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Cronaca

Senti chi parla… Mimì

Per ricominciare l’attività del blog, oggi anticipiamo la rubrica del giovedì:

È un inverno gelido nel quale spesso la corrente elettrica viene a mancare. Sento bussare alla mia porta e quando apro trovo una giovane donna infreddolita, alla quale si è spento il lume e non riesce a trovare la serratura della sua porta. Stringe in mano la chiave di casa mentre mi chiede di poter accendere la candela per potere trovare la serratura del suo appartamento, posizionato all’ultimo piano del palazzo dove abitiamo entrambi. La faccio entrare per scaldarsi un attimo vicino alla stufa, che ho alimentato con alcune mie poesie; sono un poeta squattrinato e non ho soldi per la legna, per cui nella stufa butto le pagine dei miei scritti. Vivo con altri artisti poveri come me, in un palazzo alla periferia di una grande città. Lei entra timorosa e poi mi guarda con i suoi splendidi occhi neri, mentre viene colta da un malore e le cade la chiave di casa. Quando si riprende, ho nascosto la chiave e rimango incantato a guardarla mentre lei si presenta.

<<Salve, mi chiamano Mimì, ma il mio nome è Lucia. La mia storia è breve, sono una donna tranquilla, che ama ricamare gigli e rose. Mi piacciono quelle cose, che ti mettono un po’ di malinconia e che parlano d’amore, di primavere, di sogni e di chimere, quelle cose che vengono raccontate nelle poesie. Lei m’intende? Mi chiamano Mimì, ma non so il perché. Vivo da sola e non vado sempre a messa, ma prego tanto il Signore. Abito in una mansarda che ha una finestra sui tetti e quando la neve si scioglie, ad aprile, il primo bacio del sole è mio. È il mese in cui nella mia camera germogliano nei vasi le rose, così che anche io posso finalmente sentire l’odore dei fiori, che invece non hanno quelli che io ricamo. Altro di me non le saprei narrare. Sono la sua vicina, che la viene a importunare”.

Quante volte, poco dopo che si sono spente le luci in sala, ho riammirato questa scena, che mi ha sempre commosso con la forza delle sue parole, della scenografia e soprattutto della musica, che Puccini ci ha voluto regalare in questa grandissima opera lirica. La Boheme, tratta dal libretto di Giacosa e Illiaca, debutta per la prima volta al Teatro Regio di Torino nel 1896, diretta da un giovane e sconosciuto maestro, che diventerà poi uno dei più grandi maestri di tutti i tempi: Arturo Toscanini. L’opera è ambientata a Parigi, in un periodo storico che verrà ricordato come “Bohemien”, dentro un appartamento, ove vivono quattro artisti squattrinati, che conducono una vita “Gaia e terribile”, la “boheme” appunto. Sono il filosofo Colline, il musicista Schaunard, il pittore Marcello ed il poeta Rodolfo. Al piano superiore, sopra di loro nella mansarda, abita Lucia una ricamatrice, che tutti chiamano Mimì. Il gruppo assieme ad un’altra donna, Musetta, vivranno una storia che ruoterà intorno all’amore tra Mimì e Rodolfo.

Quando mi sono innamorato dell’opera lirica, ho apprezzato i testi, la musica e le voci degli interpreti e sinceramente poco avevo capito del significato intrinseco delle opere stesse, che ho scoperto poi, quando mi sono innamorato anche della filosofia, essere fondamento del pensiero di vere e proprie scuole di pensiero filosofiche. Ed ecco che poi rivedendo successivamente gli allestimenti di quelle opere, le ho potute apprezzare davvero in tutta la loro grandezza. In questi giorni in cui il blog è stato bloccato, per il trasferimento su nuovi server più grandi e potenti, spesso mi è venuta la voglia di pubblicare i miei post direttamente sulle nostre pagine Coemm, come facevamo fino a qualche mese fa, saltando il blog. Ma poi ho quasi sempre desistito perché ho ritenuto che rinnegare anche momentaneamente il blog, non solo avrebbe voluto rappresentare un passo indietro rispetto alla nostra evoluzione verso quella “Buona Comunicazione”, che ci è stata richiesta da Maurizio Sarlo, ma soprattutto sarebbe stato solo ed esclusivamente un esercizio narcisistico, evidenziato nel voler essere presente comunque, anche fuori da ciò che è stata quella naturale crescita della mia produzione letteraria, in questo movimento. La pausa mi è servita per racimolare le idee, divenute per la tempistica del blog di una velocità incredibile e mi ha dato la possibilità di organizzare meglio il lavoro del Blog per il futuro, di prendere tanti appunti e soprattutto riallacciare molti rapporti umani, con alcuni di voi, con i quali ci eravamo un pochino persi di vista.

