Ha fatto molto discutere nelle scorse settimane quello che è diventato il “caso Sardegna”, dove si contano ancora poche centinaia di contagiati ma di cui più della metà sono sanitari. Il caso più grave è quello di Sassari: un’inchiesta aperta dalla Procura contro ignoti per omicidio colposo e epidemia colposa mira a spiegare cosa non abbia funzionato nella gestione dei protocolli approntati per tenere il più possibile il virus lontano dai reparti ospedalieri che proprio nella città del Nord Sardegna ha fatto un disastro: il 90 per cento dei sanitari è positivo al Covid-19. Un dato che a livello regionale diventa superiore al 50 per cento dei contagiati, a fronte di un 9 per cento nazionale. La procura si focalizza sui fatti con due fascicoli: uno è relativo alla morte del primo paziente contagiato al Santissima Annunziata in Cardiologia – chiuso e ora riaperto – mentre il secondo si riferisce alla situazione nel reparto Dialisi, dove i familiari dei pazienti hanno denunciato di essere stati abbandonati. 

Polemiche e inchieste

Tutto il Nord Sardegna è interessato dall’ondata di contagi nelle strutture pubbliche. Una quindicina di casi si erano registrati al San Franceso di Nuoro, per fortuna circoscritti, mentre anche la struttura di Olbia cadeva vittima del temibile virus. Il sindaco della città gallurese, Settimo Nizzi, attende “l’esito dei 150 tamponi fatti martedì su medici, paramedici e pazienti del Giovanni Paolo II”, e “altrettanti – dice – ne verranno eseguiti tra mercoledì e giovedì”. In un paio di giorni, ha detto, “tutti quelli che lavorano in ospedale saranno sottoposti a controllo”. Il primo cittadino ha poi chiarito che intende estendere i controlli anche alla rete di contatti degli eventuali sanitari positivi. 

Fatti gravi che mettono una seria ipoteca sulla gestione della crisi sanitaria nell’Isola e che, inevitabilmente, hanno innescato una polemica politica feroce che vede alla sbarra la gestione dell’emergenza Coronavirus da parte dei vertici politici regionali, compreso l’assessore Mario Nieddu e l’intera giunta guidata dal sardoleghista, Christian Solinas.

I quali, accusati di non essere intervenuti tempestivamente. fornendo i necessari Dpi al personale operante all’interno delle strutture ospedaliere, hanno pensato bene di provare a mettere il “bavaglio” ai medici, facendo convergere la comunicazione su quanto accade negli ospedali esclusivamente sui vertici regionali: solo la Regione può parlare. La sollevazione dei giornalisti prima e degli stessi medici poi ha portato a una serie di iniziative e proteste per mano dei sindacati dei camici bianchi e di singoli dottori di base e guardie mediche, che hanno trovato voce in campagne stampa e sintesi in esposti finiti sulle scrivanie delle procure di mezza Sardegna. 

Fascicoli pronti in tutte le province

E’ notizia di poche ore fa che anche a Cagliari è stata aperta un’inchiesta per fare luce sui contagi avvenuti negli ospedali del capoluogo sardo. A innescare la miccia proprio un esposto del sindacato dei medici Anaao-Assomed, trasmesso la settimana scorsa all’Ispettorato del lavoro, in cui si denuncia la forte carenza di dispositivi di protezione individuale contro il coronavirus – mascherine, guanti e tute – per medici e infermieri in sevizio negli ospedali del capoluogo sardo. La procuratrice Maria Alessandra Pelagatti ha incaricato l’aggiunto Paolo De Angelis di valutare il contenuto dell’esposto. Allo stato attuale non esiste una delega assegnata per le indagini, né ancora un’ipotesi di reato o indagati. Ma secondo l’Ansa sarebbe in arrivo una pioggia di esposti alle procure isolane, anche anonimi, cui seguiranno altrettante inchieste, legati da una parte alla carenza di Dpi per il personale sanitario e dall’altra alle denunce per violazione delle prescrizioni contro la diffusione del contagio. 

A Sassari arrivano i medici militari

La situazione intanto resta difficile. A dare man forte al personale dell’ospedale sassarese e del Nord Sardegna, alla fine arriva l’esercito. Medici e infermieri in divisa faranno da supporto ai sanitari civili anche a Olbia e Tempio. Non si tratta di un “commissariamento della sanità ma la necessità di avere supporto da chi ha esperienza per combattere nel Nord Sardegna le criticità che si stanno manifestando”, ha precisato l’assessore Nieddu. Intento ancora a scrollarsi di dosso le ulteriori polemiche per le mascherine promesse e ancora non pervenute e quel “ci può stare”, pronunciato davanti a un microfono e riferito ai numerosi casi di contagio tra medici e paramedici. Ciò che, a ben vedere, hanno fatto della Sardegna un caso unico in Italia.  

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Redazione BlogCQ24
Articolo della Redazione BlogCQ24

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