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Fatti non foste… Piazza Grande

“Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è, sulle panchine in Piazza Grande”.

Se vi capita di recarvi a Bologna potreste incappare nella famosa panchina sulla quale, in piazza Maggiore o per meglio dire, come la chiamava lui, in “Piazza Grande”, si sedeva ad ammirare la sua città, a pochi passi da casa sua. Oggi una statua a grandezza naturale ricorda quelle soste di Lucio Dalla e chissà, se il grande autore bolognese potesse raccontare con una canzone, quello che vede adesso intorno a sé, cosa canterebbe. Forse ribadirebbe la bellezza di piazza Maggiore con la sua fontana del Nettuno, la maestosità delle torri degli Asinelli, l’austerità del palazzo Comunale e del cinquecentesco Palazzo dei Banchi. Ma forse si soffermerebbe a descriverebbe il fascino della Basilica di San Petronio o l’elegante palazzo del Podestà o magari, ci regalerebbe parole su quelle piccole trattorie, dove ancora oggi, a mano, antiche casalinghe preparano i famosi tortellini bolognesi. Io credo però, conoscendo la sensibilità di Lucio, che per questa Pasqua non ci parlerebbe di nulla di tutto questo, per invece raccontarci la sua Bologna con un’unica immagine relativa ad “Antonio”, un giovane vecchio italiano di 65 anni, che per portare qualcosa a casa per il pranzo di Pasqua, si è seduto su un piccolo sgabello in piazza Grande, proprio dove spesso si fermava il grande Lucio, con un cartello in mano, che descrive tutto ciò che forse Lucio non avrebbe mai voluto che succedesse in questa Italia e soprattutto nella sua dotta, rossa e grassa Bologna. Già così è conosciuta la città felsinea nel mondo: La Dotta per la presenza di una delle più antiche Università d’Italia, la Rossa per il colore che i tetti e le case danno alla città e la Grassa per la gustosa e sublime gastronomia. Ma Antonio tutte queste cose le ha dimenticate troppo impegnato com’è a recuperare qualche euro da portare alla sua famiglia per Pasqua e state sicuri che non c’è nessun “Santo in piazza Grande, che gli pagherà il pranzo pasquale”.  Così lui prova a guadagnare qualcosa, vendendo l’ultima cosa che gli è rimasta: la sua dignità.

Questa non è l’Italia che avrei voluto lasciare a mia figlia e forse Lucio, in quella triste sera in cui ci ha salutato, ha preferito andarsene da quella sua adorata piazza Grande, prima di vedere l’umiliazione dei suoi concittadini, costretti a vivere come gatti randagi, abbandonando la dotta, rossa e grassa bologna, quando ancora “i gatti non avevano padrone”.

“E se non ci sarà più gente come me, voglio morire in Piazza Grande, tra i gatti che non han padrone come me, attorno a me”.

Voglio ringraziare Massimo Max Gentilini, per averci regalato l’emozione della fotografia di “Antonio”, che anche se è un nome è di fantasia, ci deve fare ricordare tutti quegli uomini che per questa Pasqua, dormiranno all’aperto e magari adesso sono seduti con un cartello in mano, per chiedere un piccolo aiuto. Fermiamoci con loro e condividiamo un pochino di questa festa con questi meno fortunati, perché non dimentichiamo mai, che per quanto ci possiamo ritenere sfortunati, ci sono intorno tante persone che hanno meno di noi; sarà il nostro modo di dar loro una carezza, di pregare Dio affinchè li aiuti, soprattutto perchè non sempre hanno scelto quella vita che stanno facendo, come ci racconta la bellissima “Piazza Grande” di Lucio Dalla:

“A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io, avrei bisogno di pregare Dio, ma la mia vita non la cambierò mai, mai; a modo mio quel che sono l’ho voluto io”.

Daniele Lama Trubiano 2019©

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