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Venerdì di Passione… La finestra sul cortile

“Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella “zona grigia” in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva”. (Rita Levi-Montalcini)

<<New York anni ‘50; Jeff Jeffries è un famoso fotoreporter che a causa di un incidente sul lavoro è costretto su una sedia a rotelle. Per superare la noia provocata dalla sua forzata inattività, dalla finestra del suo appartamento, inizia ad osservare con un binocolo e con il teleobiettivo della sua macchina fotografica, gli abitanti del suo quartiere, i quali, a causa di una grande afa, tengono giorno e notte le finestre spalancate. Jeff trascorre le sue giornate tra le pressioni della ricca fidanzata Lisa, che lo vorrebbe sposare, le discussioni con l’infermiera Stella e una sorta di voyeurismo nei confronti degli abitanti del suo cortile. Jeff nel mezzo di una notte torrida, viene svegliato da un urlo di una donna e da quel momento inizia a sospettare che nell’appartamento dei Thorwald, si sia verificato un delitto e che il marito abbia ucciso la moglie e abbia fatto a pezzi il suo corpo per farlo sparire. Jeff inizia così un’indagine osservativa sui movimenti che avvengono in quell’appartamento, per tentare di scoprire quale sia la verità, rendendosi però perfettamente conto che la sua immobilità forzata, comunque non gli permetterà di approfondire questa sua drammatica intuizione>>.

È la trama del capolavoro di Alfred Hitchcook “La finestra sul cortile”, un film del 1954, che ci ha regalato l’interpretazione maestosa di Grace Kelly, nei panni della ricca ragazza Lisa e di James Stewart in quelli del fotoreporter Jeff Jeffries, ed è tuttora considerato uno tra i cinquanta film americani più belli di sempre.

Quante volte ci capita di avere la sensazione che la nostra vita la stiamo osservando da una finestra su un cortile, nel quale altri decidono cosa fare del loro e del nostro futuro. La politica, le istituzioni, la società, l’economia, il lavoro e la famiglia, quanti sono i soggetti che hanno una prima parola sulle decisioni che coinvolgono le nostre esistenze, senza che noi possiamo intervenire per dare un corso diverso agli eventi? Per quanto cerchiamo di gestire la nostra vita, di renderla positiva, di fare quelle cose che ci potrebbero portare serenità, puntualmente l’essere parte di un tutto nel quale l’Uomo è un complemento e non il soggetto principale, ci riporta ad una drammatica realtà, nella quale ci ritroviamo affacciati ad una “finestra sul cortile della vita”, dalla quale i nostri tentativi di modificare ciò che ci circonda, risultano non solo vani, ma anche totalmente trasparenti agli altri. Ecco che tutta la “Passione” che mettiamo per cambiare questo mondo, spesso rimbalza su muri di gomma costruiti ad arte da chi intende pilotare le nostre esistenze, senza che le nostre vere esigenze vengano mai prese in considerazione, costringendoci a non poter intervenire, bloccati come siamo su sedie a rotelle, inchiodate da pressioni psicologiche, che nascono da bisogni effimeri che ci vengono continuamente inculcati.

E molti di noi su quelle sedie rimarranno sconfitti e convinti che quella sia l’unica nostra possibile esistenza, senza nemmeno mai provare a mettere in dubbio il fatto che forse vi possa essere un’altra possibilità di vivere questa breve vita terrena. Come Jeff ci siamo convinti che non potremo mai approfondire il nostro cammino, proprio per il fatto di essere “immobilizzati” sulle nostre metaforiche sedie a rotelle. In realtà, proprio quel film del grandissimo Hitchcook, ci regala invece un finale che ci insegna una cosa fondamentale. Forse è vero che la nostra immobilità ci limita lo spazio in cui possiamo esprimere la nostra ricchezza interiore e la voglia di migliorare la nostra esistenza, ma Jeff ad un certo punto del film, per potere cambiare il paradigma del film che lo vedeva limitato nei movimenti, coinvolge Lisa e Stella nella sua indagine fotografica, facendole diventare le sue braccia e le sue gambe fuori dal suo appartamento, per addivenire alla soluzione di quell’enigma, che alla fine lo porterà a dimostrare che le sue teorie sul signor Thorwald erano fondate e che effettivamente aveva ucciso la moglie e dissezionato il cadavere.

Il nostro essere affacciati alla “finestra sul cortile”, non potrà mai essere cambiato fino al momento in cui non comprenderemo l’importanza di cercare quel cambiamento insieme agli altri. La nostra società, la nostra esistenza è stata impostata da chi ha il potere di farlo, non sull’importanza dell’Uno, ma sulla creazione di tanti Uno, divisi e solitari. Nasce da un’antica concettualità basata sul “Divide et Impera” e soltanto mettendo insieme la forza e la ricchezza di ogni singolo elemento di cui è composta la società in cui viviamo, potremo davvero realizzare quanto stiamo sprecando della nostra vita e sperare di cambiare il paradigma che ci attanaglia alle nostre sedie a rotelle, espellendo contestualmente dai nostri cortili, quelle forze che fino ad oggi ci hanno tarpato le ali.

<<Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare>>. (Ben Herbster)

Daniele Lama Trubiano 2018©

 

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