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A proposito di Pisa…  Il Portus Pisanus

Giovanni è un operaio che lavora per una ditta che appalta lavori di costruzione per le ferrovie e da alcune settimane sta scavando alle porte di Pisa, nei pressi della stazione di San Rossore, per preparare una massicciata che serva ad ampliare la vecchia stazione ferroviaria pisana. Mentre è intento a manovrare il suo escavatore a circa sei metri di profondità, scavando la grande bancata di fango e sabbia che ha trovato a tre metri di profondità, rimane basito ad osservare alcuni manufatti di legno, perfettamente conservati che sembravano provenire da una scocca di una nave.

Nonostante la grandezza di Pisa racconti del suo essere stata una delle quattro grandi Repubbliche Marinare, in realtà se qualcuno arriva oggi a Pisa e spera di trovare il mare, rimarrà profondamente deluso. Difatti se vogliamo incontrare l’acqua salata, da Pisa oggi dobbiamo percorrere almeno dieci chilometri e raggiungere Marina di Pisa, proprio dove “l’Arno d’argento” incontra il Mar Tirreno.

Eppure Pisa nacque proprio come centro marinaro e portuale, all’interno di una grande golfo naturale, creato dalle foci del Serchio e dell’Arno, del quale abbiamo riscontri storici risalenti al III secolo A.C. Questa zona, sia per le grandi mareggiate che si abbattevano in quel golfo, che risultava completamente aperto sul mare, sia per le grandi piene dei due fiumi che muoiono in territorio pisano, che trascinano nei periodi invernali enormi quantità di materiale sedimentoso, ha subito nei secoli un forte insabbiamento che ha ridotto la presenza pisana sul mare, fino a relegarla alle attuali Marina di Pisa e Marina di Vecchiano.

Ma che l’attuale Pisa fosse nei millenni passati una vera a propria città portuale risulta in tanti documenti storici ma anche in tante leggende che la vedono protagonista. La più importante racconta di San Pietro, che con una piccola barca, attracco in una zona paludosa alle porte di Pisa, ove oggi possiamo trovare una delle chiese romaniche più belle al mondo, conosciuta come la “Basilica di San Piero a Grado”.

Le leggende che raccontavano poi di un porto romano a Pisa, hanno sempre avuto diversi riscontri letterari. ma nella realtà, fino agli anni novanta, quelle storie non avevano mai ottenuto il riscontro dei fatti. Probabilmente questo è dovuto anche al fatto che nei millenni Pisa si è alzata di circa 10 metri, rispetto alla sua origine naturale, a causa delle grandi piene dell’Arno. Di questo innalzamento troviamo riscontro anche nella storia del ristorante “Alle bandierine”, che si trova in pieno centro a Pisa del quale un’antica scrittura racconta che: “E’ in Pisa una taberna nomata assai; lo vino che si mesce è del migliore e la cucina non mente mai. E’ sita entro le mura; nel quartiere S. Francesco dedicato proprio in fronte ha la chiesa di S. Paolo”. 

Tale ristorante sarebbe il punto ristoro più antico d’Italia, con origini addirittura intorno al 1200 e proprio sette metri sottoterra, sotto l’attuale pavimento, sono stati rinvenuti i locali che ospitavano all’epoca quella “taberna”.

Ma torniamo al nostro Giovanni che è un operaio che lavora per una ditta che appalta lavori di costruzione dalle ferrovie dello stato e da alcune settimane sta scavando alle porte di Pisa, nei pressi della stazione di San Rossore, per preparare una massicciata che servirà ad ampliare la vecchia stazione ferroviaria pisana. Mentre è intento a manovrare il suo escavatore a circa tre metri di profondità, scavando la grande bancata di fango e sabbia che ha trovato, rimane basito ad osservare alcuni manufatti di legno, perfettamente conservati che sembravano provenire da una scocca di una nave. Giovanni non ha la minima idea di quello che sta facendo, ma senza volerlo ha ritrovato il leggendario “Portus Pisanus”, l’antico porto romano di cui si erano perse completamente le tracce.

È il 1998 e poco fuori dalla città di Pisa nel giro di alcuni mesi, emersero dal terreno prima dei manufatti in legno e dei vasi di ceramica, fino al momento in cui quel terreno sabbioso ed argilloso iniziò a restituire alcune barche romane di legno perfettamente mantenutesi intatte grazie al microclima creatosi naturalmente in quei sedimenti. Probabilmente quelle barche furono investite da una grande mareggiata che le ha sepolte sotto la sabbia.

Alla fine dei lavori, nel 2016, le barche di epoca romana recuperate saranno circa trenta con migliaia di frammenti ceramici, vetri, metalli, elementi in materiale organico. L’eccezionale stato di conservazione dei reperti ha esaltato le conoscenze relative a quei reperti e alla storia del “Portus Pisanus”, anche grazie alla professionalità dei ricercatori e di coloro che hanno effettuato materialmente poi quegli scavi, sempre con la massima attenzione mirata ad evitare che le parti in legno fossero eccessivamente esposte agli agenti atmosferici, per garantire loro un perfetto stato di conservazione anche dopo l’estrazione.

Grazie al lavoro degli archeologi e dei restauratori, è stato possibile ricostruire uno spaccato fondamentale della vita della “Pisa Romana”, che alla fine ci ha raccontato una bellissima storia di commercio marinaro e della vita di quelle persone.

Oggi le navi e i reperti recuperati sono esposte nel museo creato appositamente dentro gli Arsenali Medicei a Pisa, che si trovano di fronte alla torre della Cittadella, ma che attualmente è chiuso perché in fase di ampliamento, ma che presto sarà possibile tornare a visitare.

Daniele Lama Trubiano 2018©

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