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CINQUE DOMANDE A… Luca Simionato

Quarto appuntamento con le interviste alle colonne di Coemm o dei Clemm; oggi chiudiamo il cerchio dei conduttori della “WebTV” intervistando Luca Simionato.

Luca nasce a Noale nel 1968 e la sua vita ha ruotato spesso intorno ad un Pc. Ha svolto il servizio di leva negli Alpini e questa cosa gli conferisce quella tranquillità tipica delle “penne nere”, per le quali tutto può essere affrontato con calma e decisione. È segretario dei segretari dei Clemm e in Coemm ha creato e gestisce molta della parte tecnologica relativa alla struttura informatica del progetto di Maurizio Sarlo. Con Rossella Casellato e Giancarlo Cozzutto ha inaugurato e sta portando avanti, anche il progetto di “WebTv” di Coemm che è alla base della Buona Comunicazione, tanto auspicata da Maurizio Sarlo. Quello che ci ha colpito di Luca, oltre ad una schiettezza fuori dal comune, è il suo amore per il progetto ideato da Maurizio Sarlo e la passione che mette in tutto quello che fa.

 

  1. Chi è Luca Simionato?

Luca Simionato è semplicemente un uomo con il suo vissuto e le sue esperienze. Imprenditore fino al 2011 nel settore del legno, dapprima negli imballaggi e poi nelle costruzioni, ho sempre colto le sfide, che io amo definire opportunità, lavorando sia in Italia che all’estero. Ho attraversato anche fasi non proprio “leggere”, come la crisi che ha investito il settore edilizio; attualmente lavoro come direttore tecnico commerciale presso un’azienda di Villorba (TV). Sempre impegnato anche in ambiti sociali nel comune di Zero Branco (TV), dove ho vissuto fino al 2016, ho svolto attività politica con il ruolo di segreteria di circolo per un partito, nel mio comune, sin dall’età di 23 anni. Segretario di un’associazione di imprenditori denominata “Macro Impresa”, occasione per creare insieme ad alcuni amici, in veste di co-redattore, un giornalino locale dal nome “Zerotino”. Ma non redigevo molti articoli, perché, quando scrivevo qualche articolo, ad esempio sui vigili urbani rischiavo la querela, o almeno così ritenevano i miei amici.

Comunque il giornalino è arrivato ad avere una tiratura fino a 5.000 copie gratuite che venivano distribuite in tutto il territorio comunale, casa per casa e anche nei dintorni. Ho fatto parte del consiglio direttivo dell’associazione degli Alpini, con 180 iscritti circa, dopo aver ovviamente svolto il servizio militare come Alpino nell’87. Il mio intento è sempre stato rivolto all’aiutare e quando potevo ho sponsorizzato le attività nel mio comune e dintorni, comprese quelle svolte dalla pro-loco. Sono ancora in uso le 32 casette da giardino che sono utilizzate per i mercatini di natale e la struttura del bar della nota “Sagra del Peperone” di Zero Branco, divenuta ormai fiera.

Ho cercato di essere altrettanto attivo anche in ambito sportivo. Ho giocato, o meglio, fino a un po’ di chilogrammi fa, ho praticato la pallavolo, da agonista e poi amatorialmente, per poi divenire il presidente dell’associazione sportiva ZeroVolley gestendo circa 160 atlete/i. Successivamente mi sono dato alla velocità, sempre in modo amatoriale: mi divertiva parecchio andare in pista con la moto. E anche in quell’ambito fu creata un’associazione denominata “Imega team”, da Imega, che in dialetto Veneto significa lumaca. Dopo alcuni anni di attività, o meglio, lo ammetto, dopo alcune cadute, mi sono dato alla subacquea, uno sport che mi ha fatto scoprire la natura nella sua interezza e nelle sue innumerevoli sfaccettature. Ho avuto modo di vivere anche un’esperienza nel mondo della politica amministrativa attiva, come assessore all’urbanistica ed alle attività produttive. Frequentando quel “mondo” si arriva a capire e a vedere le cose da punti di vista diversi e, nonostante la buona volontà, la coerenza e coscienza, non sempre si riscontrano sistemi che siano sinonimo di meritocrazia. Pertanto, volendo fermamente rimanere fedele a ciò che sono, dopo un paio d’anni sono riuscito a farmi congedare per “troppa coerenza”, soprattutto per il bisogno di rispettare quel programma che ci aveva fatto vincere le elezioni comunali.

