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C.O.E.M.M. : Nuovo Umanesimo – Fratellanza.

 

 
Non dimentichiamo mai l’ importanza della collaborazione. La prima Solidarietà è la tutela e rispetto delle singole identità e della dignità di ogni essere umano mettendo al centro il valore della vita di ogni essere vivente.
Le “diversita” e le ” difficoltà” della vita sono valore aggiunto perché in esse si trovano i “Punti di Unione” che creano FRATELLANZA  per ritrovare il valore del Bene Comune.
1. Tutto inizia da poco. Fidati di te e della Vita.
Frere Roger di Taizè iniziò il suo percorso seguendo un’intuizione semplice: vivere Cristo nella comunione e nella condivisione con altre persone; all’inizio con due-tre amici. Ospitava qualche fuggiasco ebreo e si nutrivano di minestre di ortiche. Chi l’avrebbe detto? Oggi Taizè è visitata da milioni di persone ogni anno.
Madre Teresa iniziò da sola seguendo la sua intuizione: era stanca di servire le nobili inglesi, lei voleva portare il suo amore a chi ne aveva realmente bisogno. Iniziò da sola. Chi l’avrebbe detto?
Lech Walesa seguì la sua intuizione per un lavoro più giusto per lui e per gli operai della sua fabbrica nei cantieri di Danzica. Chi l’avrebbe mai detto che da quell’episodio la Polonia si sarebbe affrancata dal comunismo?
Tutto inizia da poco. Tutto ciò che è grande un giorno fu piccolo.
2. Più si condivide e più le cose si moltiplicano. Più si mette insieme e più i miracoli s’avverano. Se ognuno fa la sua parte l’impossibile diventa possibile.
Mentre la società tende a dividerci sempre più, a privatizzarci, a singolarizzarci, noi abbiamo bisogno di metterci insieme, di aiutarci, di condividere, di offrire ciascuno ciò che può offrire.
C’è una storia africana che dice che un vecchio morente chiama la famiglia al suo capezzale. Da un bastone corto e robusto ai numerosi figli, mogli e parenti. “Rompete il bastone”, dice loro. E con un po’ di fatica tutti riescono a spezzarlo a metà. “Ecco come vanno le cose quando un’anima è sola, senza nessuno. E’ facile spezzarla”, dice il vecchio. Poi il vecchio dà un altro bastone a tutti i famigliari: “Ecco come vorrei che viveste dopo la mia dipartita. Riunite insieme tutti i bastoni e ora spezzate a metà il fascio”. Tutti ci provano e nessuno riesce a spezzare il fascio di bastoni. Siamo forti quando siamo uniti. Quando siamo uniti possiamo compiere l’impossibile.
Se condividiamo le nostre risorse, se le mettiamo in circolo, possiamo compiere miracoli. La condivisione di idee genera moltiplicazione di soluzioni. La condivisione delle nostre capacità genera la moltiplicazione delle iniziative. La condivisione dei sentimenti genera la moltiplicazione dell’unione.
Quante volte si sente dire: “Se non lo fanno gli altri, io non lo faccio”. Bravo! Dove vuoi che andiamo se tutti ragionano così? Quante volte si sente dire: “Chi fa da sé fa per tre”. Oppure: “Tutti pensano a sé”. Oppure: “Che lo facciano gli altri!”. Oppure: “Io non rischio per gli altri!”.
Non è meraviglioso il gesto di una Persona Ospite: “Io ho questo: può servire?”. “Io so fare questo, come posso essere utile?”. Metti a disposizione ciò che sei.
3. Accetta ciò che sei. Le parole centrali di questo vangelo “prese i pani, rese grazie e li distribuì”, le sentiamo ogni volta che andiamo all’eucarestia e per chi non crede rispondera’ Madre Terra e l’ Universo.
Sono poco, cinque pani e due pesci? Non importa; lo prendo e ringrazio per ciò che sono. Se amo il poco che sono accadrà il miracolo: sarà utile in maniera incredibile.
Sono poco se guardo a me o se accampo scuse. Sono moltissimo se guardo a Lui e credo in Lui, a Madre Terra, alle Leggi Naturali dell’ universo e in ME.
I discepoli non credevano nelle loro possibilità: di fronte a quella situazione e alla proposta di Gesù si saranno messi a ridere oppure avranno detto: “Ma dai, Gesù, non scherziamo!”.
Quante volte ti capita di non accettarti, di vederti con cinque pani e due pesci di fronte a cinquemila uomini. Allora inizi a dire: “Io non ho il suo talento; io non ho la sua forza; io non ho la sua volontà; io non ho la sua simpatia; io non ho la sua cultura; io non ho la sua esperienza; io non ho la sua fantasia; io non ho il suo dinamismo; io non ho le sue qualità”. E così invece di guardare a ciò che abbiamo passiamo tutto il tempo a vedere cos’hanno gli altri e a confrontarci. Ma il vero vincente non è colui che supera gli altri ma colui che supera se stesso.
Prendo ciò che sono e non dico: “E’ tanto, è poco, è niente, non sono capace” ma dico: “Io ho questo: accetto e amo questo”. E questo che sono lo metto a disposizione. Accadrà il miracolo.
Og Mandino, un grande scrittore americano, aveva un grande sogno: diventare scrittore. Ma, con pochi soldi e soprattutto con poca fiducia, abbandonò il suo sogno. D’altronde: “Io non sono nessuno”, si diceva spesso. Un giorno andò a comprarsi una pistola per uccidersi. Per fortuna che una voce dentro di sé, prima di farlo, gli sussurrò: “Perché non ti dai un’altra possibilità?”.
