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Immagina… Profumi e Balocchi

“Mamma! – mormora la bambina, mentre piena di pianto ha gli occhi, per la tua piccolina non compri mai i balocchi, mamma, tu compri soltanto i profumi per te!”

“Balocchi e Profumi”; chi non ricorda questa vecchia canzone del 1928, scritta da E.A. Mario e portata al successo tra gli altri dal grande Luciano Tajoli, ripresa poi in anni più recenti da molti cantanti, tra i quali Renato Zero che nella versione “Profumi, balocchi e maritozzi”, ne ha fatto una esilarante cover? Il testo di questo brano musicale ci racconta di una bambina che piange perché la mamma spende tutti si soldi in profumi, invece che comprare giocattoli a lei.

Questo brano musicale mi è tornato in mente in questi giorni, per alcuni fatti di cronaca che sono avvenuti o che sono stati ricordati sulle televisioni pubbliche.

“Spero che questi consigli possano aiutarvi nella vostra vita quotidiana”. Così esordiva una truccatrice durante il talk show “Sabahyate”, trasmesso dal canale di Stato “2M”, della televisione Marocchina, in un programma del novembre 2016, dedicato interamente al pubblico femminile, attraverso il quale veniva suggerito di “utilizzate una cipria in polvere per fissare il trucco e poter lavorare tutto il giorno senza mostrare i lividi” prodotti dal marito. Questa puntata che veniva poi condannata e rimossa dalla televisione marocchina, per le tante polemiche emerse a seguito di quell’evento, è stata riproposta  nei giorni scorsi, a causa del fatto che sta girando l’Italia, un esponente islamico radicale, che descrive come si possa picchiare la propria moglie, badate bene, «non con bastoni pesanti, ma con mano leggera, solo per farle capire chi comanda».

Proprio in questi giorni sta per uscire un libro che abbiamo scritto a quattro mani con l’amica Ketty Capodici, che parla delle violenze in ambito familiare e siamo particolarmente sensibili a questo argomento, che spesso viene trattato in modi barbari e scellerati, da quegli stessi organi di stampa che dovrebbero invece sempre e comunque tutelare la dignità, il rispetto e soprattutto evitare di creare situazioni di promozione, di tutte quelle pratiche che possono fomentare tali comportamenti. Altresì l’attività di chi fa informazione dovrebbe essere sempre mirata a prevenire a raccontare quanto avviene nel mondo, non per dimostrare la superiorità di qualcosa rispetto ad altro, ma più semplicemente per evidenziare le rispettive devianze. Purtroppo invece  i mass-media fanno poi spesso del motto “metti il carro dove vuole il padrone”, la loro essenza di banderuole, ed ecco quello che ci è stato riproposto in questi giorni, in merito ad alcune pratiche che sarebbero messe in pratica da quell’islam integralista, è stato teso ad arginare quello che invece è emerso a Verona, durante il “XIII World Congress of  Families”, al quale in un primo momento il nostro Governo aveva incautamente dato il patrocinio e che comunque, poi è stato condiviso da una  parte dello stesso Governo, che vi ha addirittura partecipato con alcuni alti esponenti. Così ci siamo ritrovati con numerosi organi di stampa, che hanno ritirato fuori notizie, anche vecchie di anni, tese a dimostrare il livello di barbarie della religione islamica, al fine di sminuire alcune posizioni oltranziste, emerse nel corso del convegno veronese.

Se è vero che certi precetti dell’Islam siano fermi a sei secoli fa, è indubbio che alcune posizioni evidenziate durante il World Congress of Families, rischiano di rituffare anche il “civilissimo occidente”, in quello stesso periodo storico, fatto di roghi e di inquisizione, nel quale molti dei diritti acquisiti oggi soprattutto dalle donne, erano miraggi difficilmente immaginabili e soprattutto motivo di stragi indiscriminate, da parte di chi riteneva di potere stabilire quali fossero le morali che giustificavano la sfera prettamente personale degli esseri umani, nascondendosi dietro un Dio.

Quello che è venuto fuori da Verona, a prescindere dalle polemiche strumentali, dalle fake news, degli scontri “ideologici” sulla base di argomenti ipotetici, fantasiosi o peggio inesistenti, sia da una parte che dall’altra, di fatto è stato che molti dei problemi serissimi e gravissimi della nostra società, come appunto quello delle famiglie naturali e non, sono stati dibattuti con grande superficialità, per non approdare a nulla di concreto, se non a quello di ottenere un forte risalto mediatico.

Ecco che così, a seguito di quello che ci hanno mostrato i mass media, ci è tornata alla mente la canzone “profumi e balocchi”, sia per quanto attiene ai video con cui hanno tentato di raccontarci un inciviltà dell’Islam, spesso strumentale e faziosa, relegando questa grandissima religione, che ricordiamo essere la più grande religione monoteista come numero di seguaci al mondo, ad una combriccola di esaltati privi del minimo rispetto verso l’universo femminile, per promuovere un’altra combriccola di esaltati, che attraverso un gadget di gomma, hanno inteso portare il loro contributo terrifico, al problema dell’aborto, dimostrando che “l’orrore è sempre in agguato”. Badate bene che la nostra non vuole essere una difesa della pratica dell’interruzione anticipata della gravidanza, che riteniamo essere un argomento delicatissimo che andrebbe trattato sempre e comunque con i guanti di velluto, ma vogliamo semplicemente porre l’accento sul fatto che regalare un feto di silicone ai partecipanti a quel congresso, non solo sia stato qualcosa di un cattivo gusto estremo, ma anche un’azione che ha dimostrato il livello di barbarie che possiamo raggiungere, solo per difendere le nostre idee. Io credo che ogni idea, che non promuova forme di violenza, abbia il diritto di essere esposta, ma sono anche convinto che ogni nostra esternazione relativamente alle nostre convinzioni, debba sempre partire da un profondo rispetto di tutte quelle scelte che riguardano la sfera personale e che comunque abbiano un riconoscimento legale delle rispettive posizioni. Io posso essere contrario alle famiglie arcobaleno, posso essere contrario all’utero in affitto, posso essere anche contrario all’aborto, ma non devo mai permettermi di giudicare o di mancare di rispetto, a tutti coloro che si trovano in quelle situazioni, che sono comunque riconosciute e tutelate dalla nostra civiltà democratica. Non dimentichiamo mai che il nostro diritto finisce dove inizia quello altrui.

Perciò se quella bambina che è la nostra società, piange perché la mamma marocchina spende tutti i soldi per “profumi” che servano a coprire l’odore delle botte ricevute dal marito, non è regalando un “balocco”, strappato al grembo materno, che possiamo dimostrare l’aberrante uguaglianza di culture differenti, ma di fatto otterremo soltanto una triste equazione, nella quale la barbarie annullerà tutte le differenze, nella mera illusione di poter dimostrare di fare parte di una cultura, che vorrebbe essere  superiore alle altre.

“Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a un altro uomo. La vera nobiltà sta nell’essere superiore alla persona che eravamo fino a ieri”.

(Proverbio indù)

Daniele Lama Trubiano 2019©

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