<<Oggi è sempre più importante imparare a comunicare efficacemente con i bambini e i ragazzi, in particolare per i genitori e per persone come educatori e insegnanti che lavorano a stretto contatto con i giovani>>. (Associazione Le Sei Direzioni).

Per affrontare l’argomento che mi ha colpito di più questa settimana, vi regalo un piccolo frammento del libro “La Bambina svelata”, scritto recentemente da me e da Ketty Capodici ed edito da LFA Publisher, nel quale viene raccontato ed affrontato un problema che coinvolge tante famiglie, ma del quale vi è una profonda ritrosia a parlarne. Il risultato sono migliaia di persone e soprattutto bambini, che vivono nella paura e nella violenza fisica e psicologica:

“Quante volte ho pensato di avvelenarlo, con il topicida che lui ha comprato per eliminare i ratti che ho portato in garage, per impedirgli di starci con le bambine. E quante notti sono poi stata sveglia a chiedere perdono alla Madonna e a Gesù, per avere avuto dei pensieri così brutti, verso la bestia ma anche verso mia madre”.

Questa è la storia della bambina raccontata nel libro ma è anche la storia di tante altre bambine, che ogni giorno ricevono offesa di chi dovrebbe dare loro solo amore; come Debora che nei giorni scorsi è salita alle cronache nazionali, suo malgrado.

«Papà fermati non fare più nulla», poi il colpo mortale. Debora colpisce con il coltello suo padre, che stramazza a terra esanime, mente la ragazza gli stringe il volto tra le mani urlando: «Papà non mi lasciare ti voglio bene, perdonami, non volevo».

Debora non voleva, ma per salvarsi e salvare la madre, non ha potuto fare altro che condannarsi all’oblio. Sì, perché la Giustizia dei Tribunali potrà anche stabilire che Debora ha agito per legittima difesa, ma quella povera ragazza porterà per sempre dentro di sé, quella che è l’ennesima sconfitta di una società, che non è in grado di proteggere i più deboli. Suo padre Lorenzo da tempo vessava la famiglia con violenze fisiche e psicologiche, ma le maglie del sistema in cui viviamo, che dovrebbero evitare che queste cose avvengano, sono inesorabilmente troppo ampie e violenze di ogni genere, ogni giorno, anche in questo momento, vengono perpetrate dentro le mura domestiche. Si calcola che oltre il 70% delle violenze effettuate sulle donne o sui bambini avvengano proprio in ambito familiare e la società evita di approfondire questo problema che spesso incontra muri di gomma impossibili da superare.

La vita di Debora e di tanti altri ragazzi e bambini, è sconvolta continuamente da quello che succede in ambito familiare e per quanto molte associazioni e volontari cerchino di porre un freno a questa piaga sociale, ci rendiamo conto che l’interprete principale, che dovrebbe affrontare questa problematica, lo Stato, in realtà è praticamente assente. Si dovrebbe iniziare dalla più tenera età a creare una cultura del rispetto e soprattutto si dovrebbero studiare e ricercare sistemi e forme di tutela, per evitare che quello che ha fatto Debora, possa diventare alla fine una delle soluzioni possibili per quei drammi familiari.

Tra le tante Entità che ho conosciuto grazie al progetto per un mondo migliore, una che mi ha colpito particolarmente è stata quella dell’associazione “Le Sei Direzioni” che ha nel proprio incipit di “aiutare bambini, giovani, adulti e anziani, ad esprimere i propri talenti in tutte le direzioni della vita, per acquisire una maggiore consapevolezza di sé e per uno sviluppo armonico del proprio essere”.

Tra le iniziative che pone in essere questa associazione, vorrei citare quella proposta dall’Avvocato Saverio Lauretta, sul tema dei diritti dei bambini. Credo che sia fondamentale partire proprio dai bambini per instaurare un nuovo paradigma, che preveda la parola rispetto, non più come qualcosa da dovere raggiungere, bensì come un dato di fatto oggettivo, sul quale si basi tutta la nuova società umanistica che vorremmo realizzare, a partire proprio dal rispetto dei bambini e delle donne, in primis in ambito domestico. Oggi abbiamo sentito l’avvocato Lauretta:

<<Avvocato, intanto grazie di averci concesso questa piccola intervista. Avrà sicuramente seguito la vicenda che ha visto coinvolta Debora, la ragazza che per proteggere se e sua madre ha tolto la vita al padre. Cosa pensa lei di questo episodio di cronaca e soprattutto a chi ritiene di poter addebitare la responsabilità di quello che è accaduto?>>

<<Come tutti, credo, anch’io ho appreso dai mass media questa notizia di cronaca, grave, direi anzi gravissima. Purtroppo, ogni giorno non sono più semplici fatti di cronaca, più o meno importanti, che apprendiamo ma veri e propri bollettini di guerra che rappresentano un assalto continuo e costante alla società, alla famiglia ai valori basilari della convivenza umana: ciò che ormai accade tra le persone non accade, a mio avviso, neppure tra gli animali e forse siamo arrivati al punto che anche da loro dovremmo apprendere le regole di una convivenza rispettosa. Non mi è personalmente difficile immaginare quello che questa povera ragazza sta vivendo, che ha vissuto e che vivrà per il resto della sua vita. Dire solo un dramma è riduttivo. Addebitare la responsabilità a qualcuno non credo affatto si possa neppure pensare di ravvisarlo se non, invece, renderci conto che se di responsabilità occorre parlare bisogna andarle a ravvisarle ed ascrivere ad ognuno di noi rispetto a ciò che facciamo o meglio che non facciamo per il bene di chi ci sta accanto che non sono solamente i membri della nostra famiglia ma tutti quelli che assieme a noi vivono la società di questo mondo che indubbiamente sta attraversando un momento di grandi difficoltà dove criticare e giudicare è sicuramente facile ma sbracciarsi per cambiare le cose solo pochi sono in grado di farlo. Sono indubbiamente vicino, come sicuramente tante altre persone di buon senso, a questa ragazza che nella scelta che ha fatto e nell’azione estrema che ha dovuto compiere adesso va aiutata da tutti noi ma soprattutto da chi è preposto istituzionalmente a farlo e non con semplici proclami ma con fatti concreti>>.

