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Lazio

Fonte:Prof. Giuseppe Altieri Agroecologo

PS
allegati articoli da Repubblica e Alto Adige


Comunicato Agernova

Sarà ora che in Alto Adige, come in tutta l’Italia, la si smetta di usare pesticidi pericolosi per la salute.

E finalmente si dichiarino i territori biologici, visto che la politica agro-ambientale europea da 25 anni paga ai produttori biologici tutti i mancati ricavi (30-40% del raccolto), i maggiori costi + un 20% per le burocrazie + un 30% per le “azioni collettive” .
Azioni come quella coraggiosamente messa in atto dal Sindaco di Malles, che “di fatto” ha eliminato i pesticidi dal proprio territorio comunale, e che può pertanto dichiararsi “Biologico” con apposita ordinanza.
Oltretutto, agli agricoltori biologici viene rimborsata la spesa di certificazione delle produzioni, e i costi per progetti di innovazione, formazione, tutoraggio e assistenza tecnica, promozione ecc. Oltre le spese per i mezzi tecnici biologici coperte normalmente dalle associazioni dei produttori di settore con fondi europei ad hoc.
Dal 2010 è possibile inoltre assicurare i raccolti biologici dalle avversità con polizze agevolate, rimborsate almeno al 65% e con un programma innovativo anche al 100% al fine di avviare la riconversione biologica dei territori, attraverso consorzi mutualistici di Difesa, anch’essi sovvenzionati dallo Stato.
Tutto ciò in un paese civile… 
L’agricoltura italiana ha disposizione almeno 13 miliardi all’anno da qui al 2020, con fondi per il biologico obbligatori e prioritari,… e bastano 7 miliardi all’anno per riconvertire tutta l’Italia al biologico a parità di prezzi di mercato, attraverso i Pagamenti Europei previsti ad hoc…
Questi fondi invece, per la maggior parte vengono ancor oggi illegittimamente regalati a chi acquista pesticidi secondo elenchi di veleni ammessi, scientificamente anacronistici e pericolosi per la salute: la si definisce agricoltura integrata volontaria, mentre è una Lotta Chimica Guidata (molto male).
Quando dal 2014 è obbligatoria almeno una agricoltura integrata che integri tutte le tecniche alternative alla chimica sintetica e non biodegradabile (Ai sensi del D.lgs. 150/2012 e decisione CE del 30-12-1996 All. 1 sulla Difesa nella Produzione Integrata) Chimica pertanto utilizzabile solo in casi eccezionali (previa autorizzazione di un tecnico abilitato), in mancanza di tecniche biologiche.
Tecniche oggi largamente disponibili per tutte le coltivazioni, come dimostrano il 20% dei produttori italiani che hanno deciso di buttar via la chimica come arma “infernale” del passato… per passare all’agricoltura biologica… nonostante tutti gli ostacoli di un “sistema” che non vuol passare dal conflitto alla convergenza di interessi per tutti gli attori della filiera agroalimentare, nessuno escluso.
Per il bene collettivo e nel rispetto dei diritti costituzionali inviolabili alla salute e ambiente salubri (Art. 32), al paesaggio nella sua biodiversità (Art 9) allo sfruttamento razionale dei suoli al fine della rimozione degli ostacoli alla realizzazione sociale dell’attività economica (Art 44, 41, 3, comma 2 Costituzione). Attraverso, appunto, la “socializzazione dei costi della riconversione biologica dell’agricoltura Italiana”, come prevedono le norme europee obbligatorie e prioritarie.
Senza considerare che un prodotto biologico oggi gode di un prezzo di mercato maggiore, per la libera scelta dei consumatori, sempre più sensibili… anche se spesso, purtroppo, ammalati di patologie cronico-degenerative anche in età pediatrica (l’aia ha l record dei tumori infantili a livello mondiale – OMS) e della riproduzione, verso le quali i coctayls di pesticidi e residui che ogni giorno assumiamo attraverso l’acqua e la dieta inquinate, l’aria e la pelle, rappresentano le principali concause aggravanti  di pericolo grave.
Giuseppe Altieri, Agroecologo – Ass. Attuare la Costituzione
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