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Sette dì: “Uomini guasti”

“Non si può parlare di maltrattamenti domestici se la vittima non versa in «uno stato di prostrazione fisica e morale”.

Questa settimana la notizia che mi ha colpito di più, arriva dal Tribunale di Torino, dove è stata emessa una sentenza con la quale è stato assolto un uomo di 41 anni accusato di violenze domestiche ai danni della moglie. I legali dell’uomo hanno ribadito in aula che «Non c’è collegamento tra i referti medici portati dall’accusa e le liti o le presunte aggressioni» e incredibilmente la quinta sezione penale, nonostante l’uomo fosse accusato di ripetute violenze e lesioni nei confronti della moglie, che aveva dovuto fare ricorso alle cure del pronto soccorso per ben nove volte in otto anni, ha accolto incredibilmente la tesi della difesa, emettendo una sentenza che ha lasciato i presenti interdetti:  «Dall’esame della persona offesa e dei testi non è emersa una situazione tale da cagionare un disagio continuo e incompatibile con le normali condizioni di vita».

La donna aveva dichiarato che alcuni dei referti che ha presentato, dai quali si evince una frattura del setto nasale e una costola incrinata, anche se lei in sede di denuncia aveva omesso di dire che era stato il marito per paura di ritorsioni da parte dello stesso, nella realtà erano relativi a lesioniche le erano state provocate dal marito, nel corso di discussioni familiari. In merito a questi episodi il Tribunale non ha ritenuto attendibili i fatti ed ha stabilito che «non tutti gli episodi sono riconducibili ad aggressioni da parte dell’imputato».

Non vogliamo parlare della parte maschile questa volta, visto che abbiamo affrontato più volte l’argomento violenza sulle donne, bensì di quella femminile. Quanto accaduto a Torino deve convincere tutte le donne, che non possono più permettersi di coprire la violenza dei propri partner, perché tali comportamenti un giorno, potrebbero rovesciarglisi contro. Vi sono donne che perdonano, che negano o addirittura che giustificano le violenze subite, pensando di essersele andate a cercare. La maggior parte delle donne che subisce violenze riconduce quegli atti dei propri mariti a gesti di amore, a forme di attenzione. Ma cosa c’entra l’amore con tutto questo?

È incredibile ma alcune donne non si accorgono, o fanno finta di non vedere, che la persona con la quale hanno scelto di comune accordo di percorrere un percorso di vita comune, basato sull’amore e sul rispetto reciproco, quella stessa persona che ogni mattina prima di andare al lavoro le accarezza e le bacia, sia in realtà un moderno Barbablù, che non ha nulla a che vedere con l’uomo che dovrebbe amarle.

Oggi soprattutto noi maschietti, abbiamo il dovere morale, di tutelare tutte le donne ed in particolare quelle che subiscono giornalmente violenze domestiche. Dobbiamo cercare di aiutarle a capire che quel brutto livido sotto l’occhio, quei graffi e quelle costole rotte, non possono e non devono essere giustificati come conseguenze di sbadataggine, ma devono trovare contezza in chi ha la responsabilità di averli provocati. Non si può più accettare che una donna per paura, timore, ignoranza o solitudine, continui a vivere una vita intera, subendo minacce, violenze, coprendo il proprio aguzzino.

La sentenza del Tribunale di Torino, per quanto assurda possa sembrare, in realtà potrebbe dare l’aire per iniziare un percorso di consapevolezza nelle donne, che devono dal primo schiaffo, dalla prima minaccia, ma anche dalla prima violenza psicologica, mettere un paletto legale al comportamento di questi uomini frustrati e psicologicamente “GUASTI”, per fare in modo che i precedenti di queste persone siano chiari e limpidi e non si possa più andare incontro a sentenze, nelle quali i comportamenti violenti tra le mura domestiche, non possano essere dimostrati. Vi ricordate quando eravamo bambini? La notte, al buio, che paura che avevamo a guardare sotto il letto? Beh donna, sappi che “non c’è nessun mostro sotto il letto, ma spesso il mostro però dorme accanto a te”.

Mi auguro che quanto prima tra i CFP dedicati possa nascere un Clemm che si occupi anche di violenze domestiche, che non siano solo quelle subite dalle mogli, ma che riguardino anche quelle che interessano i figli, sia per quanto attiene alle botte ricevute, sia per quanto riguarda le molestie. A tutti gli ometti che pensano di poter dimostrare la loro virilità, picchiando una figlia o una moglie, li invitiamo poi a fermarsi e a cambiare questo modo troglodita di vedere il rapporto familiare, che dimostra solo quanto vigliacchi possano essere questi comportamenti e chi li mette in pratica.

“Il colore dell’Amore è rosso passione e non viola tumefatto! (Itscetty Twitter)

Daniele Lama Trubiano 2018©

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