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Paroliamo: “Canapisa e contatori”.

«Le destre cittadine hanno organizzato un presidio contro Canapisa: a ciò rispondiamo scendendo in piazza anche noi, rivendicando il nostro diritto a manifestare…. Le forze ostili alla street parade cercano lo scontro, ma noi risponderemo con un presidio musicale, colorato e pacifico».

Come ogni anno a Pisa, sta per andare in onda la “street parade”, una manifestazione promossa dall’Osservatorio Antiproibizionista, che quest’anno riveste un particolare rilievo, per il fatto che per la prima volta questa iniziativa, verrà eseguita, sotto la torre pendente, sotto l’egida di un’amministrazione leghista.  La “Costituzione Italiana”, garantisce il diritto di manifestare a tutti e riteniamo, proprio per questo, che alla fine nonostante i proclami elettorali, la manifestazione “Canapisa”, nella quale migliaia di giovani si ritroveranno allegramente, per dimostrare la loro volontà antiproibizionista, assumendo sostanze stupefacenti che teoricamente dovrebbero rientrare nella categoria delle droghe leggere. Noi riteniamo che ogni tipo di dissenso si debba potere esprimere, ma se parliamo di “Canapisa”, dobbiamo indiscutibilmente valutare, non solo il principio e le motivazioni che muovono gli organizzatori, ma anche la forma con cui tale dissenso viene poi espresso.

Per fare questo voglio raccontare la mia ultima esperienza a Canapisa, alcuni anni fa. Fui comandato di servizio al punto di arrivo della street parade, che si sviluppò nelle vie cittadine di Pisa, fino ad arrivare al luogo dove si sarebbe conclusa, in via Canevari, alle porte del centro storico, tra il muro di cinta del carcere don Bosco e la palazzina della Polizia stradale, in un parco circondato da condomini residenziali.

Io arrivo che è già notte fonda e la prima cosa che noto, tra i tantissimi ragazzi presenti, è la quantità di coloro che risultano completamente fatti, non certo solo per l’assunzione di droghe leggere. Davanti alla transenna dove mi trovo, decine di ragazze e ragazzi mischiano aspirate di spinelli a sorsate di bevande delle più disparate razze, dal vino fino ai superalcolici, inciampando e cadendo spesso in terra tramortiti. Una musica altissima contribuisce allo sballo ed i giardini circostanti, sono pieni di giovani che urinano alle siepi dei condomini, mentre altri vomitavano in ogni dove. Alcuni litigano e spesso le discussioni finiscono in rissa dove a volte sono volati anche colpi con catene e bottiglie rotte. In mezzo a quel caos, la mia attenzione viene attratta dalle urla di alcune ragazze che stanno protestando con alcuni poliziotti, rei di averle interrotte mentre stavano urinando e defecando, dietro una siepe che confina con la palazzina della polizia stradale. Questa barbarie va avanti fino a notte inoltrata quando, come sempre, le ambulanze devono intervenire per soccorrere alcuni ragazzi collassati, per overdose da assunzione di droghe. Alla fine, il luogo di arrivo della manifestazione “Canapisa”, si presenterà agli occhi di quei poveri netturbini che dovranno provvedere a ripulirlo, come un campo di battaglia nel quale rifiuti di ogni genere si mischiano ai più vili residui organici umani.

Io credo che non sia questo il modo di protestare contro qualcosa che si ritiene sbagliato e soprattutto da queste iniziative quello che emerge è l’abbruttimento dell’essere umano, come si è sempre evidenziato in questo tipo di protesta che ha poco a che vedere con la richiesta legittima, di chi vorrebbe cambiare un sistema che non approva.

In tutto questo lo Stato ne esce sconfitto due volte: la prima per non riuscire mai ad ascoltare chi protesta e la seconda per non essere in grado contestualmente di garantire quel diritto alla civiltà, di tutte quelle persone che devono subire tali esternazioni illegali. Si illegali, perché quello che viene fatto in tali manifestazioni, parte comunque dalla violazione di una legge, con la cessione e la vendita di sostanze stupefacenti, di ogni genere e tipo, durante tutto l’evolversi della manifestazione. Se io voglio esprimere il dissenso alle leggi sulle droghe, non vado a drogarmi pubblicamente, per poi vomitare o defecare in

pubblico, ma organizzo delle iniziative di approfondimento e informazione sulle motivazioni che muovono la mia protesta, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica. Purtroppo, in Italia spesso le esternazioni di protesta, soprattutto quando dietro hanno un potere politico o religioso, servono più a dare un senso alla politica che alla lotta politica stessa. Ho riscontrato in tanti anni di piazza, che quello per cui vengono puniti inermi cittadini, diventa impunibile quando a commettere quegli stessi atti, sono masse politicamente guidate. Pensate a quanti ragazzi si sono rovinati o sono stati schedati solo perché trovati a fumarsi uno spinello, con inviti a presentarsi nelle prefetture per iniziare dei percorsi di riabilitazione; proprio quelle stesse prefetture, che poi non sono in grado di vietare manifestazioni che poco hanno a che fare con la libertà di pensiero.

D’altro canto, l’Amministrazione Comunale di Pisa, nella più totale cecità che spesso travolge chi è impregnato di ideologia politica, invece di proporre un’iniziativa, nella quale le diverse opinioni si potessero confrontare, in un contesto pubblico di favorevoli o contrari al proibizionismo, non ha saputo fare altro che organizzare una contromanifestazione avversa a Canapisa, creando caos su caos. È il solito gatto che si morde la coda: da una parte chi ritiene di volere cambiare le cose, anche con mezzi poco ortodossi e dall’altra chi ha il vero potere, che ritiene di difendere sempre e comunque con l’arroganza della forza dei numeri politici o di una uniforme.

Ecco che allora ci ritroveremo quest’anno ad assistere come sempre a “Canapisa”, con persone che comunque faranno quello che gli pare, senza che le loro azioni possano portare ad azioni legali, che sarebbero normali in uno stato di diritto, mentre altri manifesteranno la loro forza politica, in un gioco delle parti nel quale tutti ne usciranno perdenti. Ma ne uscirà perdente soprattutto la civiltà e la democrazia, che viene continuamente offesa da chi invece dovrebbe tutelarla o da chi dietro quelle parole, si nasconde per effettuare manifestazioni, che nulla hanno a che vedere con le libertà degli esseri umani.

Purtroppo questa è la normalità di una nazione nella quale 2400 disgraziati padri di famiglia, vengono denunciati e rischiano addirittura l’arresto, perché per avere provato a garantire un minimo di servizi ai propri familiari, illegalmente si sono allacciati alle reti elettriche, senza che nessuno si muova per difenderli o tutelarli pubblicamente, mentre un cardinale viene giustificato, anche da quella sinistra che ha sempre attaccato la chiesa, per avere levato dei sigilli ad un contatore, in un condominio occupato abusivamente da altri disgraziati, alimentando un gioco al massacro tra poveri, che continueranno ad essere travolti da ingiustizie e inciviltà, in mezzo ad una totale mancanza di risposte delle istituzioni, che è spesso la più grande forma di inciviltà e maleducazione istituzionale.

“M. de Charlus non rispose e sembrava come se non avesse sentito, che era una delle sue forme preferite di maleducazione”. (Marcel Proust)

Daniele Lama Trubiano 2019©

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