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Fatti non foste: “Bob e il giorno migliore”.

“Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire.” (Maya Angelou).

Bob sta gustando la sua colazione in un bel caffè sulla 69, nel centro di Memphis, guardando quel giovane cameriere, terribilmente magro con quella barba troppo adulta per lui, che racconta le sue probabili origini mediorientali. Ogni mese da quel giorno di cinque anni prima, quando la sua dolce Miriam lo ha salutato per sempre, Bob la mattina che riscuote la pensione, si reca in un bar, in un ristorante, in un lavaggio auto, o comunque in un’attività dove può trovare lavoratori in difficoltà, per rispettare le ultime volontà della donna con cui ha condiviso cinquanta anni di vita assieme. Ricorda ancora come la sua amata iniziò il suo ultimo discorso, prima di salutarlo per sempre a causa di quella brutta malattia, che alla fine li ha portati entrambi ad apprezzare anche la morte: “Ti vorrei ringraziare, per ogni giorno di vita passati insieme, Ogni giorno un giorno migliore; vorrei che tu facessi una cosa per me… se vuoi… Avvicinati”.

Bob ricorda ancora con commozione quel momento e una lacrima gli riga il volto, graffiato da anni di combattimenti nei deserti afghani. <<Signore, il suo conto>>. Bob viene richiamato alla realtà da quel giovane cameriere che in piedi davanti a lui, con il suo inglese scolastico, gli sta porgendo lo scontrino. Bob prende 5 dollari dal portafoglio e poi chiede al ragazzo di avvicinarsi. <<Ciao, come ti chiami? Sei molto professionale e si vede che ti piace il lavoro che fai>>. Il ragazzo rimane sorpreso dalle domande di quell’anziano americano, ma non può fare a meno di rispondere cortesemente: <<Signore, mi chiamo Bulut e sono turco. Sono immigrato in

America da bambino con mio padre e mia madre Fathima. Un giorno mio padre è morto e mia madre poi in breve tempo si è ammalata ed oggi è costretta a letto. Questo lavoro non mi piace ma ci permette di vivere degnamente e curare mia madre e perciò io ci metto tanta passione>>. Bob guarda quel ragazzo con tenerezza, poi mette una mano nel taschino e tira fuori una piccola busta: <<Tieni questa mancia è per te, non è molto, ma magari ti permetterà di cambiare almeno questa giornata>>. Poi si alza, lo saluta e si allontana, con Bulut che rimane a guardarlo con la bustina in mano. Appena Bob si è allontanato, Bulut apre la busta e rimane senza fiato guardando i duecento dollari che contiene.

 

Tante volte ho letto domande e risposte su quello che ci ha dato e fatto conoscere il progetto Coemm per un Mondo Migliore. Sicuramente molto ancora lo deve realizzare, ma, prendendo spunto dal tema del mese di agosto, propostoci dalla presidente Maura Luperto, noi “Siamo qui ora” con un bagaglio di consapevolezza che forse tre o quattro anni fa, nemmeno avremmo pensato di poter maturare. Ma a prescindere da quello che ci ha dato o che ci darà il progetto, a prescindere da quello che ci ha fatto conoscere o quello che ci farà conoscere, quanto in realtà di quell’anima del progetto, è insita veramente in noi e quanto mettiamo in pratica giornalmente per realizzare quelle quattro regole che abbiamo deciso di seguire? Molti di noi aiutano amici, parenti e conoscenti, mettendo in pratica quell’altruismo che è una delle regole fondamentali del progetto per un Mondo Migliore, ma quanto veramente di quel nostro aiuto, si trasforma poi in qualcosa che si dimostra una privazione per noi? Siamo davvero predisposti a dare senza ricevere o quello che facciamo lo facciamo quando la cosa ci porta un guadagno, una contropartita o comunque un palcoscenico?

Bob, per realizzare l’ultimo desiderio della moglie, ogni mese, il giorno in cui riscuote la pensione, va a regalare 200 dollari a qualcuno che ne ha bisogno, senza nemmeno dirgli il suo nome. Il suo aiuto lo da sotto forma di mancia, per fare in modo che la persona non si senta umiliata da un’elemosina e quei soldi, non serviranno sicuramente a stravolgere l’esistenza di quelle persone, ma più semplicemente li aiuteranno a cambiare il corso di una giornata della loro vita. Pensando a Bob, quanti di noi dedicano almeno un giorno al mese all’esecuzione di un gesto che possa cambiare una giornata degli altri. Basterebbe poco, eppure ci sembra una cosa così pesante e difficile da attuare. Pensate si potrebbe andare in un parco a fare due chiacchiere con un anziano, aiutare una persona in difficoltà a portare le borse della spesa alla macchina o a casa, ma anche andare a leggere un libro ad una persona malata o regalare una piccola parte dei nostri guadagni, a chi lavora tanto più di noi, ed è magari sottopagato; tutto questo senza chiedersi se è giusto o sbagliato, ma solo per il gusto di cambiare la giornata di qualcun altro. Provate a regalare almeno un gesto di altruismo al mese a qualcuno che non conoscete e vi accorgerete che quando questa forma mentis, sarà intrisa davvero nel profondo di voi, questo forse potrebbe davvero essere quel cambiamento di paradigma, che ci ha regalato il progetto Coemm.

Bob si allontana dal caffè a passo svelto, perché non vuole che al ragazzo magari venga in mente di seguirlo per ringraziarlo; non è questo che lo muove, ma le ultime parole della sua adorata Miriam:

<<Fai che almeno un giorno al mese, per gli anni a venire, serva a cambiare la giornata di qualcuno, trasformando un suo giorno normale in un giorno migliore. Ciao Amore… Ci rivediamo di là>>.

Daniele Lama Trubiano 2019©

 

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