<<Lei è attivissimo con l’associazione “Le Sei Direzioni” che si occupa anche di infanzia. Ritiene sia possibile una reale campagna di prevenzione ed informazione, atta a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma soprattutto a fare emergere chi subisce violenze familiari, al fine di scoperchiare la realtà di questo vaso di Pandora, sul quale incomprensibilmente sembra essere stato posto un coperchio morale?>>

<<Guardi, non mi è difficile credere che pure Lei sia assolutamente d’accordo sul fatto che di campagne di prevenzione, di informazione e di sensibilizzazione ce ne siano tante e di continuo e che l’opinione pubblica conosca bene il problema. La questione, dal mio punto di vista, non è affatto quella di scoperchiare il vaso di pandora bensì quella di eseguire concretamente azioni che conducono a far sentire l’efficienza e l’efficacia di queste campagne partendo dal fatto che certamente, per dovere di cronaca, bisogna rappresentare questi fatti di cronaca, col rischio purtroppo che molte volte questo produce effetti domino, come si dice nel gergo, ma nello stesso tempo bisogna anche rappresentare e comunicare gli effetti positivi prodotti da queste campagne di prevenzione di informazione e sensibilizzazione verso chi subisce violenze familiari e che grazie a tutto questo ha superato, anche se con non poche difficoltà questi gravissimi momenti; di questo non se ne parla. Legittimamente mi pongo la domanda: Ma perché?>>

<<La legislazione attuale forse non è in grado di frenare le violenze domestiche. Secondo lei, a prescindere dall’investimento sulla cultura del rispetto che è indispensabile a cambiare il paradigma attuale, quali potrebbero essere le misure da attuare immediatamente, per prevenire questo fenomeno?>>

<<Personalmente non credo affatto che la legislazione attuale non sia in grado di frenare le violenze domestiche, è anzi molto precisa e puntuale. Magistrati e forze dell’ordine operano con estrema sensibilità e professionalità e non credo affatto che facciano sconti a nessuno cosi come alcune volte certi organi di stampa fanno credere: bisogna conosce prima di giudicare ammesso che giudicare debba essere anche appannaggio di chi non ha la professionalità per farlo. Io ho assoluto rispetto e fiducia per la magistratura e le forze dell’ordine e non per timore di pensare il contrario ma semplicemente perché credo incondizionatamente alle Istituzioni ed al senso di Patria. Certamente si può fare molto di più come in ogni cosa. È la cultura del rispetto che bisogna irrobustire senza se e senza ma nel fare questo non bisogna certamente dimenticare che il rispetto è una faccia della medaglia dove l’altra faccia è rappresentata dalla dignità che deve essere riconosciuta ad ogni persona e quando parlo di dignità non mi riferisco solamente a quella che deve essere riconosciuta come valore di una persona a prescindere dal colore, dalla razza, dalla religione e così via, ma anche e soprattutto da quella che lo Stato, quindi tutti noi, siamo chiamati a riconoscere a ciascuna persona che non può affatto vivere, o meglio dire, sopravvivere quotidianamente ai limiti della povertà e del degrado sociale perché è questo quello che molte volte fa scaturire la violenza nelle persone, che quindi diventa anche violenza domestica. Certamente la violenza domestica si ravvisa anche in ceti alti ma, per quella che è la mia esperienza oltre che professionale anche di persona comune che vive relazioni sociali con una moltitudine di persone, i casi sono di gran lunga inferiori. A mio avviso le attuali misure legislative sono più che sufficienti a poter combattere questo fenomeno. Le misure, a mio avviso vanno invece ricercate, realizzate e migliorate su altri campi a partire dalle coscienze di ognuno di noi, dalla cultura ma soprattutto dal rispetto e dall’attuazione di condotte che concretamente devono assicurare la dignità sociale di ogni persona che non ha affatto diritto di sopravvivere ma di vivere, quindi di amare per rispettare ed essere rispettata incondizionatamente.>>

Il prossimo appuntamento dell’Associazione Le Sei Direzioni, con i diritti dei bambini sarà un “talk show” a Vigonza sabato 8 giugno dalle ore 15,00 alle ore 18,00 e potete trovare tutte le informazioni su questo evento, visitando la pagina che si apre cliccando sull’immagine sotto.

I Diritti del Bambino

Ringraziamo l’avvocato Saverio Lauretta e l’Associazione “Le Sei Direzioni” per il loro impegno, ma soprattutto vogliamo mandare un grande abbraccio a Debora, alla quale vorremmo portare tutto il nostro sostegno morale, chiedendole perdono per quello che ha dovuto affrontare, con la consapevolezza che questa società, con il suo silenzio e con la sua omertà è complice ingiustificabile, anche di quello che è successo a lei.

Noi che speriamo in un Mondo Migliore, sogniamo una società che metta i bambini, la loro sicurezza, i loro diritti e la loro dignità di crescere in ambienti sereni, sempre al centro dell’interesse primario della Comunità.

 “Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini”.  (Dietrich Bonhoeffer)

Daniele Lama Trubiano 2019©

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