 

2) Come ha conosciuto Maurizio Sarlo e perché ha deciso di aderire a Coemm & Clemm?

 

Zero Branco è un paesino piccolo con circa 11.260 abitanti su un territorio di 26 km² circa, quindi è naturale conoscersi un po’ tutti, e si tiene conto anche del ceppo da cui una persona proviene, compresi i soprannomi e altro. Conoscevo quindi Dante Alessandrini, o meglio lui mi conosceva fin da bambino e conosceva i miei genitori e probabilmente anche mio nonno, Simionato Ettore, soprannominato “Colonnello Zara” e questo nickname vi dice tutto.

L’otto settembre 2015 (data ormai famosa per i capitani del Veneto), Dante, insieme al suo amico Cozzutto, conobbero Sarlo e lo incontrarono in quel di Noale. Dante è un uomo genuino, si entusiasma facilmente e ha in sé il valore dell’amicizia. È un uomo che ha il coraggio di fidarsi, soprattutto del suo intuito e come dice lui stesso, del progetto inizialmente non ci ha capito granché, ma gli piaceva l’idea dei “1.500”. E fu così che iniziò a contattarmi insistentemente, fino ad incontrarci. Ricordo ancora che venne da me, aprì il suo quadernone a quadretti e mi spiegò a suo modo l’idea dei 1500, per poi invitarmi ad una serata al Fassinaro, Trattoria in quel di Trebaseleghe (PD). In quell’occasione conobbi Sarlo. Inizialmente non capii benissimo l’idea 3000 sta a 1500, (nella fase embrionale si spiegava così il progetto), ma capii da subito la parte politica e sociale del progetto, per cui compresi che i 1500 per me rappresentavano sicuramente il “come”, anche se il vero “cuore” del progetto COEMM sta proprio in un nuovo umanesimo. Mi colpì la fede con cui Maurizio Sarlo espose il progetto, sfidando le vere utopie che oggi si manifestano quotidianamente; sfidando le catene invisibili che ci mettono da appena nati, marchiandoci con un codice fiscale che altro non fa che renderci partecipi di un debito pubblico di cui non possiamo di certo essere responsabili fin dal primo vagito.

Maurizio esprime quella stessa fede che si può vedere, anche fisicamente, osservando un fiume. Un fiume che nasce da una sorgente e va al mare, con fiducia incondizionata; infatti se un fiume incontra una buca, grande o piccola che sia, forma un lago e poi va al mare, così come se incontra un monte ci gira intorno e nuovamente scorre verso il mare: è una fede inarrestabile come inarrestabile è l’acqua del fiume! In quella fase della mia vita, avevo davvero bisogno di tornare a credere in qualcosa, per cui il progetto COEMM rappresentò e rappresenta per me una forma di rinascita, di candela accesa che tiene viva la speranza ed è un motivo di vita. Pertanto, mi sento di affermare, che in qualche modo ho già vinto: attraverso questo progetto sono tornato a vivere, a credere in me stesso, a essere di nuovo tutto ciò che le regole di questo stato avevano ucciso in me, dignità compresa. Quindi, cautamente ma implacabilmente, ho cominciato a seguire il progetto in tutte le sue sfumature con la fede che solo un fiume sa trasmettere. Mi permetto di far osservare che, dopo alcune “colonne cadute”, fui io a suggerire il nome dei “plinti”: una colonna senza plinto è un albero senza radice, la colonna è ciò che si vede, ma la stabilità la crea ciò che non si vede ma si può solo percepire, e sta nella radice e o nel plinto per le costruzioni.

 

3) Lei è una delle colonne informatiche di Coemm e dei Clemm. Ha praticamente da solo creato e attivato la parte di tutti i data base collegati al progetto di Maurizio Sarlo. Cosa comporta per lei materialmente questo impegno nel progetto?

