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Venerdì di Passione… “Cuor non si scorda”.

“Ogni anziano che muore è paragonabile ad una biblioteca che brucia.”  (Amadou Hampaté Ba)

Tra le perdite di valori di questa società, sicuramente una di quelle che spicca di più agli occhi, è la mancanza di rispetto e di contatto verso gli anziani. La televisione ci riporta costantemente episodi di violenze subite da esseri umani oramai non più indipendenti, che dovrebbero essere maneggiati come cristalli, ma che invece sono spesso strapazzati come sacchi di patate. Ma senza arrivare a questi eccessi, noi stessi quante volte ci rendiamo responsabili di atti di “menefreghismo” nei confronti degli anziani. Alla posta, in banca o alle casse dei supermercati, quante volte capita che notiamo dietro di noi un anziano magari claudicante, che a causa dello stress e dei tempi che abbiamo composto alla nostra vita, facciamo finta di non vedere nel timore di doverli fare passare avanti. E poi sui mezzi pubblici, quante volte vi sarà capitato di vedere anziani in piedi, magari con pesanti borse della spesa e giovani o ragazzi seduti ad ascoltare musica nel loro avveniristici cellulari, spesso regalo proprio di quei nonni che sovente ricordano di avere solo quando esce il nuovo modello di smartphone.

Quante volte vi sarà capitato poi di vedere nipoti che mandano a quel paese i nonni o che comunque si rivolgono a loro con toni irrispettosi o spesso denigratori. Purtroppo, questa società definita civile, basata più sull’avere che sull’essere, tra i valori che ha distrutto è cancellato, ha messo al bando quelli che riguardano il giusto riconoscimento per chi ci ha preceduto e che probabilmente se ne andrà prima di noi. Dal giorno dopo in cui queste persone che ci hanno ricoperto di amore, saranno poi partite per il loro ultimo viaggio, solo allora tanti comprenderanno l’importanza di quella presenza che non c’è più e rimpiangeranno “le parole che non ti ho detto”.

Sono passati 33 anni da quell’ultimo 21 dicembre in cui vidi mia nonna, eppure non è passato un giorno, nel quale almeno una volta il mio pensiero non sia andato a lei. Mi ha accompagnato nella fanciullezza regalandomi complimenti e affetto ed anche negli ultimi suoi quattordici anni, quando una malattia l’aveva inchiodata ad una sedia a rotelle, nella quasi totale incapacità di muoversi e parlare, ogni volta che l’andavo a trovare, continuava ad accarezzarmi con quel braccio sinistro, scampato alla distruzione motoria che l’aveva colpita, proferendo un improbabile “poccale, poccale”, tanto incomprensibile ai miei orecchi, quanto incredibilmente chiaro al mio cuore. Ancora oggi, se chiudo gli occhi e rimango in silenzio, riesco nitidamente a sentire, nell’eco dei ricordi della mia mente, la voce sofferente di nonna Assunta, che continua a regalarmi il suo affettuoso “poccale”.

Se vogliamo davvero creare una nuova società è imprescindibile non partire dai “nostri vecchi” e soprattutto dal riscoprire quella grande Passione mirata ad un loro giusto riconoscimento per la loro importanza e presenza. Dobbiamo impegnarci per fare capire alle nuove generazioni, che un anziano è un dono che abbiamo ricevuto e non un problema per l’INPS da dover superare. Se vogliamo creare un Mondo Migliore dobbiamo ritornare ad una società, nella quale le parole degli anziani tornino ad essere considerate come un’ultima ratio regum, proprio per quella veste morale regale legata all’esperienza, alla sapienza ed alla saggezza di chi è nato ed ha vissuto prima di noi.  

E allora ciao nonna Assunta, in questo mesto anniversario ti voglio ricordare per tutto quello che mi hai lasciato e mi sembra di rivedere quel freddo 21 dicembre del 1985, quando entrando nella tua ultima alcova, ti vidi finalmente serena e distesa, dopo anni di dolori e sofferenze. Un giorno, ripensando a quella triste scena, la penna si è messa a raccontare quell’emozione, nella quale realizzavo che non ti avrei mai più rivisto, ma con la consapevolezza che il mio cuore non si sarebbe mai scordato di te.

Cuor non si scorda

Ti guardo sconfitto coperta da velo,

in viso la luce vibrante di cero,

a render omaggio terreno da figli,

a mater familias avvolta dai gigli.

 

Infine sorridi dei tanti tuoi grami,

il sonno divino ti ha libero i rami,

che hai avuto reclusi su tetro girello,

da quando vil sangue ti avvolse il cervello.

 

Sei stata incompresa, dai più non capita,

in cuore mio sempre la musa adorata,

a cui il mio ricordo tutt’oggi ritorna,

per nonna dolcissima, che cuor non si scorda.

Buone feste a tutti coloro che ogni giorno dedicano un po’ del loro tempo per gratificare gli anziani, per aiutare una signora ad attraversare la strada o per dare un colpo di telefono alla nonna. E soprattutto buon Natale a voi anziani, di ogni ordine e grado, che probabilmente sognavate di lasciarci un Mondo Migliore di questo, come racconta la sofferenza di tutte le rughe scolpite nei vostri volti e che noi, egoisticamente, non abbiamo saputo massaggiare e ammorbidire. Buone Feste a tutti e se avete la possibilità, bussate a quella vicina anziana e chiedetele se ha bisogno di qualcosa, sarà un Natale migliore per lei e soprattutto per Voi.

Daniele Lama Trubiano 2018©

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