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A proposito di Coemm: Il paese di Tuttiuguali

“Giudicare è un’illusione, perché, se dovete giudicare, vi servite della vostra scala di valori. Dietro al giudizio si cela l’idea che siamo tutti identici”. (Swami Prajnanapada)

 “Nel paese di “Tuttiuguali” vive una tribù di pecorelle. Sono tutte uguali e felici e l’unica differenza che possiamo notare, è il fatto che alcune, a causa di infortuni, hanno perso l’uso di una o due gambe. Quando i peri hanno i loro frutti maturi, viene stabilito chi sarà il capo del villaggio per l’anno successivo, attraverso una gara campestre che premia chi, dopo una breve corsa, riuscirà a raccogliere il frutto posizionato più in alto su un Pero posto al centro del paese. “Giorgione lo zoppo montone”, ha delle corna bellissime e sogna da sempre di diventare un giorno il capo del villaggio; ma le sue gambe posteriori si sono rotte per una caduta e questa cosa lo rende consapevole, che non potrà mai realizzare questo sogno. “Annina la pecorella salterina”, grazie alla sua agilità, ha vinto spesso questa gara e anche questa volta, è la grande favorita, per arrivare a prendere le redini del villaggio, per l’anno successivo. Chi vince la gara poi è aiutato a governare da “Baggio il caprone saggio”, che spesso con le sue azioni, è di grande insegnamento per i suoi paesani. Inizia la gara e Annina corre velocemente al pero al centro del villaggio, inseguita da tutti gli altri partecipanti, con ultimo Giorgione che a fatica si trascina le gambe dietro. Annina arriva all’albero si alza sulle gambe posteriori e con un balzo riesce a prendere una delle pere posta più in alto, senza che gli altri riescano a fare meglio di lei. Dopo un po’ di tempo arriva anche Giorgione che inutilmente tenta di alzarsi per raggiungere una pera. A quel punto Baggio si avvicina a lui, mette le sue corna sotto la sua pancia e lo alza verso l’albero. Giorgione non crede ai suoi occhi e sotto l’emozione di quel gesto del saggio caprone, scarica tutta la forza che ha sulle sue gambe anteriori sopra la testa del vecchio Baggio e spicca un balzo, andando ad infilzare con le sue corna una pera, posta pochi centimetri più in alto, di quella che aveva preso Annina. Dopo avere sceso Giorgione esultante per avere realizzato il suo sogno, Baggio si avvicina dolcemente ad Annina: <<Non stare male perché non hai perso tu, quest’anno abbiamo vinto tutti!>>”.

<<Si impegna… ma potrebbe dare di più!>>. Quanti di noi si sono sentiti dire nella vita almeno una volta questa frase e quante volte abbiamo poi cercato di capire come potere aiutare i nostri figli, a dare “quel di più” che veniva richiesto dal corpo insegnante scolastico. Molte volte ci siamo anche sentiti in colpa o in difficoltà, per non essere stati in grado di fornire alla nostra discendenza, quel livello di capacità che avrebbero dovuto avere, rispetto alle richieste dei docenti. Tale pressione psicologica, ci ha portato così a investire tempo e denaro in centinaia di ore di ripetizione, per cercare di “alzare” quel deficit apprenditivo dei nostri ragazzi, evidenziato “drammaticamente” in quella deficienza di risultati, mascherati sotto forma di giudizi scolastici.

In questi tre anni che seguiamo il progetto Coemm, tra le tante consapevolezze che abbiamo raggiunto, vi è anche quella che l’insegnamento scolastico, come viene propinato oggi, serve sicuramente al sistema, ma non ai ragazzi che dovrebbero essere invece il punto cardine, intorno a cui dovrebbe ruotare il mondo della scuola. Oggi l’istruzione scolastica basa il suo paradigma semplicemente sulla preparazione di programmi, che tutti devono realizzare ottenendo un massimo risultato. In questo modo abbiamo creato decenni di competizioni scolastiche, in cui abbiamo ritenuto che i ragazzi che usufruivano della scuola fossero tutti uguali, ma di fatto producendo situazioni nelle quali Annina, sarebbe sempre arrivata a prendere la pera, mentre Giorgione, invece, non l’avrebbe mai presa.

