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Fatti non foste a viver da seduti

<<Tu vedi lunge gli uliveti grigi, che vaporano il viso ai poggi, o Serchio, e la città dall’arborato cerchio, ove dorme la donna del Guinigi>>.

Così descrive la città di Lucca Gabriele D’annunzio nell’Elettra e a chiunque sia capitato di arrivare in questa meravigliosa cittadina, da sempre considerata la perla bianca della Toscana per le sue profonde radici Cattoliche, certamente sarà successo di rimanere incantato a guardare le mura medievali che la cingono. Proprio su quelle mura, ogni persona che vi sale, può effettuare una delle attività più emozionanti che si possano fare nella vita: Stare seduti sulle panchine a guardare il panorama senza fare nulla. Se la sera vi sedete su una panchina sopra il Baluardo di San Paolino, guardando in direzione del mare, il sole che scompare lentamente dietro i monti pisani, vi regalerà delle emozioni incredibili e vi potrebbe anche capitare di vedere passare il Vate, intento a scrivere la sua prosa, dedicata alla città della famiglia Guinigi.

Chi mi segue da tre anni, oramai ha imparato che quando devo raccontare qualcosa, mi piace inventare una favola o una storia, che possa aiutare il lettore a capire quello che voglio dire. Per parlare dell’argomento di oggi ho deciso di scrivere la storia del “Bosco di Re Ale”.

“C’era una volta un regno circondato da un grande bosco, nel quale gli animali selvatici che vi vivevano, erano la portata principale delle tavole imbandite, che venivano preparate per il Re Ale. La loro caccia era consentita solo ai cacciatori del Re, ma siccome il Regno non era un luogo felice, perché molti sudditi pativano la fame e vivevano di stenti, tra di loro si era sviluppata la caccia notturna di bracconaggio, al punto che gli animali erano stati quasi decimati. Il Ciambellano di corte Sir Sciocco, aveva provato di tutto, pressato dal Re che vedeva scarseggiare la selvaggina sulla sua tavola, senza ottenere alcun risultato. Un giorno a Sir Sciocco, dopo aver ricevuto un ultimatum da Re Ale per risolvere definitivamente questo problema, balenò in mente un’idea. Alcuni giorni dopo, si presentò soddisfatto dal Re, convinto di avere risolto definitamente la questione: <<Sire, finalmente posso annunciarle che abbiamo finalmente superato il problema del bracconaggio nel bosco>>. Un sorriso sul volto del Re fece capire al ciambellano di avere soddisfatto il sovrano e i complimenti ricevuti, furono la conferma della soddisfazione del Re Ale. Mentre il Ciambellano si stava ritirando il Re lo fermò: <<E dimmi Ciambellano, per curiosità, come hai risolto il problema?>>. Sir Sciocco si voltò entusiasta verso il sovrano, con uno sguardo che lasciava intendere chiaramente la grandezza dell’idea che aveva avuto. <<Ecco Sire, noi non avevamo abbastanza guardie per controllare tutto il bosco e prevenire così il bracconaggio. Allora ho pensato che l’unica soluzione, fosse quella di togliere il bosco e così ho fatto tagliare tutti gli alberi>>. Non vi racconto la fine che fece il Ciambellano, ma negli anni successivi gli alberi sono ricresciuti rigogliosi nel bosco di quel Regno e qualcuno ancora oggi, nelle serate di luna piena, asserisce di avere visto proprio in quel bosco, il corpo senza testa di Sir Sciocco, che correva dietro ai bracconieri, per farli desistere dal loro intento.

A Pisa nei giorni scorsi l’Amministrazione Comunale ha rimosso le panchine che si trovavano davanti alla Stazione ferroviaria, all’interno di alcune operazioni di riqualificazione e rimessa in sicurezza delle piazze del centro storico. La misura è stata necessaria al fine di prevenire lo stazionamento di Barboni e spacciatori che approfittando di quelle sedute, organizzavano le loro attività illecite oppure vi si stravaccavano per potere riposare. Io non so quale potesse essere la soluzione a tale problematica, sicuramente deleteria per l’immagine della città Alfea, credo però che togliendo le panchine, quegli spacciatori e quei Clochard, non siano scomparsi ma si siano semplicemente spostati da qualche altra parte.

Questo descrive bene il modo di fare politica di tante nostre amministrazioni, che invece di affrontare il problema alla radice, lo spostano in un posto meno visibile, anche a costo di mettere in difficoltà anziani o persone invalide, che su quelle panchine magari potevano passare le loro giornate. A Pisa negli ultimi mesi, oltre alla rimozione delle panchine alla stazione, sono state prese altre misure che vietano di sedersi sugli scalini in centro storico, allo scopo dichiarato di prevenire il fenomeno della movida notturna, che vede migliaia di giovani stravaccati in terra, nei pressi dei grandi monumenti cittadini, per trascorrere convivialmente tutti assieme soprattutto le ore notturne. Noi non abbiamo la soluzione a questi problemi, ma però siamo certi che non è con i divieti ma bensì con la prevenzione, che si possano risolvere tante delle problematiche, che invece puntualmente le amministrazioni cercano di risolvere con la spada.

Se i ragazzi sono costretti a stare in terra seduti in centro per parlare, suonare o confrontarsi, è perché fondamentalmente mancano degli spazi organizzati gratuiti, dove questi possano ritrovarsi. Se gli spacciatori si ritrovano alle panchine della stazione per vendere la loro morte, la colpa non è delle panchine, ma di una legislazione e di una normativa esecutiva, che non è in grado di prevenire queste situazioni. Se su quella panchine potevamo vedere dei barboni che dormivano, è perché questa società ha fatto in modo che molti Esseri Umani, alla soglia della terza età, oggi si sono ritrovati senza più nulla, senza

speranza e da oggi a Pisa, anche senza panchine.

Non so quale potesse essere la soluzione che i Ciambellani che governano Pisa, avrebbero potuto attuare, che non fosse quella della rimozione delle panchine alla stazione, ma devo ammettere che osservando Pisa oggi, mi accorgo tristemente, che intorno alla città della Torre Pendente, non c’è più nemmeno un bosco.

“Nulla al mondo è più pericoloso che un’ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa.” (Martin Luther King)

Daniele Lama Trubiano 2019©

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