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Cronaca

Venerdì di Passione… Pappagalli verdi

In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli”. (Erodoto)

Quante volte ci è capitato di sentire parlare di guerrafondai, con questa affermazione citata per rappresentare alcuni esseri umani che pensano di risolvere tutti i problemi del mondo, ma soprattutto quelli economici loro, grazie all’apertura di nuovi conflitti e nuove guerre. Erroneamente poi accostiamo coloro che scatenano le loro mire belligeranti, quando sentiamo invece parlare di professionisti delle guerre. In questa categoria di persone invece vi sono tutta una serie di professionisti, ricercatori e studiosi, che impiegano il loro tempo per cercare di capire come i conflitti possano essere affrontati e vinti. Se pensate che i bambini sciolti nell’acido dai mafiosi possano essere il punto più basso dell’espressione umana, è bene che sappiate che vi è qualcosa che va oltre anche questa aberrante pratica mafiosa.

“Awad ha sei anni ed è di etnia curda. Vive con i genitori e la sorella Safia a Sulaymania nel Kurdistan iracheno. Questa località è famosa in tutto il mondo per una cosa di cui gli uomini dovrebbero soltanto vergognarsi, ma questo Awad non lo sa. La famiglia di Awad è povera e lui non ha nulla se non la sua allegria; non ha una scuola, non ha un libro e nessuno gli ha mai regalato un giocattolo. Lui con i suoi amici i giocattoli se li crea, sfruttando quello che trova sul suo martoriato territorio, terreno di guerre da sempre e soprattutto utilizzando la sua fantasia. Oggi sta correndo in alcuni campi abbandonati con i suoi amichetti, tenendo alta sopra la sua testa quella croce di legni che per il piccolo bambino dagli occhi neri, rappresenta

quell’aereo che vorrebbe guidare da grande. Gli piacerebbe tanto avere un modellino di quel jet americano nero, che ha visto passare sulla sua testa tante volte. Awad si ferma colpo sbalordito. Davanti a sé osserva in terra, seminascosto dalla sabbia e dagli sterpi, vede affiorare un modellino verde di un aereo da guerra. Sente il cuore scoppiare per la felicità, si avvicina e si china per prenderlo. Taleb un ragazzo più grande vedendo la scena gli urla: “Pappagallo verde!”, ma è troppo tardi, Awad improvvisamente non sente più nulla ed un calore istantaneo lo avvolge e lo scaraventa ad alcune decine di metri di distanza. Awad non sente dolore e anche se vede la sua piccola gamba lontano da lui, l’unico pensiero che ha è quello di cercare di capire dove possa essere finito il suo bellissimo aereo verde. Awad lentamente perde conoscenza e non sa che quello che gli è successo è una cosa studiata a tavolino dai professionisti della guerra.

Da premettere che il solo pensare di parlare di guerra mi provoca sofferenza, risulta fondamentale però per dare un senso a questo articoletto che vi faccia degli esempi: se vi chiedessi come in una guerra potremmo creare più danni al nostro avversario, molti di voi risponderebbero che probabilmente dovremmo eliminarlo. I professionisti della guerra però hanno stabilito che l’eliminazione dei combattenti non sempre è la strategia migliore da utilizzare ed anzi hanno elaborato degli studi con i quali hanno dimostrato che invece di ucciderlo è molto meglio mettere il “nemico” in condizione di non potere combattere, provocandogli delle ferite che lo rendano inabile alla guerra. In questi studi folli e aberranti i nostri professionisti della guerra sono arrivati a stabilire che se vogliamo poi creare una forte pressione sull’avversario nel conflitto, dobbiamo andare a toccare quello a cui lui tiene di più ovvero i suoi figli, ma non uccidendoli che creerebbe in lui uno stato di ricerca di vendetta, bensì ferendoli gravemente costringendo i genitori a non poter combattere per poter accudire le proprie creature. Da questi studi sono nati i “Pappagalli verdi”. I pappagalli verdi sono delle mine antiuomo che hanno la forma di una farfalla o di un uccello verde e da qui prendono il loro nome, che sono state create per attirare i bambini. Ad oggi queste mine insieme a quelle classiche antiuomo, sono presenti ancora in 63 stati mondiali e toglierle costa circa 20 volte di più che metterle. Nel 1999 ad Ottawa era stato firmato un accordo tra tutte le nazioni mondiali per mettere al bando le mine antiuomo ma invece a tutt’oggi continuano ad essere posizionate e a mietere vittime soprattutto tra la gente civile e nel trenta per cento dei casi nei confronti di bambini. Sono circa 10 mila l’anno le vittime delle mine antiuomo e molte di quelle che ancora uccidono e deturpano corpi e anime di piccoli angioletti, sono le tristemente famose “Valmara 59” e “Valmara 60” di produzione italiana, che anche se dal 1994 le ha messe al bando, ne aveva prodotte talmente tante, con la azienda Valsella Meccanotecnica che è stata tra i più grandi produttori mondiali di “mine ad azione estesa” nelle sedi di Montichiari e Castenedolo, di cui uno in località Fascia d’Oro sede della Bremach, fino a quando ha cessato la produzione definitivamente nel 1999, a seguito ad una moratoria italiana contro le mine antiuomo. Ad oggi si calcola che le vittime nel mondo, sia decedute che rese invalide, dalle mine antiuomo, siano state almeno trecentomila e di queste un terzo sono bambini, mentre tuttora vi sarebbero sparse in Afghanistan, Colombia, Angola, Bosnia, Birmania, Pakistan, Siria, Cambogia e Mali oltre cento milioni di ordigni, oggi prodotte solamente dagli Stati Uniti, da Israele, dalla Russia, dalla Cina e dalle due Coree. Tra questi la mina più tristemente famosa e la è la sovietica Pfm-1. La chiamano anche “mina a farfalla”, per la sua forma particolare che attrae i bambini che la scambiano per un giocattolo. È stata prodotta nelle varie sfumature di marrone, verde e bianco in un catalogo assurdo che rientra nella follia della guerra e di chi ne studia le evoluzioni a tavolino.

Awad si sveglia nel lettino di un ospedale mentre un jet rombante passa fuori dalla finestra della scarna camera dove è ricoverato. Guarda la sua gamba legata alta davanti a lui e non riesce a capire dove sia il suo piede. Awad non lo sa che non correrà mai più con un aereo di legno tra le mani e non potrà mai condurre un jet. Un medico accanto a lui gli stringe la piccola mano: <<Ciao awad, sono un medico italiano, ti stiamo rimettendo in sesto; hai avuto un piccolo incidente>>. Ci sono alcune aziende italiane che si sono macchiate di complicità nelle bassezze più infime prodotte dall’uomo, ma fortunatamente vi sono anche tanti italiani che a quelle bassezze dedicano anima e cuore, affinché chi ha subito un danno permanente da un prodotto che non avrebbe meritato il logo di Made in Italy, possa comprendere che noi italiani, siamo un’altra cosa.

Io sogno di dare alla luce un bambino che chieda: “Mamma, che cosa era la guerra?” (Eve Merriam)

Daniele Lama Trubiano 2018©

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