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Sette dì: “L’uovo”

“Oggi sarà un giorno importante: approveremo le misure più qualificanti dal punto di vista politico e sociale della nostra attività di governo”. (Giuseppe Conte Presidente del Consiglio italiano)

Era il 1984 e mi trovavo a Roma per le selezioni per entrare nella Polizia di Stato. Sognavo di diventare un grande investigatore e alla fine ci sarei anche riuscito. Speravo di andarmene un giorno, percorrendo il tappeto bordeaux con al braccio il mio orologio di commiato. Purtroppo, il destino e la mia scelleratezza, non mi permetteranno di realizzare questa parte del mio sogno. Ma se torno a quel dicembre del 1984 e ripenso a quei giorni a Roma da aspirante poliziotto, arrivato da una piccola cittadina della Toscana nella quale ci conoscevamo praticamente tutti, l’essere catapultato in quella metropoli mi ha sconvolto notevolmente. La particolarità della mia Lucca, piccola cittadina nella quale si viveva come in un gran paese e dove tutti più o meno stavano discretamente, paragonato a quello che trovai fuori dalla stazione Termini, nel percorso che mi portava a piedi a Castro Pretorio, mi mostrò una realtà che assolutamente non conoscevo e che mi lasciò interdetto.

Ero da poco uscito dalla stazione quando su un marciapiedi incontrai un barbone che stava rovistando in un cassonetto dei rifiuti. Lo vidi sorridere mentre tirava fuori un uovo che aveva trovato in un sacchetto. Mi bloccai, immobile sul marciapiedi a guardare quell’uomo, che avrà avuto più o meno sessant’anni, con il cappotto lacero, grigio come i suoi capelli e quella barba trascurata, che gli nascondevano il volto, che spuntava da un vecchio cappello di lana. Rimasi alcuni secondi a guardarlo chiedendomi ingenuamente cosa potesse fare con quell’uovo. Non riuscivo a capire cosa stesse facendo, ma soprattutto il mio cervello si rifiutava di mettere a fuoco la dura e cruda verità.

L’uomo prese un sasso in terra e bucò l’estremità dell’uovo e poi lo bevette. Subito dopo se ne andò, non prima di essersi fermato a guardare in un cestino dei rifiuti attaccato ad un cartello. Sono passati quasi quaranta anni, eppure quella scena l’ho ancora impressa nella mente. Non avrei mai pensato che immagini del genere sarebbero diventate una consuetudine alla quale la gente non avrebbe fatto più nemmeno caso. Oggi capita sempre più spesso di trovare anziani che rovistano nei rifiuti e nelle cassette degli scarti fuori dai negozi di alimentari o dei fruttivendoli, nell’indifferenza generale.

Questa settimana la notizia che mi ha colpito di più, è stata l’emanazione del famoso decretone con il quale, tra l’altro, sono stati programmati la famosa “Quota 100” e soprattutto il “Reddito di cittadinanza”.  Soprattutto il secondo punto, che dovrebbe vedere la luce dal prossimo mese di aprile, diventa qualcosa di fondamentale, non tanto per questo Governo, che magari alla fine non lo attuerà nemmeno o che comunque lo attuerà in modo totalmente differente da quello che aveva proposto in campagna elettorale. La struttura di questa legge presenta tante falle che dovranno essere assestate in corso d’opera e magari la mancanza di fondi, potrebbe rendere questa misura anche a tempo determinato. Ma la cosa fondamentale di questo punto, è che finalmente lo Stato, perché quando andiamo ad analizzare le misure attuate dal Governo stiamo verificando in realtà l’attività dello Stato, ha deciso di rendersi consapevole che ci sono degli italiani, almeno 5 milioni, che ogni giorno rovistano nell’immondizia e negli scarti dell’altrui benessere, per cercare qualcosa da mangiare. Queste persone sono anche quelle che fanno la fila negli androni delle associazioni cattoliche per un sacchetto di spesa alimentare, o quelle che si recano nelle mense dei poveri per prendere un pasto caldo per i propri familiari. Questi espedienti sono le nuove uova raccolte dagli scarti di una società, che produce più di quello di cui avrebbe bisogno e che riesce comunque ad avere al suo interno degli indigenti. Perciò ben venga il reddito di cittadinanza, finalmente inteso non come una nuova forma di assistenzialismo, bensì come una misura di rispetto verso la dignità delle persone.

Quando poi il progetto per un mondo migliore, dimostrerà che la società del futuro, potrà andare oltre il reddito di cittadinanza, come misura per affrontare la povertà di una parte della popolazione, realizzando quel reddito di dignità che diventerà l’esempio per garantire a tutti i minimi servizi essenziali, buttando le basi per una nuova società basata sul benessere, allora forse davvero il nuovo umanesimo si aprirà al nostro orizzonte.

Mi auguro che nel mio futuro non ci siano più persone che abbiano la necessità di cercare un uovo nell’immondizia, lottando ogni giorno contro quel senso della vita che troppe volte risulta a loro incomprensibile, mentre per chi non ha bisogno di quella lotta, resterà sempre qualcosa di sconosciuto.

“Solo i poveri conoscono il significato della vita; chi ha soldi e sicurezza può soltanto tirare a indovinare”. (Charles Bukowski)

Daniele Lama Trubiano 2018©

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