Lisa Bourbeau aveva il medesimo sogno. Quando ne parlò con gli insegnanti questi gli dissero: “Tu? Ma figuriamoci! Una scrittrice, tu? Con tutti gli errori di ortografia che fai? Ma dove vivi?”. E così, infatti, rinunciò al suo sogno. E quando arrivò il momento di scegliere una carriera, non osò nemmeno pensarci. Era convinta di non avere le doti necessarie.
Io ho bisogno di prendere quello che sono e di non pesarlo se è tanto o poco (“Quanto sono bravo? Sono più degli altri? Sono meno? Cosa sono rispetto agli altri?”) ma di fidarmi di ciò che sono.
Non giudico ciò che sono ma lo accetto, lo amo. Se inizio a chiedermi “quanto” allora come gli apostoli non potrò che dire: “Non è sufficiente”.
4. Accetta ciò che sei, anche se ti sembra poco, e si moltiplicherà.
Un ragazzo amava la danza. In una cultura maschile “pallonara” come la nostra veniva sempre preso in giro e chiamato “femminuccia”. Era sempre diviso tra seguire ciò che lui amava e il giudizio dei suoi amici. Adesso è un ballerino e la sua gioia fu enorme il giorno in cui alcuni compagni lo andarono a vedere in un’esibizione.
C’era un ragazzo un po’ bruttino e che tutte le ragazze evitavano. Non poteva accettare la cosa. Ma così facendo diventava scontroso e inavvicinabile. Trovò una compagna solo quando accettò che forse non era Tom Cruise ma che aveva tante altre qualità: sapeva amare, profondo, sensibile e creativo.
E’ difficile accettarsi, credere nel proprio valore, di essere una benedizione dopo certi fatti della vita. E’ difficile prendersi, amarsi, credere nel proprio valore dopo certe situazioni. E se non ci si ama non ci si “moltiplica”; non ci può essere allora felicità, pienezza, intensità.
Per non sentirci rifiutati, rifiutiamo gli altri o ci allontaniamo prima ancora di essere abbandonati. C’è una donna che dopo un po’ lascia tutti i suoi compagni adducendo pretesti banali. Siccome teme che siano loro a lasciarla (anche sua madre la lasciò al padre per andarsene con un altro uomo) per evitarsi questo dolore li lascia prima lei.
Per non evitare di essere criticati, non facciamo mai nulla oppure facciamo più del dovuto. C’è una persona che quando si parla non dice mai il suo pensiero ed è accomodante sempre e con tutti. A lei va sempre bene tutto: ha una paura folle che qualcuno le possa dire qualcosa. Siccome è stata molto giudicata da piccola adesso tenta di preservarsi in tutte le maniere. Un’altra che quando si va a mangiare a casa sua ti prepara ogni volta un pranzo di nozze. Teme che qualcuno non possa essere contento, che qualcuno la possa criticare.
Per non incontrare la nostra vulnerabilità ci occupiamo delle debolezze degli altri. Oppure per non incontrare il nostro senso di impotenza che ci portiamo dentro, vestiamo i panni del salvatore. C’è un uomo che si “disfa” per gli altri, che è sempre disponibile, che è vicino a chiunque soffre ma non sa riconoscere le paure che ha dentro, i suoi pianti e i disagi della sua famiglia.
Per non permettere a nessuno di avere potere su di noi, esercitiamo il controllo sugli altri e sulle situazioni. C’è una giovane moglie che controlla il marito in tutto: lo richiama su come mette i vestiti nel mobile, su come lascia la doccia, su come piega le lenzuola, su come prepara la tavola. Gli fa sentire chiaramente “chi comanda”, chi ha il potere in casa. E’ un modo con cui si difende. Da piccola, infatti, i suoi genitori esercitavano un controllo spietato su di lei e lei non vuole più soffrire così tanto ed essere gestita. Così, per sicurezza, per paura che riaccada, gestisce lei.
Allora come nel vangelo io vorrei prendere in mano i miei cinque pani, vorrei sentire il mio valore. Voglio avere il coraggio di dirmi: “Quello che sei va bene. Non importa cosa sei: quello che sei oggi va bene. Puoi dare e iniziare a distribuire, offrire, ciò che sei”. Se posso percepire quello che sono, se posso benedire ciò che sono, anche se all’inizio mi sembra poco e vorrei non vedermi così, scoprirò la grandezza di ciò che sono: è il miracolo della moltiplicazione.
Il finale del vangelo è stupendo: “Raccolsero e riempirono due canestri con i pezzi avanzati dei cinque pani”. Se ho il coraggio di accettarmi per quello che sono allora la mia vita sarà sovrabbondante, ricca, piena. Anche i discepoli non credettero a Gesù: “Con quello che c’è qui come può essere come tu dici?”. Eppure!
Se mi fido di ciò che sono scoprirò l’infinita ricchezza della mia vita. E’ un miracolo perché bisogna osare crederci. Chi vuole moltiplicare la vita (più soldi, più fama, più cose, più riconoscimenti) la dimezza. Chi accetta la vita la moltiplica.
Davide Destro
La Buona Comunicazione:
è un progetto autonomo per il cammino verso un Mondo Migliore e unisce un gruppo di bloggers che si ispirano alle linee giuda dell’ Associazione no – profit C.O.E.M.M. ( Maura Luperto Presidente e Maurizio Sarlo Segretario).
Info: www.coemm.org ( linkando www.coemm.org )
 

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