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Etruria: Mons Ilex

“Un altro è di Montalcino, alto, svelto e duro come una torre della sua rocca. E stando egli in piedi con una berretta da podestà, scopro dietro di lui la cruda terra senese, vedo lo sfondo della Val d’Orcia mutula e severa, con le sue crete, con le sue rupi, con i suoi cerri”

In questa prosa di Gabriele D’Annunzio c’è rappresentata tutta l’essenza della Val D’Orcia, una delle zone toscane più belle in assoluto, che ci riporta direttamente a quegli etruschi di cui questa rubrica vuole essere messaggera, al fine di fare conoscere le peculiarità della regione Toscana. La Val d’Orcia è un’ampia valle del senese, che si trova nei pressi del Monte Amiata e confina con l’Umbria. È tagliata dal fiume Orcia che dà il nome alla vallata e si presenta intrisa di centri di origine medievale, con paesaggi e panorami mozzafiato, affogati da boschi di cipressi e lecci che ne sono la caratteristica principale.   

Tra le peculiarità di questa vallata, oltre alla bellezza dei luoghi, sicuramente i prodotti della agricoltura e della zootecnia, rivestono un ruolo fondamentale, grazie agli insaccati, i formaggi e l’ottimo vino, che qui vengono prodotti e che sono riconosciuti in tutto il mondo come eccellenze della produzione italiana. Ecco che allora grazie ai Pici, ai salumi di cinta senese, al pecorino di Pienza ma soprattutto grazie al Brunello di Montalcino, viene portata nel mondo la qualità della produzione DOC e DOP della Val d’Orcia.

Ed è proprio di Montalcino che voglio parlarvi oggi, un borgo medievale meraviglioso, completamente ristrutturato rispettando i canoni della costruzione originale, che ci permette di rituffarci in quella Toscana medievale, che Benigni e Troisi ci hanno raccontato nel meraviglioso film “Non ci resta che piangere”, nei panni del maestro Saverio e del bidello Mario. Montalcino è un borgo dove il nostro tempo si ferma, mentre magari assaporiamo un vassoio di salumi di cinta senese, accompagnati da un buon bicchiere di rosso o di Brunello di Montalcino, in una delle tante taverne che accolgono i turisti al loro arrivo.

Sull’origine del nome di Montalcino si trovano molte ipotesi, ma quella che ci intriga di più, fa derivare il toponimo da Mons Ilex, dal latino “mons” ovvero monte e “ilex” ovvero leccio, quindi tradotto in “monte dei lecci”, che effettivamente è una pianta assai diffusa nella zona, ed è rappresentata anche nello stemma cittadino. Con il trascorrere dei secoli il nome si sarebbe poi trasformato nell’attuale Montalcino.

Montalcino si estende in un sistema collinare con il centro del paese che sorge ad un’altitudine di 564, con alcuni rilievi leggermente più alti come il poggio Osticcio, il passo del Lume Spento e il poggio Civitella, dove troviamo ancora un’antica fortezza etrusca. Principale edificio religioso del comune è la concattedrale dell’arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, che è dedicata al santissimo Salvatore, ed è stata originariamente costruita nel XIV secolo anche se si presenta in stile neoclassico, per alcuni lavori di ristrutturazione che ha

subito nei primi anni del XIX secolo.

Il centro principale di Montalcino è la Piazza del Popolo dove sorge il palazzo comunale, detto anche “Palazzo dei Priori”, con la sua altissima torre medievale. Da

vedere assolutamente, vicino al palazzo comunale, “La Loggia”, una struttura rinascimentale con sei archi a tutto sesto.

Montalcino è circondata di un contrafforte di mura medievali costruite nel XIII secolo e nel punto più alto della collina che ingloba il paese, venne costruita nel 1361 la fortezza che ancora oggi si presenta in perfetto stato di conservazione. La fortezza ha una struttura pentagonale ed incorpora alcune delle preesistenti strutture, tra cui il mastio di Santo Martini, la torre di San Giovanni e un’antica basilica, adibita oggi a cappella del castello.

Se vi capita di arrivare in questo luogo dove il tempo si ferma, non perdete l’occasione di farvi sbroccare, da una delle tante osterie che troverete nel centro cittadino, un bicchiere di Brunello di Montalcino, un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) prodotto esclusivamente nel territorio del comune di Montalcino. Il Brunello di Montalcino, insieme al Barolo, sono considerati i vini rossi italiani dotati di maggiore longevità. In origine si credeva che Brunello fosse il tipo di vitigno utilizzato per la produzione dell’omonimo vino, invece una ricerca effettuata dalla commissione Ampelografica della provincia di Siena nel 1879, stabilì che il vitigno denominato “Brunello”, in realtà non fosse altro che vitigno Sangiovese. A seguito di tale ricerca, a Montalcino venne trasformata la definizione di Brunello, non più come vino prodotto con il vitigno di Brunello, ma bensì come vino prodotto in purezza da uve Sangiovese.

“La voglia di Brunello, quella, non passa mai. Il desiderio torna alla stessa velocità con cui si riempie il bicchiere”. (Saul Bellow)

Perciò se capitate in Toscana, non dovrà mancare nella vostra agenda dei luoghi da visitare, una puntata a Montalcino e, se avrete fortuna, potreste magari incontrare Mario e Saverio, intenti a pagare un fiorino, alle poste di guardia o a correre per le vie del paese in calzamaglia.

Ricordate di venire a Montalcino non da turisti…. Ma da ospiti dei Clemm della provincia di Siena.

Daniele Lama Trubiano 2018©

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