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Cronaca

Sette dì: Reddito o Diritto

<<Comunque le si valuti, le teorie neoliberiste compromettono istruzione salute, aumentano le disuguaglianze e riducono le quote di reddito destinate ai lavoratori; di tali effetti non è possibile dubitare.>> (Noam Chomsky)

Questa settimana, la notizia che ci ha colpito di più, è stata sicuramente il cambio di paradigma legato all’interpretazione del microcredito, fornitoci dal fondatore di Coemm Maurizio Sarlo. Ecco che finalmente, l’incoerenza della definizione “Reddito”, in relazione a qualcosa che vuole essere erogato a tutti i cittadini, come espressione di una cittadinanza o di una riacquisizione della dignità, in merito all’ottenimento di un budget che permetta l’acquisto di tutti i beni essenziali, che oggi vengono a mancare a quasi un terzo della popolazione italiana, scompare con la sostituzione della parola “Reddito”, da parte del nuovo Segretario del PVU e la conseguente sostituzione con la locuzione “Diritto”. Maurizio Sarlo, in quel suo articolo, ci ha spiegato che il “Reddito di dignità” , così come ci era stato presentato fino ad oggi dal progetto per un Mondo Migliore, viene adesso sostituito nella forma dalla nuova accezione “Diritto di Dignità” e badate bene, che questa nuova visione del MCS, non è solo un cambiamento formale del paradigma del progetto Coemm, ma risulta anche un cambiamento sostanziale della futura progettazione dello stesso Comitato. Di fatto sempre 1500 euro andremo a ricevere, ma il contesto sarà totalmente differente rispetto a prima, soprattutto per quanto attiene all’approccio, che dovremo avere verso il “Diritto di Dignità”.

In queste settimane siamo affogati da talk show e trasmissioni giornalistiche, che ci spiegano quanto sarà più o meno efficiente, la misura del “Reddito di cittadinanza” presentato dal Govermo italiano.  Noi, quali blogger che abbiamo deciso di fare buona comunicazione, crediamo fortemente al senso delle parole e nel momento in cui andiamo ad analizzare la forma della norma presente nel Decretone, ci rendiamo conto dell’inesattezza di quanto ci viene proposto. Difatti il Reddito di Cittadinanza, come era nato nelle intenzioni del M5S, doveva fornire un reddito minimo a tutti. Questo avrebbe dato un senso al concetto espresso, che invece in questi giorni abbiamo visto essersi trasformato in un “Reddito di indigenza”, mirato ad alimentare solo ed esclusivamente la parte più povera della popolazione. Difatti se fosse stato legato alla cittadinanza, avrebbe dovuto interessare una platea ben più vasta e probabilmente in quel caso, sarebbe anche servito a fare ripartire i consumi e non esclusivamente a fare sopravvivere una parte della popolazione, come prevede l’attuale decreto.

Una cosa fondamentale di questa norma proposta dal Governo è poi la parte relativa alla presupposta disponibilità ad eseguire prestazioni lavorative, di chi usufruirà del “Reddito di Cittadinanza/Indigenza”.

Quindi per quanto attiene alla norma proposta dalla coalizione Giallo-Verde, le caratteristiche di questa misura sono che è legata ad una predisposizione ad una prestazione lavorativa, che produrrà un reddito e ad una caratteristica di cittadinanza, che però rappresenti l’essere parte di quel settore della popolazione, che risulti titolare della cittadinanza italiana, ma anche dell’aggravante di povertà. Di sicuro questa misura non aiuterà le famiglie italiane, come era stato profetizzato nell’origine del reddito di cittadinanza proposto anche in campagna elettorale; purtroppo temiamo poi che essendo una misura a debito, possa nella realtà nel giro di pochi anni, contribuire a fare allargare la fascia delle persone indigenti nel nostro paese.

Ecco che in tale contesto si inserisce la nuova visione del Reddito di Dignità proposta da Maurizio Sarlo. Il reddito rappresenta il divenire di componenti economici, attribuito ad un dato periodo di tempo e di conseguenza manifesta una limitatezza, legata al valore ed alla temporalità che lo compongono, in un contesto di dare e avere. Se noi andiamo a proporre un reddito di dignità, rischiamo di andare a mercificare il valore della Dignità, restituendogli tra l’altro una visione appunto limitata ad uno spazio di tempo e di valore. Affermare invece che il MCS, rappresenterà quel “Diritto di Dignità”, dimostra la volontà di trasformare la visione “Reddituale” della dignità, nella nuova visione “Rendituale” della stessa. La Rendita infatti si distingue dal Reddito perché è una variabile di flusso finanziario, legata a più di un periodo. La rendita è un’entrata costante ad intervalli di tempo regolari, anche se per un certo orizzonte temporale.

Nell’affermazione di Maurizio Sarlo “Diritto” e non “Reddito di Dignità”, vogliamo leggere un nuovo paradigma che voglia rappresentare una futura forma di società, nella quale la “Diritto-Rendita di Dignità”, non sia qualcosa che va a stipendiare la dignità, ma un valore che scaturisca dal diritto stesso di avere una dignità, che possa realmente sconfiggere quello stato di indigenza che oggi sfiora un terzo della popolazione italiana, magari con delle misure governative create attraverso una sovranizzazione di una parte dell’economia italiana a credito e non più a debito.

Nei giorni scorsi Maurizio Sarlo ha scritto che qualcuno gli avrebbe chiesto di essere più coinciso nelle sue spiegazioni, noi crediamo che le parole spese per creare consapevolezza, siano sempre poche e a coloro che credono che l’ermeticità sia segno di saggezza o di realismo, vogliamo regalare un pensiero di Michele Federico Sciacca, un grande filosofo italiano del secolo scorso.

“Vi sono pensatori che vivono di rendita o si ripetono, altri che crescono su se stessi; per comprenderli è necessario conoscerli in tutto il loro itinerario critico di approfondimento”.

Daniele Lama Trubiano 2018©

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