La scuola che vorremmo, dovrebbe essere basata sul riconoscimento morale e valoriale di ogni essere umano, ed invece quella che ci ritroviamo oggi, non è altro che una macchina fotocopiatrice, che produce materiale scadente, senza tenere conto della peculiarità di ogni singolo soggetto. È uno schema matematico creato apposta per evitare che le persone possano davvero sfruttare il proprio valore interiore, a scapito dell’interesse di una società che ha la necessità di fornire un’informazione che sia quanto meno contestabile. Se la lettura, lo studio e l’informazione, fossero accurati e soprattutto mirati alle capacità di ogni singolo, noi ci ritroveremmo oggi con una moltitudine di persone, che potrebbero permettersi di contestare e confutare questo sistema malato. Ecco così che chi detiene il potere anche dell’educazione scolastica, comprendendo bene questo rischio, ha spostato quello che doveva essere un percorso scolastico singolo e mirato alle capacità di ogni persona e non della massa, all’interno di uno schema matematico conosciuto come “La Curva o Campana di Gauss” e tecnicamente definita come “distribuzione normale”.

Provate ad immaginare una retta che forma il disegno di una campana e mettiamo alla sua sinistra il numero zero, a rappresentare la totale insufficienza, mentre dopo l’apice della campana, alla sua sinistra, mettiamo il numero dieci, a rappresentare il massimo dei voti. Ecco tutto quello che sta nel mezzo, dentro la “Campana di Gauss”, sono i giudizi verso i nostri ragazzi, è rappresenta quel “potrebbe fare meglio”, che di fatto non dimostra nulla, ma che però certifica, a fronte di qualcuno che quel meglio lo sta facendo, che chi invece sta dentro alla campana in un brodo di giudizi irreali, non potrà mai raggiungere. Provate ad interagire con un giovane che frequenta una scuola media inferiore o superiore parlando di cultura e vi renderete conto che quei 6-, 6+, 7,5, sono assolutamente mistificatori di una realtà scolastica, che di fatto produce solo ed inevitabilmente ignoranza. Badate bene che chi detiene il potere, peraltro non ha nessuna intenzione di modificare questo schema, che garantisce loro quell’essere eccellenti, che gli permette di rimanere attaccati al loro paradigma di disequilibrio sociale e culturale.

La soluzione sarebbe molto semplice, intanto bisognerebbe eliminare il giudizio di massa e passare al giudizio soggettivo. Quel sei che viene dato a Tizio attraverso la “Campana di Gauss”, magari per le sue capacità potrebbero rappresentare il suo dieci, mentre quell’otto che Caio è riuscito a raggiungere, si potrebbe dimostrare un quattro rispetto alle vere aspettative di quel soggetto.  

Maurizio ci ha ribadito spesso che tutti devono avere le stesse possibilità di partenza, ma che poi ognuno deve andare avanti rispettando le proprie capacità o peculiarità. Ogni persona deve essere messa in condizione di sfruttare il proprio valore e la propria ricchezza interiore, ma senza mai perdere di vista le capacità di quella persona. Se una persona è brava in matematica, dovrà sfruttare queste sue doti in tale campo e non, per esempio nella medicina o nella letteratura.

La scuola del “Mondo Migliore”, non potrà trascendere dal fatto che non ci dovranno essere più studenti marchiati come vacche per i risultati ottenuti, tutti quanti con programmi conclusi nello stesso tempo, in una “distribuzione normale” ed iniqua dei giudizi finali, ma ragazzi che al termine del loro percorso di studi, avranno ottenuto il massimo dalle loro capacità, all’interno di tante piccole “Campane di Gauss”, personalizzate ognuna sulle peculiarità e capacità di ogni singolo studente. In questo modo sicuramente cancelleremo la probabilità che qualcuno si possa sentire dire dei propri figli: <<potrebbe dare di più>>.  Vedrete che poi in questo modo, avremo anche delle generazioni di giovani non solo più felici e soddisfatte, ma più consapevoli dell’importanza dei propri diritti e finalmente in un paese dove sono “Tuttiuguali”, ma nel rispetto di tutte ogni singola capacità e diversità.

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido”. (Albert Einstein)

Daniele Lama Trubiano 2018 ©

(La favola del Paese di Tuttiguali l’ho pensata questa notte, leggetela ai vostri bambini)

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