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Fatti non foste… Il pennello grande

“Non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello!”

Era il 1983 ed una nota azienda italiana, lanciava questo slogan per pubblicizzare uno suo pennello, giocando con le parole in uno slogan, che è divenuto poi un cult del marketing pubblicitario nazionale e non solo. Spesso infatti tale citazione è stata utilizzata per rafforzare molte tematiche, nelle quali chi voleva esprimere un concetto, tendeva a dimostrare che la cosa fondamentale, quando si affronta qualche problema, non è la quantità delle risorse che abbiamo a disposizione che farà la differenza, ma più semplicemente come le risorse che abbiamo, vengano invece utilizzate.

Partendo da questo “remember the time”, voglio raccontarvi una storia italiana, che in questi giorni sta facendo il giro del mondo e che culmina proprio con un pennello, utilizzato senza “grano salis”. Quante volte girando per le nostre città, abbiamo notato scritte tracciate con bombolette spray, che deturpano mura di cinta o di palazzi, anche di pregio storico. Certamente è una abitudine scellerata che racconta una forma di protesta, che a sua volta dovrebbe essere oggetto sempre di profonda protesta e riflessione.

Cercare di capire perché qualcuno incide anche solo un nome e una data sul Colosseo, sul muro di una chiesa, su un albero millenario o in cima alle piramidi, è sicuramente qualcosa che dovrebbe essere sviscerato dai migliori terapisti, ma altrettanto grave ritengo che sia la mancanza da parte delle istituzioni, che in pratica non fanno nulla, non solo per prevenire quegli atti, ma soprattutto per porre in essere tutte le misure, atte a fare pagare a chi li ha commessi, quei danni ambientali o ai beni culturali, ma anche più semplicemente alla proprietà pubblica e privata.

A Roma nel quartiere storico della Garbatella, proprio in questi giorni, abbiamo assistito invece all’antitesi di tutto quello che abbiamo detto. Su uno dei tanti muri di quella zona, conosciuta in tutto il mondo per quella sua romanità, raccontata spesso dal compianto Alberto Sordi, un “pennello grande” ha prodotto qualcosa, che nemmeno nella commedia all’italiana più spinta dell’Albertone nazionale, si sarebbe potuto pensare di vedere. Uno zelante impiegato del Comune di Roma, all’alba di una mattina marzaiola borgatara, ha pensato bene che una scritta, tracciata con una vernice rossa su un muro della Garbatella, fosse opera di qualche vandalo e perciò, di buona lena, come l’imbianchino della nota pubblicità, ha provveduto a coprirla con un a bella mano di vernice di color crema spalmata con il suo “pennello grande”.

Il nostro bravo operaio, impegnato nel suo ripristino della legalità muraria, non ha fatto caso che a fianco di quella scritta cubitale, che diceva “Vota Garibaldi Lista n°1”, vi fosse una targa commemorativa, posta proprio dall’amministrazione comunale capitolina, con la quale si rammentava ai passanti, che quella scritta rossa che risaliva al 1947, rappresentava il ricordo costante e imperituro, di qualcosa che ha consegnato l’Italia Monarchica alla attuale Repubblica Democratica.

È sparita così la scritta che narrava di un accordo tra Nenni e Togliatti, che provarono ad allearsi in quel 1947 nel “Fronte Democratico Popolare”, per tentare di contrastare inutilmente la neonata Democrazia Cristiana, che si aggiudicò comunque quelle elezioni, dando vita ai primi tre governi di Alcide De Gasperi. Il Fronte Democratico Popolare, ritenne quindi conclusa l’esperienza di alleanza tra comunisti e socialisti, che andarono ognuno per la propria strada. A ricordo di quella pagina della storia italiana, la scritta rossa della Garbatella, rimaneva una delle pietre miliari, di qualcosa che troppo spesso siamo portati a dimenticare, arrivando anche ad elogiare criminali per le cose hanno fatto bene, dimenticandoci del sangue dei morti che invece hanno sulla coscienza.

Intanto in queste ore, una squadra di tecnici delle belle arti, sta cercando di riportare alla luce la storica scritta, anche se ritengo che l’immagine di quel giallo posto su quella pagina di memoria, sia qualcosa che difficilmente potremo cancellare dalla nostra coscienza.

Parafrasando la nota pubblicità, pensando a quello che ha fatto quell’ignaro imbianchino comunale, mi verrebbe da dire che a volte nella vita:

“Non occorre un cervello grande, ma basterebbe semplicemente accendere quello che ci è stato dato”.

Daniele Lama Trubiano 2019©

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