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Una rivoluzione culturale è in atto

Una rivoluzione culturale è in atto…

Ma prima di raccontarvi la rivoluzione fotografiamo la situazione attuale.
La crisi del Cinema esiste? E se esiste da che cosa è determinata?

Questo che sembra essere un problema immenso è determinato da una serie di fattori:

  1. chiusura delle sale cinematografiche sostituite da bingo e supermercati
  2. esigenza da parte dei produttori di avere un prodotto di sicura vendita e distribuzione
  3. riduzione dell’investimento su opere originali o di sperimentazione
  4. passaggio di personaggi dalla tv all’interpretazione di film senza adeguata professionalità
  5. scarsa o nulla distribuzione di prodotti indipendenti di valore
  6. scarsa memoria storica dei grandi registi italiani post seconda guerra mondiale

Se non bastassero questi fattori: pochi soldi, poca ricerca, poca distribuzione, ad allargare il gap c’è l’assoluta poca preparazione del pubblico alla fruizione di film. Si vive la cinematografia, troppo spesso, come mero momento di svago dalla propria crisi personale: di denaro, affettiva, di realizzazione personale, piuttosto che uno strumento di conoscenza e di crescita collettiva e personale.
L’Italia ha vissuto dal dopoguerra fino agli anni 70 una vera e propria stagione d’oro, in tutti gli ambiti cinematografici: apertura di nuove sale, tecniche di riprese e di proiezione innovative, il coraggio creativo di molti cineasti e sceneggiatori che avevano il desiderio di mostrare la società e i suoi disvalori, educendo  gli spettatori ad una presa di coscienza collettiva e catartica.
Dagli anni 80 in poi tutta una serie di fattori ha tolto pubblico al cinema, che ora il più delle volte si muove per una cinematografia esterofila e ad alto tasso adrenalinico, piuttosto che culturale.
In questo “Deserto dei Tartari” di libertà espressiva e creativa da pochi anni a questa parte, si sta costruendo un progetto gigantesco, un vero e proprio riemergere dei Valori con la V maiuscola, a cui è chiamato il Cinema, una crescita collettiva che passa attraverso un risveglio delle coscienze di ciascuno di noi.
Non è utopia, è un progetto meraviglioso di luoghi in cui tutto ciò che può far bene, dal corpo all’anima, sarà plasmato a misura dell’essere Umano. Non ci saranno quindi solo luoghi dove dilettarsi con la visione di film, ma luoghi dove la produzione e la distribuzione saranno una sola cosa, dove creare un film diventa un’opera collettiva che include il singolo spettatore, che da oggetto passivo diviene parte attiva sul territorio. Dove ciascuno di noi può rappresentare l’orgoglio di una creatività risorgente e interconnessa. Si, perché non sarà solo il Cinema a giovarsi del progetto, ma tutte le Arti insieme a costituire poli luminosi intorno ai quali aggregarsi, ciascuno sul proprio territorio, le proprie tipicità, alimentari, culturali, paesaggistiche  e – last but non least –   architettoniche, visto che l’Italia detiene il 70% dei beni  artistici e architettonici mondiali.
Questa rivoluzione, al momento atlantidea perché sommersa, sospinta dall’entusiasmo dei primi “folli” – non a caso si dice “la nave dei folli” – ma qui folle si intende come colui che vede oltre il tempo, colui che vede attraverso le cose, oltre il quotidiano attuale, forse sofferente e asfittico  –  questa nave, dicevo,  risorge dalle acque in cui era sommersa, per attraccare in porto e contagiare tutti gli italiani con la sua inarrestabile genialità.
Susanna Pistone   VRN C7A (  Vice-referente Nazionale Cinema Settima Arte )

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