 

Non è così, intanto amo pensare più al plinto che alla colonna e poi non sono io da solo ad aver creato. Io ho semplicemente raccolto un’eredità che potremmo definire non proprio funzionale e grazie alla fiducia che anche Giancarlo e Rossella hanno riposto in me (non da meno Maurizio ovviamente), sono riuscito a costruire un team di collaboratori che ha permesso di ottenere i risultati che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Tanti amici, che si nascondono dietro le quinte e che fanno volontariamente un lavoro immane. Spesso penso al fatto che lavorano o meglio prestano il loro tempo volontariamente anche più di me. Io so di essere un punto fermo per loro e quindi li ringrazio per la fiducia e stima che mi hanno saputo dimostrare, ma li ringrazio perché loro sono soprattutto un vero esempio di umiltà, costanza e di capacità di donare il loro, senza chiedere nulla in cambio; sono un simbolo per chi si avvicina a questo progetto. Non mi sembra opportuno nominarli qui, perché stiamo parlando di tutti i segretari, il team della “WebTV”, il team dei 21 del “DBManager”, la gestione delle e-mail, inizialmente la creazione delle prime chat in Telegram, l’incredibile team del Veneto. Basti pensare che io non ho più toccato un file del veneto dal gennaio 2016, quindi direi persone capaci che mi hanno insegnato tantissimo. Riesco quindi a portare avanti questo impegno con serenità, grazie a tutte queste persone. Inoltre tutto questo comporta una crescita personale continua, il poter esprimere le mie virtù, lo stimolo nel vedere sempre le soluzioni più che i problemi. Significa sentirsi gratificati grazie a tutti coloro che incontro, gratitudine che va condivisa ovviamente con i miei più stretti collaboratori sopra citati.

 

4) Insieme a Giancarlo Cozzutto e a Rossella Casellato, portate avanti la “Web Tv di Coemm”. Rossella Casellato, nella sua intervista le ha attribuito l’idea della nascita di questa trasmissione. Ritiene di avere ottenuto quello che si era prefisso con questo appuntamento e soprattutto, alla luce degli ormai prossimi avvenimenti, che sicuramente daranno una forte accelerata alla progettualità di Coemm, ritiene che potrebbe diventare un appuntamento più frequente?

 

Amo pensare alla meritocrazia, come ad un valore. Per cui va detto che l’idea della “WebTV” nasce dapprima da un’esigenza di comunicare in modo univoco con tutti i referenti, 23 Regionali, 357 provinciali fino ad arrivare ai referenti comunali. Ed ecco che grazie al progetto incontriamo Antonio Piccoli Luis, che ci propone l’idea di fare dei filmati da mettere on-line, visibili solo attraverso accreditamenti con e-mail specifica. Poi, anche un po’ giocando, come nascono solitamente le migliori idee, parte la puntata Zero, una puntata di prova che hanno visto in pochi collaboratori, ma che più che un “webinar interattivo”, aveva il sapore della TV in diretta. La “WebTV” nasce anche nel rispetto delle logistiche possibili, quindi nasce vicino a casa, a Conegliano, si è sviluppata grazie ai conduttori volontari, che devo dire hanno delle qualità incredibili. Ci sono stati dei momenti di notevole difficoltà: si andava in onda senza sapere quali sarebbero stati i contenuti. Ma Rossella e Giancarlo riescono a parlare del progetto Coemm con un amore straordinario, anche nelle circostanze più complicate, che scoraggerebbero chiunque. Sono conduttori eccellenti, non recitano un copione, ma esprimono quello che sono in quel momento, questo è il vero valore. L’idea della TV era già inclusa nel progetto, era prevista anche da Maurizio. Noi semplicemente abbiamo deciso di fare la prova e da lì è stato un appassionarsi di alcuni capitani, ed ora lo staff della “WebTV” conta circa 12 persone ed è attivo e aggiungerei con soddisfazione. Per il futuro si è ipotizzato di raddoppiare gli appuntamenti, fare il primo ed il terzo lunedì “TGCoemm” e magari per il secondo e quarto lunedì del mese dare il via a “SPAZIO ai CTS”. Certo è che quando ci saranno le giuste risorse, diverrà una vera TV. Per il momento invitiamo tutti a “spolliciare” (mettere il mi piace) sui vari video nel canale “Clemm meeting 1”, che ora si chiama anche “Coemm & Clemm TV”.

 

5) Oltre che al suo impegno per la parte informatica di Coemm, lei è anche capitano di un Clemm e un grande comunicatore. Ma per Luca, cosa rappresenta il “Salotto solidale” e soprattutto cosa pensa dei tanti comunicatori che il movimento sta creando con i Blog?

