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Sette dì: “Il sette di briscola”

“La vita non consiste nell’avere buone carte, ma nel saper giocare bene quelle che si hanno.”  (Johs Billings)

Il sabato, come oramai avrete notato, parlo dell’argomento che mi ha colpito di più negli ultimi sette giorni e questa settimana, per farlo, devo necessariamente raccontarvi prima una storia.

“In un circolo di paese, quattro vecchi amici, oramai lontani da problemi di figli e di lavoro, stanno giocando a carte, davanti ad alcuni bicchieri di china. Giocano a briscola, un gioco antico come l’uomo, nel quale le carte che hai in mano ti possono fare vincere, soprattutto quando sai come usarle. Non basta infatti che “Fortuna” ti distribuisca un buon numero di “briscole” per aggiudicarti la partita, se poi non sai “vedere” e “sfruttare” le mani del gioco a tuo favore. Molti credono che pescare le carte punti che portano il seme della briscola, ovvero l’Asso, il Tre, il Regio, la Donna o il Fante, basti a vincere una partita mentre a volte, in realtà, la carta che risulta fondamentale per aggiudicarsi una partita, anche se di per se non varrebbe nulla come punti, è il “Sette”, che è la carta più alta sotto quelle che hanno un valore di punti, e con il quale si catturano tutte le briscole che stanno sotto. Durante l’ultima mano di una partita, giocare al momento giusto questa carta, permette di fare man bassa di tutti i “carichi” che sono rimasti nelle mani degli avversari o del nostro compagno. Ecco che siamo all’ultima mano della partita dei nostri anziani amici e il primo ha appena giocato una carta punti. Il secondo giocatore ha in mano il quattro ed il sette di briscola, mentre gli avversari hanno in mano ancora il cinque ed il sei di briscola.  Il vecchiettino pensa attentamente a cosa giocare e poi scarica il sette di briscola, che viene seguito da un liscio dell’avversario e da un asso del suo compagno.  A quel punto, le altre due mani vanno agli avversari, che si aggiudicano la partita, a causa della sua mossa azzardata”.

“Caro direttore, due giorni fa a Palazzo Chigi ho presentato il Piano nazionale per la sicurezza del territorio. Si tratta del più grande piano di messa in sicurezza, lotta al dissesto idrogeologico e prevenzione del nostro Paese, che per la prima volta ‘mette a sistema’, riportando a unità, una miriade di norme,

interventi e risorse che fino ad oggi risultavano sparse.”.

Inizia così la lettera che il nostro Premier ha scritto questa settimana al direttore di Repubblica, per spiegare quello che il suo Governo vuole fare per rilanciare l’Italia, dentro un programma di lavori che ha chiamato “Proteggitalia” e che considera “una vera e propria terapia del nostro territorio”.

Noi non vogliamo entrare nel merito di quello che è stato proposto dal Governo Conte, perché riteniamo che comunque questo Governo abbia un’anima talmente variopinta e soprattutto poco coesa su molti dei temi fondamentali di quel contratto di Governo che ha prodotto, che difficilmente potrà poi realizzare quello che si propone di fare, anche se fosse mosso da totale buona fede. Questo ce lo dirà solo il tempo e speriamo che l’azione di questo Governo ibrido, almeno non crei più danni, di quelli che già ci portiamo oggi sulle spalle. Quello di cui voglio parlare oggi invece è proprio della figura del presidente del consiglio Giuseppe Conte, verso il quale, non solo ci muove una grande simpatia umana, ma verso il quale abbiamo la netta sensazione che si tratti veramente di una persona perbene, che avrebbe potuto rappresentare davvero in modo degno la nostra Repubblica, in un altro contesto governativo.

Giuseppe Conte, oltre ad essere una persona preparata, culturalmente elevata e carica di quella dose di diplomazia che è fondamentale in quella politica con la “P” maiuscola, che noi consideriamo essere il fondamento di una vera democrazia, ha la dote di essere profondamente educato e rispettoso degli altri, anche quando viene attaccato o addirittura offeso, come è successo recentemente al Bruxelles, quando è stato tacciato di essere un “burattino”. Lui ha risposto in tono deciso, ma senza trascendere in parole o affermazioni che invece troppo spesso riempiono la bocca di tanti politici, che fanno invece della volgarità e dell’offesa altrui, le proprie armi di discussione politica o della battaglia informativa di molti mass-media.

Speriamo sinceramente che il Governo Conte riesca a raddrizzare un pochino l’Italia, anche se riteniamo che questo sia veramente difficoltoso, considerando che nella briscola che sta giocando il nostro Premier, vi sono assi, tre, regi, donne e fanti di briscola, che esulano totalmente dal suo controllo. Gli auguriamo comunque di riuscire nel suo intento, ma abbiamo la triste sensazione, che il suo essere “Sette di Briscola”, anche se giocando con acume avrebbe potuto essere una carta vincente della partita, alla fine potrebbe invece dimostrare che la sua carta è stata giocata inutilmente, sprecando una mano fondamentale della storia del nostro paese.

Questo però ce lo dirà solo il tempo che, come dice sempre Maurizio Sarlo, è sempre galantuomo.

“Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare”. (Ben Herbster)

Daniele Lama Trubiano 2019©

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