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Eticrazia…  Al voto, al voto!

“Il popolo non elegge chi lo cura, ma chi lo droga”. (Nicolás Gómez Dávila)

Al voto, al voto! In queste giornate ferragostiane, i mass media ci stanno inondando di proclami di politici agguerriti, i quali, dopo avere acceso la miccia della crisi di governo, adesso gridano alla necessità di andare in tempi brevi alle elezioni. Purtroppo per loro e per i loro sostenitori, si tratta però solo di proclami e, visto che abbiamo deciso di fornire sempre e comunque una buona comunicazione, vediamo in realtà come stanno le cose. Intanto è bene non sottovalutare l’iter del pensionamento dei nostri “cari” parlamentari, che prevede almeno il completamento del quarto anno di legislatura, per maturare il diritto alla pensione da parlamentare ex vitalizio. Considerato che quasi due terzi dei parlamentari sono di prima nomina, mi spiegate perché dovrebbero accettare di andare a votare perdendo questo diritto divino, a loro attribuito per diritto di voto?

In realtà la questione stavolta è ben differente dalle altre crisi ed esula anche dalla pensione dei parlamentari, perché questa crisi di Governo non nasce da uno spaccamento di una maggioranza elettiva, ma da una coalizione creatasi in seno al parlamento solo dopo le elezioni. Infatti dopo le politiche del marzo dello scorso anno, Di Maio, come rappresentante del Movimento Cinque Stelle, ovvero la forza politica che ha ottenuto il consenso elettorale più ampio, ha iniziato, su invito del presidente della repubblica, una “pseudo consultazione parlamentare”, che lo ha visto alla fine giungere ad un contratto di governo con la Lega di Salvini, ed alla conseguente nascita del governo Conte. Questa coalizione ha governato fino ad oggi, proprio in ottemperanza di quel potere legislativo riconosciuto alla maggioranza di governo nella nostra Repubblica parlamentare. Ma per comprendere questo passo, che diventa fondamentale per capire le vicende politiche che andremo ad affrontare, bisogna prima spiegare cosa sia una Repubblica Parlamentare: La R.P. è una forma di governo, in cui la rappresentanza democratica della volontà popolare è affidata, tipicamente tramite elezioni politiche, al Parlamento e ai suoi membri che, in quanto tale, elegge con modalità differenti sia il Governo che il presidente della repubblica.

Questo passaggio è fondamentale perché va a ridimensionare se non a cancellare completamente  la richiesta di “Al voto, al voto”, che sentiamo blaterare in questi giorni. Uso il termine “blaterare” perché è questo che si sta verificando: Parole gettate al vento della pancia della gente senza nessun riscontro costituzionale. Una Repubblica parlamentare infatti non si governa con i proclami, con le ipotetiche alleanze future e nemmeno con i sondaggi elettorali. L’Italia ad oggi, si Governa solo ed esclusivamente con l’appoggio del Parlamento; non conta se il popolo poi potrebbe essere totalmente a favore o contrario a quella forza o a quell’altra coalizione, se puo avere inviso un candidato o adorarne un altro. Solo il presidente della Repubblica può decidere il da farsi e prima di sciogliere le camere e indire nuove elezioni, ha l’obbligo di provare a costruire un nuovo governo istituzionale o politico che sia, verificando che vi siano i presupposti fiduciari parlamentari per realizzarlo.

Quando oggi sentiamo dire “che nessuno deve provare a fare guazzabugli per creare un governo, differente da quello che vuole la volontà popolare”, scusate il termine, ma si dice una emerita minchiata, semplicemente perché se anche si dovesse andare a creare un nuovo Governo, con forze politiche che non si sono presentate insieme alle ultime elezioni, come è successo peraltro dopo le elezioni di marzo del 2018, non si farebbe altro che ribadire la forma parlamentare della nostra democrazia. Il popolo poi sarà chiamato a dire la sua, solo alla fine della legislatura oppure nel momento in cui il presidente della repubblica non riuscisse a creare un governo, anche di transizione. Fino ad allora però gli unici voti che contano per la fiducia di un qualunque governo, sono quelli che si ottengono in parlamento.

Chiaramente noi non propendiamo per nessuna di queste fazioni, in quanto speriamo di riuscire almeno stavolta, nel momento in cui andremo a votare nuovamente, di avere una rappresentanza politica reale e funzionale sul territorio, che possa portare avanti il progetto che stiamo seguendo da quattro anni, come sta tentando di fare il PVU e Maurizio Sarlo. Siamo peraltro convinti che non si andrà a votare prima della fine del 2022, al termine del 4° anno di legislatura e addirittura siamo portati a pensare che il nostro caro Salvini, nelle prossime settimane, rendendosi conto della sciocchezza che ha fatto sfiduciando il governo Conte, pur di non consegnare l’Italia e quel gruzzolo di voti che ha maturato ad una nuova coalizione Giallo-Rosa (in realtà sarebbe giallo-rossa, ma di rosso in quella fazione politica oramai non c’è più nemmeno la bandiera), tornerà sui suoi passi, proponendo la fiducia ad un Governo Conte bis. Questa è la realtà dei fatti ed è il risultato della nostra democrazia e vedrete che il tempo mi darà ragione.

“Quando parliamo di democrazia siamo tutti in malafede. Democrazia significa governo del popolo, ma se governasse il popolo non governeremmo noi. Lo facciamo perché il governo è più facile dell’autogestione, più comodo”.
(Sandro Pertini)

Daniele Lama Trubiano 2019©

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