 

Io ti ringrazio per il “grande” comunicatore, ma credo che la buona comunicazione cominci dall’ascolto e o dal lettore, per cui se tu oggi mi definisci così credo che il merito vada a chi mi ascolta o mi legge. Ritengo che la comunicazione oggi sia cambiata. Vi sono parecchi formatori in merito alla comunicazione “commerciale”, che danno i giusti consigli, tono, volume, postura, copertura della platea con lo sguardo orientato dall’altra parte rispetto a dove sei posizionato con il corpo, le giuste parole e magari anche un abbigliamento consono; a me invece viene in mente il testo di una canzone cattolica riferita ad un passo del vangelo: “Salì sopra il monte e cominciò a parlare” dando vita alle Beatitudini! Ecco quel “signore” non portava la giacca o la cravatta, aveva una toga, non aveva l’amplificazione e/o il super microfono. Aveva due sole cose: la prima è il silenzio di chi lo ascoltava, perché era un uomo vero cui non serviva un testo scritto o una comunicazione ipnotica come si riscontra ancora oggi in politica. La seconda, il suo essere semplicemente sincero. Oggi le persone questo concetto lo capiscono e non ascoltano più soltanto le parole ma anche percepiscono la frequenza del cuore. Ho avuto l’occasione di condividere il palco con Sarlo e lo ringrazio perché mi ha sempre lasciato libero di esprimermi e consentendomi così di funzionare al meglio. Ricordo una delle mie prime volte, in cui presentai il progetto nel Padovano e in prima fila c’erano la Presidente Maura, il Vice Presidente Bacchin e pure il Segretario Generale del COEMM Maurizio. Immaginate l’emozione: Presi un misero sei e mezzo; ma da lì imparai a spiegare il progetto sentendomi un “uomo progetto”, quindi autentico.

In merito al salotto direi che è il vero segreto del progetto. È un momento in cui le persone tornano a parlarsi, a confrontarsi, danno corpo alla loro voce abbassando quella della TV. Ci sono numerose persone che hanno ricominciato a dialogare, ad aiutarsi semplicemente perché si sono conosciute ed hanno cominciato a vedere le cose da altri punti di vista, sentendosi considerate nell’esprimere il loro pensiero. Per me è anche un modo per mantenere il contatto con la “base”, quelle persone che ti raccontano davvero come vivono la loro vita quotidiana. Pertanto non importa se sei al coordinamento nazionale o hai altri ruoli importanti, il confronto con il tuo salotto, con gli amici ti tiene connesso alla vita vera. Gli attuali politici non vedono le verità che gli Italiani vivono quotidianamente, quindi tendono a rimanere distanti dai veri problemi e dai veri miracoli vissuti dalle persone. Anche chi si propone con i migliori intenti, allontanandosi dal quotidiano per accedere ad una vita con più agi e privilegi, si avvelena, diventa cieco e si addormenta cullato dai nuovi falsi valori dati dalle comodità e dall’accondiscendenza di alcune persone vicine; d’altro canto credo che la malattia di questi popoli moderni sia l’acquiescenza (condiscendenza più o meno palese, remissività) che è peggio della rassegnazione. Per cui il salotto è il vero fulcro del cambiamento, se vogliamo cambiare un popolo, dobbiamo farlo partendo da sé come dice il mio amico Fincati e soprattutto dobbiamo cominciare dalla cultura delle persone che ne fanno parte, il resto vien da sé.

I blog, penso siano una cosa positiva, come per le chat, un modo per fare sentire la propria voce in modo incondizionato. So che alcuni non sono d’accordo, ed io ascolto e sorrido, ormai siamo più di 100.000 persone per cui è inevitabile ci siano anche alcuni messaggi non sempre costruttivi perché alimentati dal bisogno di controllo di coloro che nelle fasi di cambiamento, si ergono a difensori saggi del progetto. La verità è che un capitano comincia un percorso, ed è attraverso questo percorso che comincia a maturare e comprendere la via che viene indicata attraverso il progetto. È chiamato ad evolvere, a maturare, quindi di fronte alle “polemichette” che ogni tanto vengono poste alla nostra attenzione sorrido; primo perché c’è un capitano che si è accorto che c’è qualcosa che non va e non lo accetta, secondo perché chi si impone non viene sempre ben accolto; e questo è il sintomo che il progetto funziona e le persone stanno acquisendo consapevolezza anche attraverso queste scaramucce che infondo consentono di riflettere a beneficio del cambiamento.

 Sta a Voi capitani imparare ad essere, a discernere e a sostenere, divenendo così veri attori e capaci consumATTORI, rivelando anche le vie più oneste di una nuova Economia Etica. Mi congedo con un grazie, grazie, grazie, ricordandovi che solo insieme faremo la differenza.

Buon Mondo Migliore

Daniele Lama Trubiano 2017©

 

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