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Sette dì: “E se anche fosse?”

“L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità.” (Sir Winston Churchill)

La cosa che mi ha colpito di più in questi ultimi sette giorni è stata sicuramente la vicenda legata a quella adolescente svedese, che con un invito sui social network, ha radunato milioni di ragazzi in tutto il mondo, per protestare in quello che è stato definito il “Friday for future”, per la grave situazione climatica del nostro pianeta. Su Greta Thumberg, la ragazza che ha scatenato questo movimento pacifico di massa, si è detto tutto e il contrario di tutto, arrivando all’abominio di proporla addirittura per il premio “Nobel per la pace”. Parlo di abominio, perché ritengo che nessuna ragazzina dovrebbe portare addosso a sedici anni, una responsabilità come quella derivante da un premio Nobel, che non è proprio la medaglia di fine anno scolastico. Ritengo che quella ragazzina abbia il diritto di vivere la sua esistenza con quella leggiadria, che con questa sua battaglia, forse sta già inconsapevolmente cancellando. Lo dimostrano le decine di posizioni prese da illustri intellettuali, di ogni schieramento politico o filosofico, che sono corsi a spiegarci come tutto quello che è successo in questi giorni, sia o meno strumentalizzato ad hoc, per distrarre la masse, per lanciare il libro della madre o per mera sensibilità di questa simpatica ragazzina che, parlando della sua malattia, quella sindrome di Asperger che oggi colpisce una quantità mostruosa di bambini, ha semplicemente detto che lei “non parla poco, ma che parla solo quando ha qualcosa da dire”.

Probabilmente qualcuno ha tentato o tenterà di manipolare questa capacità indiscutibile di unire le folle di Greta, perché è bene non dimenticare mai che può essere stato tutto anche pianificato, ma se poi la tua faccia e le tue parole non creano movimento, non vai da nessuna parte, come sanno bene molti politici italiani, che credevano di avere in mano vittorie di massa, ma che poi si sono rivelate in grandi fallimenti, attraverso quelle piazze vuote che non sono riusciti a riempire. Lo stesso grandissimo Papa Giovanni Paolo II, uno dei massimi comunicatori della storia dell’uomo, che ha contribuito fattivamente a cambiare radicalmente il mondo, ha sempre riempito le piazze, come mi disse una volta un suo “dipendente”, ma fondamentalmente poi a svuotato le chiese.

E allora invece di stare a prendere posizione sul fatto che Greta sia o meno un burattino, un pupazzo nelle mani dei più diversificati potenti, poniamoci una domanda e agiamo di conseguenza: <<E anche se fosse?>>.

La storia ci insegna che chi ha avuto il coltello dalla parte del manico, usandolo poi in modo scriteriato, sottovalutando la pericolosità di quella lama, alla fine si è spesso tagliato da solo. Tanti anni fa, quando ero ragazzino, l’Afghanistan era impegnato in una guerra terribile con l’Unione Sovietica, che per molti è sembrata la ripetizione della guerra senza fine del Vietnam, con l’Impero Sovietico che non riusciva a sottomettere il piccolo stato asiatico. La “Leggenda” vuole che gli americani, per fare perdere quella guerra al nemico comunista, formarono un emiro yemenita che nel 1979 si uni alle forze dei Mujaheddin in Pakistan, per combattere contro i sovietici in Afghanistan. Quell’emiro, che portò in quella guerra grandi risorse umane ed economiche, avrebbe contribuito alla disfatta sovietica, arrivando poi a ottenere pieno potere su quelle zone, con grande soddisfazione americana. Era Osama Bin Laden che dopo pochi decenni avrebbe attaccato la stessa America, con uno degli atti terroristici più gravi della storia dell’umanità.

È chiaro che nessuno si augura che Greta diventi l’icona di movimenti violenti, che mirino a sovvertire l’ordine mondiale, ma se partendo da questi ragazzi e da coloro che hanno la specifica capacità di unire le masse, si sfruttasse questa azione per rigirare il coltello nelle mani dei potenti,

portando nelle piazze, non solo la questione climatica, ma anche la speculazione economica, lo sfruttamento dell’essere umano, il potere delle aziende farmaceutiche, quello delle multinazionali del petrolio e delle armi, ma soprattutto quella concezione di lavoro che oggi, anche nella nostra Italia, come ha detto recentemente un sindacalista, ha portato anche le persone che lavorano regolarmente, ad essere inserite nella categoria dei poveri.

Io credo che “anche se fosse”, che Greta sia una costruzione artificiale, questo ci deve dare l’input per creare nuove situazioni del genere, affinché il potere mondiale, possa perdere il controllo che oggi ha sulle masse, grazie a quel telefonino, a quella macchina, a quel profumo o a quell’alimento, che ci hanno fatto credere esserci diventati indispensabili.

Per parafrasare un noto slogan degli anni della vera protesta italiana, oggi urliamo tutti assieme: “10 – 100 – 1000 – Greta Thumberg” e siamo totalmente convinti che questa ragazzina, che forse combatte dentro di sé la battaglia più importante della sua vita, che meriterebbe già solo per questo quel grande rispetto, che nelle parole di molti, in questi giorni, non abbiamo sentito, sia riuscita a fare quello che ha fatto, non solo perché magari pilotata dagli adulti, ma più semplicemente perché questa opportunità che ha avuto, risponde esclusivamente ad un suo talento naturale: La capacità di comunicare.

“La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità.”  (Lucio Anneo Seneca)

Daniele Lama Trubiano 2019©

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