Poi un pomeriggio, mentre scrivevo, alla televisione ho sentito la Callas che cantava l’aria di Mimì della Boheme e di colpo mi sono ritrovato a ricantare le romanze di quell’opera, che conosco a memoria e che amo da morire. Boheme la considero la prima opera alla quale un neo-melomane dovrebbe assistere, nel suo avvicinamento alla lirica, per la sua semplicità espressiva e la comprensibilità della storia che racconta. Credevo di conoscere ogni più piccola virgola di questa meravigliosa composizione, ma come sempre, quando credi di avere sviscerato tutto di qualcosa che ami, ecco che puntualmente ti accorgi che hai ancora tanto da imparare. Così la storia della ragazza in difficoltà, al freddo, al buio, sola e in cerca di amore, improvvisamente mi riporta al nostro movimento e a quell’impegno morale, che ognuno di noi che scriviamo nei blog collegati a Coemm, abbiamo preso in merito soprattutto al senso del nostro impegno. Ma per spiegare questo devo tornare alle parole di Rodolfo, quando trova sulla porta di casa Mimì infreddolita. Le prende la mano dolcemente e poi le dice:

<< Che gelida manina, se la lasci riscaldar. Cercar che giova? Al buio non si trova. Ma per fortuna, è una notte di luna e qui la luna, l’abbiamo vicina. Aspetti, signorina, le dirò con due parole: chi son? chi son e che faccio, come vivo? Vuole? Chi son? Sono un poeta.  Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mi è lieta, scialo da gran signore, rime ed inni d’amore. Per sogni e per chimere e per castelli in aria! L’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere, ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora, ed i miei sogni usati e i bei sogni miei, tosto si dileguar! Ma il furto non m’accora, poiché v’ha preso stanza, la speranza! Or che mi conoscete, parlate voi deh! Parlate, Chi siete? Vi piaccia dir?>>

Ecco amici miei, in questi giorni che non ho potuto scrivere per Coemm, per i Clemm e per tutti voi, ho compreso bene cosa abbia voluto chiedere Maurizio Sarlo a noi che scriviamo sui blog. Attraverso i nostri scritti, le nostre rime, le nostre parole, in quei sogni, in quelle chimere, che molti di voi affermano per esempio che io sappia descrivere e raccontare, il fondatore di Coemm, ci ha chiesto di prendere la vostra mano, infreddolita da anni di paure e sottomissioni e di diventare quel bagliore della luna che vi aiuti ad illuminare il vostro cammino, affinché possiate più facilmente raccogliere quella chiave, la chiave della vostra dignità, che avevate perso e che vi permetterà di aprire la serratura del vostro cuore, per entrare in un mondo migliore, non come comparse, bensì come attori principali, non come sudditi, ma come principi della vostra esistenza.

Quindi come vedete è proprio vero quello che dice Maurizio quando afferma che “nulla succede per caso”. Grazie a questa piccola pausa, oggi ho compreso che il nostro impegno nel movimento, non è più solo un obbligo morale verso noi stessi, per fare qualcosa che sia utile, vero e necessario, ma è fondamentalmente la necessità di mettere quella nostra ricchezza interiore, di cui oggi, grazie a voi, anche io sono finalmente conscio, a disposizione di tutti coloro che possono avere bisogno delle nostre parole.

Io, nonostante le difficoltà economiche che sto attraversando, oggi so bene che questa mia povertà è solo materiale e che comunque, con la mia penna, posso veramente scialare “da gran signore, rime ed inni d’amore. Per sogni e per chimere e per castelli in aria! L’anima ho milionaria”.

Eh sì, la mia anima è milionaria e oggi sono consapevole che è proprio la ricchezza che è racchiusa nella mia anima, nelle vostre anime, quella che possiamo mettere a disposizione di questo meraviglioso progetto e se poi qualcuno “ruberà” le nostre parole per aiutare qualcun altro, non ci sentiremo derubati perché: “Il furto non m’accora, poiché v’ha preso stanza, la speranza!”.  Forse quel salto di un centimetro verso il burrone che ci chiede Maurizio, in realtà non è altro che un “Going back to my roots”, che possiamo ritrovare facendo semplicemente un salto di un centimetro, verso qualcosa che ci ha sempre davvero spaventato inutilmente: un salto di un centimetro dentro il nostro cuore. Vi saluto con un omaggio a Madre Teresa di Calcutta: “Io non sono che una piccola matita nelle mani di Dio, che sta scrivendo e inviando una lettera d’amore al mondo”.

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Daniele Lama Trubiano 2017©

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