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Fatti non foste a viver come Ultrà

“Lo sport serio non ha nulla a che fare col fair play. È colmo di odio, gelosie, millanterie, indifferenza per ogni regola e piacere sadico nel vedere la violenza: in altre parole, è la guerra senza le sparatorie”. (George Orwell)

È una delle tante domeniche mattina italiane sature di calcio giovanile per tante famiglie. Mi trovo in una ridente cittadina della provincia pisana ad assistere ad una partita della categoria dei “giovanissimi” e in campo si sfidano la squadra ospite, che è in testa al campionato, con la squadra locale che viaggia tranquillamente a metà classifica. All’andata un ragazzino esuberante, che è il bomber della squadra prima in classifica, dopo avere segnato un goal, corse verso la gradinata arrampicandosi alla rete per esultare. Questo gesto i tifosi della squadra avversaria non glielo hanno perdonato e questa mattina non perdono occasione per fischiarlo o denigrarlo. Gli animi si iniziano ad accendere tra i familiari del ragazzino e i tifosi locali e la situazione precipita nel momento in cui il bomber salta due avversari come birilli, ed un genitore di un ragazzino della squadra avversaria, urla al proprio figlio: <<Spezzagli le gambe!>>.

Purtroppo le parole di George Orwell, con cui ho aperto questo articolo, raccontano terribilmente la realtà di quello che succede in molti campi del calcio giovanile e chiunque ha assistito ad una partita di quelle categorie, può testimoniare che le offese nei confronti degli arbitri, degli avversari o a volte addirittura nei confronti del proprio allenatore, non sono un’eccezione, ma sono purtroppo spesso la normalità.

Io stesso mi trovai quella domenica in quella cittadina della provincia pisana, ad assistere ad una mega rissa tra i supporter del ragazzino- bomber e i tifosi locali, con i giovani calciatori in campo fermi a guardare terrorizzati quello che stava succedendo sugli spalti. Purtroppo è innegabile che il calcio, lo sport su cui si regge l’economia italiana, è terribilmente malato e rappresenta a pieno quella perdita di valori che possiamo ritrovare nella vita di tutti i giorni.

Ecco che in queste ore ci giunge notizia del primo accordo quadro con una Squadra di Calcio Dilettanti, con il quale prende vita materialmente il Progetto nel Progetto: “Il Calcio è Vita”. Si tratta della Società Porto Recanati, che quest’anno compie i suoi primi cento anni di attività e che attualmente è rappresentata da ben quattordici squadre, iscritte ai campionati che vanno dal settore giovanile fino all’Eccellenza e che ha deciso di aderire al progetto presieduto dalla Presidente di Coemm Maura Luperto. Come molti di voi oramai sanno, il progetto “Il Calcio e Vita”, ideato da Coemm, prevede che ogni iscritto a quelle società di calcio dilettantistico, che decideranno di seguire il progetto ideato da Maurizio Sarlo, potrà usufruire del MCS lasciando una parte dell’importo erogato alla società di cui fa parte. Di quei famosi millecinquecento euro di cui sara composto il “microcredito”, la maggior parte resteranno al socio della società, mentre 200 euro andranno ai dirigenti dell’associazione dilettantistica calcistica, per le spese di gestione e sostentamento della società.

Sicuramente questa cosa porterà dei grandi benefici a queste associazioni, soprattutto per quanto attiene l’aspetto economico, ma noi vorremmo però fare notare, quale grande impatto etico invece avrà l’adesione al progetto da parte delle stesse. Nel momento in cui una associazione decidesse di seguire il progetto Coemm con le sue quattro regole, come per prima ha fatto la società Porto Recanati, queste dovranno indiscutibilmente mettere in pratica tutte quelle misure che possano fare si che il regolamento di Coemm, venga profuso e stimolato, in primis fra i propri rappresentanti e poi tra i genitori dei ragazzi. Questo porterà ad un nuovo modo di porsi alle manifestazioni calcistiche di tutti quei supporter, che fino ad oggi si sono posti allo sport come ultrà dei propri ragazzini, trasformandoli in tifosi dello sport-calcio in generale. Siamo convinti che questa potrebbe essere già una prima fase di quel cambiamento di paradigma che potrebbe portare la nostra società verso un rapporto totale di inclusione tra le parti, dove sui campi di calcio giovanili prima, ma di conseguenza poi in quelli professionisti e quindi nella vita di tutti i giorni, si andrà a porsi a favore di qualcuno, invece di fare come oggi, dove ci si pone sempre e solo contro gli altri.

“Il Calcio è Vita” nel momento in cui dovesse prendere veramente piede, porterà una ventata completamente nuova nei confronti dei rapporti interpersonali, sia che si tratti di sport, sia che si tratti di viabilità, di code alle poste o di acquisizione di posti di lavoro, che siano sempre e solo intrisi di una visione etica, meritocratica e di rispetto da parte di tutti.

Questa idea di Maurizio Sarlo, che forse è sottovalutata dai più, in realtà potrebbe dimostrarsi uno tsunami culturale e sociale, che potrebbe cambiare davvero il rapporto tra i componenti della nostra società. Se io insegno ai ragazzi l’Etica, il Rispetto dell’avversario, l’Altruismo, la Buona Comunicazione, oltre all’importanza del concetto di sconfitta, vista però come crescita personale e non come pubblico ludibrio, credo che già dai prossimi anni potremmo sconfiggere anche quei cori vigliacchi che ancora oggi sentiamo dentro gli stadi italiani.

E allora se è vero come crediamo che il “Calcio è Vita”, iniziamo a cambiare questo sport, per poi cambiare il paradigma che governa questa nostra società malata. Smettiamo di pretendere sempre e comunque la vittoria, ma soprattutto impariamo a fare buon uso, di quello che abbiamo e per cui abbiamo la possibilità di lottare.

“Color che sanno vincere sono molto più numerosi di quelli che sanno fare buon uso della loro vittoria”. (Polibio)

Daniele Lama Trubiano 2018©

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