ignoranti, malvagi e crudeli di dirmi come dovevo vivere la mia vita e, soprattutto, che cosa potevo imparare e che cosa no.

E’ stato difficile e mi hanno quasi uccisa perche’ difendo le mie idee, ma non per questo smettero’ mai di lottare per un MONDO MIGLIORE. Racconto spesso la mia storia, perche’ purtroppo non sono l’unica ad aver vissuto una situazione simile. So che moltissime bambine nel mondo soffrono ingiustizie simili o anche peggiori. Per questo mi impegno affinche’ non siano sole. Tutte le persone hanno gli stessi diritti, che nascano a Roma, Pechino o Damasco.

NON DIMENTICARLO MAI E LOTTA PER LORO. Lottare per quello in cui credi ti rende più felice e fortunato. Io mi sentivo cosi’ a Birmingham, e ancora di più quando iniziai ad andare all’università. Anche se c’era una cosa che continuava a rendermi triste: il fatto di non poter tornare nella mia amata valle dello Swatt, in Pakistan. Questo mio desiderio si e’ avverato nell’aprile del 2018, quando il governo del Pakistan ha invitato me e tutta la mia famiglia a tornare, dopo aver vinto definivamente le forze talebane. La gioia del ritorno e’ stata resa ancora più grande dal fatto che durante la visita abbiamo inaugurato una scuola per bambine.
– Malala, sei contenta?
– Molto, papà. E’ UN SOGNO CHE DIVENTA REALTA’.

Grazie di cuore
Pomposo Luciana

Fonte: Donne straordinarie Hachette

Foto Wikipedia

La Buona Comunicazione: un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di
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Presidente e Maurizio Sarlo Fondatore)

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Luciana Pomposo
Sono una persona solare, amo la musica e tutto quello che riguarda il fai da te, scrivo racconti per bambini, la buona comunicazione e' il mio motto! Felice di esserci.

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