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Paroliamo: Prosochì

“Le persone sono così stupide. Nessuno legge più, nessuno esce e guarda ed esplora la società e la cultura in cui è cresciuto. Le persone hanno un’attenzione di cinque secondi e la stessa profondità di un bicchiere d’acqua”.

Sono oramai tre anni che il Duca ci ha lasciato, eppure le parole di David Bowie pesano tuttora come dei macigni, rispetto all’assurdità della società in cui viviamo. Rimaniamo incantati per ore ad ascoltare persone che urlano il loro finto sapere, tacciandolo di una verità assoluta, ma non siamo poi in grado di ascoltare le verità esistenziali, di chi ci chiede solo cinque minuti del nostro tempo. Anche le poche volte che poi ci disponiamo all’altro, spesso non lo facciamo con l’intento di comprendere le vere difficoltà delle persone che abbiamo davanti, ma più miseramente per convincerle della bontà delle nostre considerazioni.

È come se qualcuno ci venisse a dire che ha fame e noi rispondessimo che lo comprendiamo bene, perché fino a poco prima di mangiare, avevamo fame anche noi.  Il progetto che seguiamo, pone alla sua base una visione altruista del rapporto dei componenti della società che vorrebbe creare e tale cambiamento di paradigma, diventa ancora più utopistico, nell’ottica dell’attuale sistema, nel quale è inutile negarlo, siamo di fronte all’esaltazione di una cultura ego-centrica, nella quale l’Io è sempre e comunque la cosa più importante da affermare.

Abbiamo perso completamente il gusto di condividere le altrui difficoltà e, badate bene, non parlo solo di quelle materiali, bensì soprattutto delle difficoltà psicologiche. Quanto tempo è che non chiedete a qualcuno <<Come stai? Come Va? Che ti succede?>>. Questo semplice modo di interagire, ha dentro di se la parte più nobile dell’altruismo, perché non ci poniamo all’altro presentando una semplice soluzione al suo problema o una confutazione delle sue parole, ma stiamo cercando di creare un’interazione meramente altruistica, con la quale “stiamo dicendo” alla persona che abbiamo davanti: <<Eccomi, ci sono, hai tutta la mia attenzione>>.

I greci la chiamavano “προσοχή – prosochì” ed era la predisposizione e concedere totalmente il proprio tempo all’altro. Semplicemente voleva dire dare “Attenzione” a qualcuno. Era considerata una nobile arte, della quale però abbiamo perso completamente il senso. Oggi anche quei pochi che riescono a regalare la propria attenzione a qualcuno, spesso lo fanno con il timer in mano, perdendo quasi da subito, la concentrazione verso l’ascoltare, limitandoci a sentire quello che sta dicendo. Invece credo che sia bellissimo ascoltare una persona che ci espone un problema, una sofferenza, un racconto o anche più semplicemente una sua posizione, che possa anche essere totalmente differente dalla nostra. E ancora più bello e fare in modo che quella persona possa esternare quella sua posizione, senza interruzioni o nostri interventi, che indiscutibilmente sposterebbero o devierebbero, il senso di ciò che il nostro interlocutore ci vuole dire. Sarà al termine delle sue parole, che potremo concordare o confutare quello che ci è stato detto, con la certezza però, di avere regalato alla persona che abbiamo davanti, tutta l’Attenzione che merita. Non è solo buona educazione ascoltare senza interrompere, ma è anche fondamentalmente l’unico modo, per potere fare esprimere delle posizioni, senza “l’inquinamento” di chi sta ascoltando.  E allora riscopriamo il gusto di chiedere alle persone che incontriamo: <<Come stai? Come Va? Che ti succede?>>, con la consapevolezza però, che poi dobbiamo veramente trovare la voglia di ascoltare le loro risposte. Se impariamo a farlo, la nostra vita cambierà radicalmente e inizieremo davvero a sentirci parte di un tutto, dove “Prosochì” sarà qualcosa di meraviglioso che doniamo agli altri e non come adesso, una probabile scocciatura. Ricordiamoci sempre che abbiamo due orecchie ed una sola bocca e credo che non sia una cosa casuale.

“Nel momento in cui finalmente diamo attenzione a ogni cosa, anche un filo d’erba può diventare un misterioso, fantastico, indescrivibile magnifico mondo a sé”. (Henry Miller)

Daniele Lama Trubiano 2019©

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