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Cronaca Economia

Venerdì di Passione… L’intagliatore del Legno

“Non i filosofi, ma coloro che si dedicano agli intagli in legno e alle collezioni di francobolli costituiscono l’ossatura della società”. (Aldous Huxley)”.

Giovanni è un uomo a cui la vita avrebbe già regalato quel meritato riposo per chi ha lavorato sempre e tanto. È un uomo di una volta, di quelli che credono nella famiglia, nell’amicizia, nel rispetto verso tutti e soprattutto nella “Passione” per quello che fa. È un curioso, uno che mastica pane e dubbi e questo gli permette, alla soglia dei settanta anni, di continuare a crescere. Ama i suoi orti attraverso i quali alimenta le tavole degli amici, con alimenti sani e privi di qualsivoglia intruglio chimico. Adora la moglie, i figli ed i suoi cani che gli permettono ancora di trovare una scusa, nelle umide mattinate autunnali ed invernali, per andare a passeggiare nei campi, per portarli a caccia.

Giovanni tutto quello che pone in essere, lo fa con estrema cura e con tanta passione, ma la sua esaltazione la trova quando estrae dal legno qualsivoglia oggetto. Per tanti anni è stata la sua professione ed oggi, quella sua attività lavorativa, l’ha trasformata in una vera e propria arte nella quale si rifugia, quando la sua anima ha bisogno di creare.

Questa attività non gli porta guadagno e non ha mai pensato di smettere di farla nemmeno quando, raggiunta la meritata pensione, avrebbe potuto rallentare la sua produzione; anzi quello che poteva essere un disincentivo al lavoro, è divenuto per lui invece il mezzo che gli ha permesso di migliorare ulteriormente la qualità della sua produzione, regalandogli il tempo per studiare nuove tecniche e nuovi strumenti per effettuare le sue lavorazioni.

In questi giorni vi è un acceso dibattito sul “Reddito di Cittadinanza” proposto dall’attuale Governo. Alcuni sono fermamente convinti della indispensabilità di tale misura, altri ne sono totalmente contrari mentre la maggioranza ne parla a sproposito. Pur ritenendo un ottimo mezzo per il rilancio dell’economia di molte famiglie italiane, che ricordiamo oggi per quasi un terzo del totale galleggiano su quel filo invisibile che conosciamo con il nome di “povertà assoluta”, crediamo in realtà che il reddito permanente non dovrebbe però essere visto come una forma di sostentamento a debito delle famiglie, bensì un riconoscimento a credito, del valore di ogni essere umano.

Fra l’altro una forma di reddito permanente, che parta dalla rimozione della povertà, viene moralmente indicato già nella Costituzione italiana attraverso l’articolo 3 che tra le altre cose dice: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

I detrattori del reddito permanente esteso a tutti, dichiarano che tale forma di riequilibrio sociale creerebbe “il rischio di una seria conseguenza, tanto temuta dalla maggior parte degli addetti ai lavori: che la gente non cerchi più lavoro, godendosi quegli euro senza nulla fare”.

Sicuramente un reddito permanente porterebbe una parte di coloro che oggi lavorano magari anche a smettere di lavorare, però siamo allo stesso modo convinti che quel 13% di persone che oggi è in cerca di un lavoro, si approccerebbe a questa ricerca in modo differente e soprattutto che la maggior parte di quelli che oggi lavorano con grande passione come Giovanni, nel momento in cui dovessero ricevere un reddito permanente, che garantirebbe loro il pagamento dei beni essenziali, (servizi, bollette, canoni, mutui, assicurazioni, imposte, alimentazione, trasporti, e sanità) di fatto continuerebbero a fare il proprio lavoro con amore e dedizione, potendo dedicare il proprio tempo, non più alla ricerca della copertura dei costi minimi essenziali, bensì a realizzare nel miglior modo possibile quel reddito, che di fatto andrebbe a migliorare la loro situazione economica.

Oggi la maggior parte dei lavoratori svolge le proprie attività stancamente e controvoglia proprio per il fatto che quello che guadagnano, alla fine serve loro solo per provvedere al pagamento delle cose essenziali. Questo abbassa sicuramente sia la produttività che la qualità del lavoro effettuato. Queste stesse persone avrebbero invece un approccio al lavoro totalmente differente, se il profitto maturato dalla loro prestazione d’opera, fosse poi un qualcosa da destinare all’ottenimento di un benessere diffuso e costante.

Noi crediamo che questo paradigma, sia il più difficile da realizzare perché va a cozzare contro i millenni di pressioni psicologiche, attraverso le quali ci hanno inculcato che l’evoluzione ed il benessere umano si possa ottenere solo tramite lo schema “Lavoro-Produzione-Guadagno”, mentre con il reddito permanente, potremmo davvero realizzare il senso della vita di ogni essere umano, attuando uno schema innovativo evoluzionario basato su “Esistenza-Valore-Benessere”.

Se poi andiamo a vedere chi è nettamente contrario al reddito permanente, noteremo che la maggior parte dei detrattori, sono persone che percepiscono stipendi, emolumenti o vitalizi elevati e che soprattutto non hanno mai dovuto combattere con l’ansia provocata da una bolletta. Ascoltando le loro parole sulla povertà, si ha spesso la sensazione che sia un argomento di cui non hanno nessuna contezza e che le loro teorie siano fondamentalmente basate sul “tirare a indovinare”.

Giovanni nel frattempo si asciuga il sudore, mentre le sue mani miracolose stanno aiutando una nervosa asse di legno a partorire una foglia che andrà ad abbellire una grande libreria di legno.

Il futuro probabilmente ci porterà grandi novità, alcuni studi ci informano che il 65% dei bambini che nascono in questi giorni, faranno nella vita delle professioni che oggi noi non conosciamo. Mi auguro che in quelle loro vite, nessuno abbia mai più a dover soffrire per non sapere come pagare una bolletta e soprattutto che nessun essere umano possa rappresentare un indice di livello di povertà.

“Solo i poveri conoscono il significato della vita; chi ha soldi e sicurezza può soltanto tirare a indovinare”. (Charles Bukowski)

Daniele Lama Trubiano 2018©

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