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Fatti non foste… A vivere da servi

“Nella vostra vita vedete essenzialmente ciò in cui credete. Se ad esempio, credete fermamente nella scarsità, ci pensate regolarmente e ne fate il fulcro delle vostre conversazioni, sono certo che ne vedrete moltissima. D’altro canto, se credete nella felicità e nell’abbondanza, se non pensate che a questo, ne parlate con tutti e agite di conseguenza, è assolutamente certo che vedrete ciò in cui credete”.

Questo pensiero è tratto dal libro “Credere per vedere”, di Wayne W. Dyer, che il mio amico Sarvegu, mi ha regalato pochi giorni addietro. L’amicizia con lui, che in realtà si chiama Roberto ed è una persona con la quale spesso, almeno una volta al mese, ci confrontiamo sui massimi sistemi o sulle ricette della nonna, che in tali contesti riteniamo di sviscerare. È una grande persona che ha stretto la sua amicizia con me, nel momento in cui io moralmente ero il più distante possibile dal suo concepire il “vivere la vita”. Come lui tante altre persone si sono avvicinate a me, dopo avere letto “Bolle di Affanno”, il libro che racconta la mia assurda e intricata vicenda. Ma cosa è che ha smosso, all’inizio di questo mio percorso di buona comunicazione, Roberto e le altre persone che ancora oggi mi seguono con i miei scritti. Certamente non è stata l’ammirazione per quello che avevo fatto nel mio passato, ma neanche la consapevolezza delle mie capacità di scrittura o narrazione, visto che ancora non le conoscevano.

Per potere dare una risposta a questa domanda, devo fare un salto indietro al febbraio del 2016, quando un amico mi propose di entrare in un progetto nel quale il suo fondatore, che per me era un emerito sconosciuto, prometteva di realizzare un Mondo Migliore, sconfiggendo la povertà, riequilibrando la società, grazie ad un euro che gli avremmo dovuto donare una volta al mese, in occasione di incontri con altri aderenti al progetto, con i quali avremmo dovuto discutere il modo di realizzare un Mondo Migliore, seguendo tre piccole regole: l’Etica, l’Altruismo e la Riservatezza. Tra le prerogative del progetto proposto da questo signore, vi era anche quella di dare in futuro, a tutti coloro che avessero aderito alla sua idea, un reddito di dignità da millecinquecento euro al mese, da reperire grazie ad un complesso progetto di ingegneria economica.

Certamente la proposta dell’amico risultava allettante ma, nonostante considerassi impossibile il fatto che qualcuno mi potesse dare ogni mese tutti quei soldi, ci fu qualcosa che mi attrasse profondamente verso il progetto e il verso suo fondatore Maurizio Sarlo. Se la logica mi diceva che quel progetto era pura utopia, vi era una vocina, simile al démone socratico, nascosta in un angolo del mio cuore, che mi ribadiva continuamente e che continua a farlo oggi, che se avessi voluto contribuire alla realizzazione di quel progetto, dovevo smettere di cercare di “Vedere per Credere”, stravolgendo completamente quell’equazione per imparare invece a “Credere per Vedere”.

Purtroppo, io non avevo nessuna esperienza di progetti simili, che del resto non aveva nemmeno precedenti nella storia dell’umanità da poter confrontare e quindi mi sono chiesto come potere fare, per arrivare ad una decisione che mi permettesse di fare la cosa migliore, scegliendo se seguire o meno il progetto stesso. Non avendo però la conoscenza e nemmeno la consapevolezza di quella idea, cosa è che alla fine mi ha spinto a “Credere per Vedere” in questo progetto?

Ecco che in questo ragionamento, entra di forza il concetto che la presidente di Coemm Maura Luperto, ci ha regalato come tema di questo mese. Quando mi è stato proposto il progetto per un Mondo Migliore, quello che mi ha mosso verso l’impegno che poi ho profuso in questi tre anni verso il progetto, non è stata la conoscenza del progetto stesso, di cui peraltro non ero in possesso e nemmeno la consapevolezza della sua possibile realizzazione, ma una “INTUIZIONE” che ciò fosse possibile da realizzare. Proprio quell’intuizione grazie alla quale “vidi” uno dei miei articoletti più letti, ovvero quella “Lettera dal futuro”, che successivamente grazie ad alcuni Clemm della provincia di Cremona è divenuta un video programmatico bellissimo. Con “Lettera dal futuro”, che potete rivedere cliccando sul link che trovate nella pagina, l’Intuizione si è manifestata attraverso proprio quella capacità di “Credere per vedere”, con cui ho aperto questo articoletto e che mi ha permesso di visualizzare non quello che il progetto avrebbe fatto o che farà, ma quello che io avrei voluto facesse.

(Cliccate sull'immagine per fare partire il video)

L’Intuizione si è manifestata quindi dentro me, attraverso un lavoro di liberazione della parte servile della mia mente, formattata da secoli di imposizioni erogate dal potere, al fine di non permettere un libero pensiero e soprattutto una libera interpretazione della nostra esistenza. Attraverso il lavoro fatto anche nel progetto, la parte intuitiva della mia coscienza, ha preso il sopravvento trasformandomi in quello che oggi sono, ovvero un Essere Umano, che non ha più bisogno di “Vedere per Credere”, ma proprio il contrario ovvero di “Credere per Vedere”.

Anche chi decide di lasciare il progetto, non smette di credere nel progetto, bensì smette di volere “credere per poter vedere”, riportando di fatto la mente dalla “Posizione Intuitiva”, che abbiamo riscoperto grazie anche alla consapevolezza che ci ha regalato il nostro essere Clemm, alla vecchia, più controllabile e più servile “Posizione Razionale”.

Tale concetto ce lo spiega bene Albert Einstein, in uno dei suoi pensieri più profondi:

“La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”.

Daniele Lama Trubiano 2019©

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