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Sette dì: Sussi e Biribissi

<<Guarda, prima che di subire un furto in casa, preferirei le corna.>>

Per parlare della cosa che mi ha colpito di più in questi ultimi sette giorni, devo fare un salto indietro di trentacinque anni, quando da giovane fidanzato, frequentavo una coppia di amici che, se fossero nati a Firenze, probabilmente si sarebbero sentiti dire: “Vu mi sembrahe Sussi e Biribissi!”. Sussi e Biribissi sono due personaggi nati dalla fantasia di Paolo Lorenzini, nipote del più famoso Carlo, i quali iconograficamente vicini a Gianni e Pinotto o a Stanlio e Ollio, a causa delle tante diversità che li separavano, in realtà si compensavano a vicenda, come ci ha raccontato lo scrittore nel libro, in cui narra un loro viaggio al centro della terra e che firmò, senza rispetto per il più famoso zio, come “Paolo Collodi nipote”.

Invece i miei amici “Sussi i Biribissi”, alias Fabio e Laura, pur presentando delle diversità quasi insostenibili, rappresentavano a pieno quell’Amore con la “A” maiuscola, fatta di attenzioni, presenza, complicità e anche “abbastanza rispetto”. Già, “abbastanza rispetto”, perché quello che mi sembrava un rispetto totale, grazie a qualcosa che ho saputo in questi giorni, si è dimostrato invece un totale fallimento.

Fabio e Laura si conoscono dall’asilo e il loro Amore è stato qualcosa di inciso nel loro DNA, che ancora oggi, nonostante gli eventi, probabilmente è un sentimento che provano in maniera indissolubile. Eppure, in settimana, ho scoperto che nonostante avessero una famiglia meravigliosa, dei figli stupendi, dei lavori che regalavano loro soddisfazioni professionali ed economiche, ma soprattutto che si amassero senza ombra di macchia, oggi non stanno però più insieme.

Ma cosa è successo a questi cari amici? Tutto parte proprio trentacinque anni fa, ad una sera in cui, insieme a tanti altri amici, facemmo il famoso gioco della bottiglia. <<Qual è la tua più grande paura?>> La bottiglia si ferma dinanzi a Laura, che ci pensa un attimo e poi risponde: <<Che mi rubano a casa!>>. Tutti noi presenti, da giovani spavaldi, abbiamo preso in giro Laura per quella paura, la quale, per descrivere questo suo timore, ha rafforzato la sua affermazione dicendo rivolta a Fabio: <<Guardate… Prima di un furto in casa, preferirei che lui mi facesse le corna!>>. Non vi dico le boutade che seguirono a quella sua affermazione, che poteva sembrare anche una battuta ironica, ma che nascondeva in sé, una grande paura di quella ragazza.

Quando nei giorni scorsi ho incontrato Fabio, mi ha raccontato che Laura più volte durante la loro vita in comune, gli aveva dimostrato di essere terrorizzata dal fatto che qualcuno potesse entrare in casa e mettere le mani nelle sue cose. Lui aveva sempre sminuito la cosa, rimandando continuamente le spese per mettere in sicurezza la loro bellissima villetta, ad un futuro prossimo, che in realtà non è mai arrivato.

Qualche anno fa, successe però l’imponderabile; una sera Fabio e Laura tornano a casa dal mare e trovano una finestra sfondata e la loro adorata dimora, completamente sottosopra. Il danno patrimoniale era stato elevato sia materialmente che moralmente, con la cassaforte che se n’era volata via, dal suo alloggiamento nel muro, con i tanti gioielli e i ricordi di famiglia e di una vita e con tutte le altre cose di valore, che erano sparite dalle varie stanze. Mentre Fabio cercava di mettersi in contatto con le forze dell’ordine, per denunciare l’accaduto, raggiunge Laura in camera da letto dei bambini e la trova paralizzata davanti al letto della loro bimba, che mostrava chiaramente i segni di qualcuno che vi si era sdraiato dentro, sotto le lenzuola.

<<Te lo avevo detto di fare qualcosa, perché questo non succedesse!>> Il volto di Laura, tirato per lo schifo nell’immaginare cosa potessero avere fatto quei visitatori indesiderati nella loro casa, nei loro letti e nelle loro biancherie, mostrava i primi segnali di una devastazione psichica subita dalla donna, la cui bocca, da quella sera, per settimane, non rivolse più parola a Fabio.

Il loro grande amore si era dissolto, svanito come il vapore di una pentola. All’inizio, come mi ha detto Fabio, lui aveva dato la responsabilità della cosa ad un’esagerazione di Laura, nell’affrontare questa drammatica esperienza, poi col tempo ha compreso che in realtà, l’errore più grande lo aveva commesso proprio lui, sottovalutando quello che avrebbe dovuto essere il suo “Rispetto della paura” di Laura, che dovrebbe essere sempre uno dei punti fondamentali di qualunque rapporto, che intercorra tra persone che tengono veramente gli uni agli altri. Sarebbe bastato che lui avesse ascoltato il grido inconscio di Laura e forse oggi la sua bella famiglia, sarebbe sempre un’icona da portare come esempio.

La loro esperienza, mi ha fatto pensare a tutti questi politicanti che ogni giorno vediamo in televisione, di ogni “razza e ideale”, che pur essendo a conoscenza delle difficoltà e delle paure di buona parte del popolo, si perdono in diatribe da teatro di Pulcinella, sottovalutando i timori e le paure di quel terzo della popolazione, che oggi vive al limite della povertà. La cosa che fa raccapricciare di più, è proprio la totale mancanza di “Rispetto della Paura”, che riscontriamo nelle loro azioni. Infatti, se da una parte si riempiono la bocca, rispondendo a parole alle tante richieste di sicurezza della cittadinanza, rispetto a quella sicurezza che vorrebbe dire guardare al domani con serenità, coi fatti poi se ne fregano altamente, troppo impegnati come sono, ad osservare esclusivamente le tabelle di calcolo delle proiezioni elettorali. A questi signori e a tutti coloro che oggi vorrebbero portare una ventata nuova nella politica nazionale, io chiedo di ascoltare le “paure del popolo”, di dare loro conforto e sicurezza sempre, affinché un domani si possa evitare di pensare, come mi ha raccontato in questi giorni Fabio, che sarebbe bastato quel piccolo sistema di sicurezza che non ha mai voluto installare, non ascoltando le paure della sua adorata Laura, per fare in modo che oggi la sua famiglia invece potesse essere ancora in piedi e felice.

Se non rispetti la mia paura e accetti che si manifesti realmente, la conclusione naturale sarà che per ogni altra mia paura, io non potrò più affidarmi a te e di conseguenza, quello che ci lega, svanirà come neve al sole.

Cari politici, pensateci, quando parlate di quei 18 milioni di italiani che oggi vivono al limite della povertà. Non sono solo una statistica nei vostri programmi elettorali, ma qualcosa che, per la loro paura, un giorno vi potrebbe cancellare dalla propria esistenza.

“Il nemico è la paura. Si pensa che sia l’odio; ma, è la paura”.

(Mahatma Gandhi)

Daniele Lama Trubiano 2019©

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