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Paroliamo: “Immagini che parlano”.

“Questo è un piccolo passo per un uomo ma un grande balzo per l’umanità”. (Neil Amstrong)

Avete mai pensato alla forza di una fotografia, a quanto possa dire un semplice scatto e quante parole possa contenere una semplice immagine. Ma vediamo alcune foto che hanno fatto la storia non solo della fotografia ma della stessa umanità.

Nell’agosto del 1885 un fotografo canadese, William Notman, scatta una fotografia a Toro Seduto e Buffalo Bill, mostrando al mondo un dualismo tra nativi e invasori, nei quale i primi sono oramai ridotti a mero arredamento delle foto-ricordo dell’uomo bianco. Quello scatto, che rappresenta a pieno l’arroganza degli uomini che arrivano ad utilizzare la pelle dell’orso, per il proprio egocentrismo, mostra nello sguardo assente perso nel vuoto del grande capo indiano, tutta la drammaticità di uno dei più grandi genocidi de lla storia umana.

Il 20 settembre 1932 Charles C. Ebbets un fotografo free lance, ha ritratto undici lavoratori che stanno mangiando seduti su una trave di acciaio a centinaia di metri sopra New York City. La foto conosciuta come “Resting on a Girder”, è stata fatta al 69esimo piano del Rockefeller Plaza, verso la fine dei lavori, mostra gli stessi operai sdraiati a riposare sulla trave.

Il 14 agosto del 1945 alle 17,51 Greta Zimmer Friedman ha da poco terminato di lavorare e scende in Time Square a New York per unirsi ai festeggiamenti che sono esplosi alla notizia della fine della II guerra mondiale. Improvvisamente le si avvicina George Mendonsa, un marinaio della marina militare americana che la prende tra le braccia e la bacia sulla bocca. Il fotografo Alfred Eisenstaedt presente alla scena immortala quel bacio che diventerà nel mondo, dopo la sua pubblicazione sulla rivista “Life”, l’immagine simbolo della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Sono le 12,30 del 22 novembre 1963 e nella Dealey Plaza a Dallas, un fotografo immortala Jacqueline Kennedy, che tenta disperatamente di recuperare una parte della materia grigia del marito John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, scaraventata sul cofano posteriore della limousine presidenziale, dal colpo di fucile esploso da Lee Harvey Oswald.

Era il 1968 e sul podio delle olimpiadi del Messico, Black Power Smith e Carlos salutano con il pugno alzato le pantere nere, denunciando a tutto il mondo quel razzismo legato al colore della pelle, che troppe volte ancora oggi ritroviamo nella nostra società.

Alle ore 02,56 del 21 luglio 1969 e Neil Amstrong scende la scaletta dell’Apollo 11 e primo uomo nella storia dell’umanità, poggia il suo piede sul suolo della luna. Credo che tutti ci siamo emozionati vedendo l’immagine dell’impronta dell’astronauta americano, impressa per sempre sul territorio lunare. Quell’immagine parla più di mille libri e racconta una storia nata con l’uomo e che risale alle fantasie di uomini come Lao Tze o Annassimene, che sognavano, nelle loro digressioni naturalistiche, di poter visitare il pianeta bianco. 

La mattina dell’8 giugno 1972 Kim Puch, una bambina vietnamita, ancora non sa che diventerà l’immagine simbolo della guerra più vigliacca che l’uomo moderno abbia mai combattuto. A pochi chilometri da Saigon, nella provincia di Trang Bang un bombardamento aereo con bombe al napalm la vede coinvolta ed il fotografo Nick Ut la immortala mentre fugge nuda terrorizzata. Kim Phuc aveva allora nove anni e sarebbe rimasta in coma per sei mesi per le conseguenze del napalm sul suo organismo. Oggi vive in Canada ed è ambasciatrice della pace per l’Unesco e dirigente una fondazione che raccoglie fondi in favore dei bambini vittime di guerra. La foto fu scattata da Nick Ut e gli valse il premio Pulitzer.

È una caldissima primavera del 1983, piena di sangue e morte che scorre nelle strade della Sicilia, quando per la prima volta un Papa si rivolge direttamente ai mafiosi. Il 9 maggio di quell’anno Giovanni Paolo II, in visita alla Valle dei Templi di Agrigento, gridò ai mafiosi: “Convertitevi”. La foto del Papa che urla a Cosa Nostra di Tornare sui suoi passi, rimane una delle immagini più forti di un Papa che ha cambiato la storia dell’umanità.

Jeff Widener della Associated Press è il fotografo che ha scattato una delle foto più famose della storia moderna. Il 5 giugno 1989, si trovava al sesto piano dell’hotel Pechino, quando riuscì ad immortalare un giovane cinese, rimasto sconosciuto, che in piazza Tienanmen si frappose davanti ad un carro armato nel tentativo di fermarne l’avanzata. Quell’immagine resterà a ricordo indelebile di una protesta giovanile degli studenti cinesi, repressa dal regime comunista nel sangue.

Chiaramente potremmo indicare almeno altre cento foto che hanno fatto la storia dell’uomo, ma il tema che abbiamo voluto trattare oggi, parlando di foto storiche, ci serve per ricordare la foto che è stata scattata il 2 dicembre 1991 e che racconta di un bacio tra uno dei più grandi immunologhi della storia ed una sieropositiva. Lei è Rosaria Iardino e lui è Fernando Aiuti uno dei più attivi ricercatori, grazie ai quali oggi abbiamo cure che possiamo utilizzare contro l’Hiv.  “Quel bacio provocatorio ma tenero al tempo stesso tra una giovane sieropositiva e il medico che la seguiva”, servì a dimostrare che “l’Hiv non si poteva contrarre con un bacio” e che dunque non c’era nulla da temere ad interagire con un malato di questa sindrome. Quel gesto di Aiuti contribuì a esorcizzare la paura irrazionale dell’Aids e a modificare completamente il rapporto di interazione tra malati e personale curante.

Ieri il dottor Fernando Aiuti, simbolo della lotta all’Aids, è deceduto all’età di 84 anni, cadendo dalle scale del policlinico Gemelli, probabilmente per un gesto volontario. Se veramente questo grande medico ha deciso di porre fine alla sua vita per qualche incomprensibile motivo, che lo ha portato a compiere questo insano gesto, forse non lo sapremo mai; noi oggi vogliamo ricordarlo attraverso quella meravigliosa foto, che parla più di mille trattati di psicologia, che forse ha contribuito a salvare la vita a milioni di persone.

R.I.P. Fernando Aiuti che almeno la terra di sia lieve.

“Il bacio che ho dato alla sieropositiva è servito a togliere dubbi a molte persone, ma non a tutti, visto che esistono ancora questi episodi di non conoscenza del problema. Ci sono ancora delle sacche di resistenza nel nostro paese, in cui le campagne informative del ministero, non faranno mai presa. La campagna di informazione, può infatti arrivare fino ad un certo punto, ma l’unica soluzione è fare conferenze nelle scuole, per i genitori, per gli insegnanti. Occorre far invitare i medici nelle scuole, perché si parli del problema, perché si chiarisca una volta per tutte che il test obbligatorio non serve a niente, né nella scuola, né nello sport. È necessario intervenire in maniera capillare in queste sacche di resistenza, chiedendo ai più scettici, quale sia il caso che loro conoscono di trasmissione casuale. In realtà non esistono casi di trasmissione al di fuori delle vie note. È più facile avere un incidente, come quello del treno di ieri, che contrarre l’aids frequentando un asilo.”  (Fernando Aiuti)

Daniele Lama Trubiano 2018©

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