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Cronaca

Venerdì di Passione… La lettera 22

Un uomo che vuol lavorare e non trova lavoro è forse lo spettacolo più triste che l’ineguaglianza della fortuna possa offrire sulla terra”. (Thomas Carlyle)

Nei giorni scorsi, in uno dei miei articoletti, ho fatto riferimento a Indro Montanelli; se Socrate è il mentore di chi ama la filosofia e Dante di chi ama la letteratura, sicuramente il grande giornalista di Fucecchio, scomparso a Milano il 22 luglio del 2001, è tuttora un’icona di cultura, professionalità, preparazione e anche di correttezza per migliaia di giornalisti. Pur dichiarando le sue posizioni politiche, non ha mai lesinato critiche a nessuna parte politica, arrivando ad ottenere lodi e onori da ogni schieramento politico. Chissà quanti Montanelli in pectore nasconde oggi l’informazione, anche se dobbiamo dire, per onestà intellettuale, che se il grande Indro è arrivato dove è arrivato, lo deve sicuramente anche a tante altre persone. Certamente ai suoi editori, che hanno messo i soldi per pubblicare i suoi giornali, ma lo deve anche e soprattutto ad alcune persone pressoché sconosciute. Ma vediamo come nasceva un articolo del grande Indro Montanelli. Ogni notte il direttore, si metteva alla sua “Lettera 22” e buttava giù il “fondo”, l’articolo che la mattina dopo avrebbe visto la luce sulla prima pagina del suo quotidiano. Finito di scrivere lo passava al correttore di bozze che sistemava il format, quindi andava al tipografo che ne preparava la composizione per le macchine e poi allo stampatore. Subito dopo il magazziniere confezionava i pacchi con i quotidiani che consegnava ad un corriere che partiva con il suo furgone per andare a depositare quei plichi in tutti i depositi dei distributori provinciali d’Italia. Dopo essere stati aperti i pacchi, il giornale di Montanelli veniva unito agli altri quotidiani e tramite un fattorino veniva consegnato immediatamente a tutti gli edicolanti. Quindi seguendo questo percorso abbiamo scoperto che dopo che Montanelli aveva finito di battere i tasti della sua lettera 22, ben otto categorie di lavoratori si mettevano all’opera per consegnare al lettore quello che il maestro del giornalismo italiano, aveva scritto durante la notte.

In questi due anni, Maurizio Sarlo ci ha parlato spesso di riduzione di orario del lavoro, di distribuzione meritocratica delle professioni, di reddito di dignità collegato a quel valore che le persone possono mettere a disposizione della società. Queste idee, che hanno portato Coemm ad essere oggetto dell’interesse di personaggi usciti più dalla penna di Carlo Collodi che non da quella di Montanelli, oggi invece vengono riprese e offerte al grande pubblico, come soluzioni dei problemi attuali dai partiti che aspirano a governare il nostro paese . Sicuramente ne siamo lieti, essendo noi nati per pungolare la politica, ma partendo da quello che abbiamo raccontato, a coloro che dovranno affrontare le problematiche odierne del mondo del lavoro, vogliamo proporre una riflessione. Noi crediamo che la cosa più sbagliata che potremmo fare adesso, è quella di cercare delle soluzioni temporanee ai problemi del mondo del lavoro, che deve essere invece rivisto in maniera totale, soprattutto rispetto non a come si presenta oggi, ma a quello che sarà il mondo del lavoro tra cinque o dieci anni. Andare ad affrontare i problemi per esempio degli operai dell’ex Seat, la società che gestiva la stampa degli elenchi telefonici, che sta proponendo il licenziamento di quattrocento lavoratori, con soluzioni che vedano queste maestranze impiegate sempre in quel contesto editoriale, equivale a buttare via risorse umane e materiali.

Abbiamo raccontato che quando Montanelli scriveva il suo articolo, vi erano poi almeno otto persone che lavoravano grazie alle parole scritte dal maestro giornalista. Tra cinque anni nessuno comprerà più un giornale di carta stampata e un giornalista, da solo, in meno di trenta secondi dalla ricezione di una notizia, pubblicherà i suoi articoli sui portali di tutto il mondo. E questi cambiamenti si verificheranno nel trenta per cento delle professioni attuali, provocando un’emorragia di lavoro. Ecco che occorre allora andare verso una visione completamente nuova del mondo lavoro, che non sia più visto come mezzo di sussistenza per la popolazione, considerato anche che entro 15 anni un ulteriore 25 per cento del lavoro manuale praticato oggi,  sarà sostituito dagli automi. Il lavoro in una società futuristica, inserita nel contesto di una città ideale, deve diventare il mezzo per aumentare il benessere della persona, che a monte comunque abbia già la possibilità di vivere degnamente, senza doversi occupare di reperire i fondi essenziali alla sua esistenza. Questo benessere essenziale è facilmente realizzabile creando una moneta complementare a sovranità e utilizzo nazionale, che possa permettere di acquistare e pagare tutto quello che serve ad una persona e ad una famiglia per vivere degnamente. Credo che questo step di evoluzione economica, sarà veramente la grande battaglia dei prossimi dieci anni e i primi, a cui si accenderà la lampadina per trovare il modo di realizzare questa progettualità, probabilmente saranno ricordati come i fautori di un nuovo Rinascimento Italiano e forse mondiale. Io non so chi lo realizzerà ma ho un’idea su dove potrebbero andare a prendere molte idee innovative per poterlo realizzare; e voi ce l’avete un’idea?

Ecco perché credo nel progetto di Maurizio Sarlo e sono convinto che sia l’unico modo per fare davvero ripartire questa nostra martoriata terra e creare un benessere diffuso e generalizzato.

A Maurizio Sarlo ed alle grandi difficoltà che sta affrontando per realizzare il suo sogno, voglio dedicare alcune bellissime parole di Daisaku Ikeda: “Proprio come un fiore sboccia dopo aver sopportato il rigido freddo invernale, un sogno può avverarsi solo se si è preparati a sopportare i tormenti che ne accompagnano la realizzazione e a compiere tutti gli sforzi necessari!

Daniele Lama Trubiano 2018©

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