Home>Blog>Cultura>Fatti non foste: “Cabbasisi, sogni e supposizioni”.
Cultura

Fatti non foste: “Cabbasisi, sogni e supposizioni”.

<Arrisbrigati. Stiamo andando tutti alla messa e dopo facciamo una visita alla signora Palumbo che è malata. Riapri l’armuar, dentro c’è una bella sorpresa per te>.

Mi fermo un attimo nella lettura. Ma che ci faccio qua e soprattutto come sono finito in una cella della casa circondariale San Giorgio di Lucca a leggere, sdraiato su un letto di ferro avvitato a terra, questo romanzo di Camilleri?

(Tratto dal mio libro Bolle di Affanno edizione LFA Publisher)

Chi ama scrivere, soprattutto chi ha scritto un romanzo, ha sicuramente provato l’emozione, per tutto il periodo che gli è stato necessario per scrivere quel libro, anche di vivere in quei luoghi immaginari, in cui ha ambientato la storia, frequentando e conoscendo tutti i personaggi. In alcuni casi sono località reali rivisitate dagli scrittori, mentre in altri sono luoghi totalmente inventati. Alcuni scrittori, oltre a creare i luoghi e personaggi, sono riusciti ad inventare anche lingue nuove o dialetti, da fare parlare anche ai soggetti narrati nelle loro storie. Uno degli scrittori contemporanei più grandi, che è riuscito a fare questa operazione, è sicuramente Andrea Camilleri, che in questo momento siamo convinti sta passeggiando nelle vie della sua Vigàta, ragionando sul fatto se tornare da noi o rimanere assieme al suo Montalbano, non permettendo quindi più a questa società terrena, in cui ha vissuto per 94 anni, di tornargli a “scassari i cabbasisi”.

Camilleri, divenuto famoso al grande pubblico per le esilaranti gag proposte dal suo amato Rosario Fiorello, in un famoso programma radiofonico di alcuni anni fa, è di fatto l’icona di ogni scrittore in pectore. Nelle settimane scorse è uscito il mio nuovo libro “La bambina svelata”, edizioni LFA Publisher, scritto a quattro mani con l’amica Ketty Capodici, alla quale ho dovuto faticare non poco, per spiegare che scrivere un libro è fondamentalmente un atto che facciamo verso noi stessi, realizzando un sogno di mera soddisfazione, ma verso il quale, l’ipotesi di diventare famosi o di venderne poi tante copie è talmente illusorio, da non dovere essere nemmeno presa in considerazione. Questo perché l’editoria è un mondo elitario, che però rappresenta perfettamente la società in cui viviamo. Se hai i soldi per la promozione e la pubblicità del libro che hai scritto, hai buone probabilità di vendere tante copie, altrimenti andrai a fare parte di tutti quegli “aspiranti scrittori” che alla fine avranno venduto meno di 500 copie della loro opera. Se poi pensate che il 96% degli scrittori non riesce a vendere nemmeno 100 copie dei propri libri, che al massimo il 3% arriva a guadagnarci qualcosa e che solo l’1% vive dei proventi dei propri libri, vi siete fatti sicuramente un’idea abbastanza reale, di come funziona l’editoria in Italia.

 

Andrea Camilleri in tutto questo, diventa però l’eccezione che conferma la regola e che permette a tanti di noi, scrittori illusi di poter vivere un giorno delle parole che abbiamo vomitato nei nostri libri, grazie alla sua storia, che è talmente affascinante da mettere in ombra anche quel suo famoso Commissario di Polizia, oggetto di tante avventure che il maestro siciliano, nato nella mia Agrigento a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, ma da anni residente a Roma, ci ha fatto amare grazie a quel suo curioso modo di presentarsi: “Montalbano sono!”

Camilleri ha scritto tantissimi libri ed io stesso ho iniziato il mio libro “Bolle di affanno”, con un cadeau al grande maestro siciliano, attraverso alcune righe tratte dalla sua opera “La Pensione di Eva”, Edizione Mondadori; nonostante la quantità di libri prodotti, la sua carriera di scrittore è decollata soltanto quando forse lui non ci credeva quasi più. Regista, sceneggiatore e saggista, si è scoperto scrittore di romanzi fin dalla più tenera età, con una forza narrativa che lo hanno portato ad essere paragonato al grandissimo Carlo Emilio Gadda, al quale lo ha accumunato la grande capacità di creare “un impasto originalissimo di linguaggi diversi e un incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo”.

Camilleri non ha mai ricercato il successo e ha continuato a scrivere nonostante i suoi libri fossero per lo più sconosciuti, fino a quando nel 1978, dalla sua penna prese vita, con il libro “Il corso delle cose”, il personaggio del Commissario Montalbano, che sarebbe poi divenuto il protagonista di decine romanzi, ambientati dentro atmosfere siciliane, scevre da ogni forma o concessione al commerciale. Questo suo primo romanzo è passato pressoché inosservato, come la maggior parte dei libri di quasi tutti coloro che credono di poter diventare degli scrittori famosi. Nel 1980 Camilleri, con il libro “Un filo di fumo”, crea per la prima volta l’accoppiata Montalbano – Vigàta; Vigàta è una cittadina siciliana inventata dallo scrittore, che diventerà poi la location di tutti i successivi romanzi, dedicati al poliziotto siciliano.

L’universale affermazione di Andrea Camilleri esplode soltanto nel 1994, quando Camilleri compie i suoi 69 anni, mentre festeggiava finalmente un successo planetario grazie alla pubblicazione de “La stagione della caccia”, a cui sono seguiti “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono” e “La mossa del cavallo”. Oggi Andrea Camilleri è un’icona della letteratura italiana, ma soprattutto è il faro di tutti coloro che credono un giorno di poter realizzare il proprio sogno di diventare scrittori famosi, magari come lui anche a 69 anni. Molte volte ho pensato di smettere di scrivere, visti gli scarsi successi delle mie produzioni letterarie, ma poi ripensando proprio a Camilleri, ho trovato nuovi stimoli, visto che comunque, ho ancora una quindicina di anni per poter sperare di ottenere quel successo letterario di cui ad oggi, ho soltanto annusato il profumo.

Camilleri, ha sublimato poi il successo editoriale nel 1998 quando la televisione si è accorta della sua magica penna, grazie ad una serie di sceneggiati dedicati al Commissario di Polizia Salvo Montalbano, interpretato da un magistrale Luca Zingaretti, che hanno preso spunto dal suo libro “Un mese con Montalbano” edito proprio in quell’anno.

Riposa adesso grande Maestro e nel frattempo che decidi se tornare di qua a scherzare con Fiorello, con la tua immancabile sigaretta in bocca, oppure se salutarci per sempre, permettimi di dirti grazie per quello che hai creato, ma soprattutto per averci insegnato che la costanza e la caparbietà alla fine pagano sempre, anche quando i sogni, in partenza, sono legati a sole supposizioni.

“Lei pensa questo di noi? Ma lo sa che al mondo non c’è niente di più vago dell’omo? E che macari noi annamo avanti a forza di supposizioni?”.

(L’età del dubbio di Andrea Camilleri)

Daniele Lama Trubiano 2019©

Condividi su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *