Lao Tzu nel capitolo “Wu Wei” inserito nello studio filosofico conosciuto con il nome “Tao Te Ching”, sviscera le possibilità evolutive dell’uomo dividendole in due soli modi di fare: “L’Agire” e il “Non Agire”. Secondo il filosofo vissuto in Cina 2500 anni e divenuto poi una delle principali divinità del “Phanteon Taoista”, a prescindere dall’azione che sceglieremo di fare, comunque poi il risultato sarà sempre e comunque lo stesso. La nostra società oggi più o meno rappresenta benissimo tale affermazione che in alcuni casi diventa quasi una pietra miliare, soprattutto quando abbiamo a che fare con gli appalti pubblici.

Alcuni anni addietro è uscito un articolo su Repubblica che descriveva l’evolversi delle tangenti corrisposte alla politica italiana dagli anni ‘80 ad oggi e non solo confermava che questa scellerata abitudine dei nostri governanti non si fosse mai interrotta, ma addirittura affermava che la percentuale chiesta per la realizzazione di opere pubbliche emersa nelle indagini cd. di “tangentopoli”, si era praticamente raddoppiata con l’avvento della nuova generazione di politici della “seconda repubblica”.

La “tangente”, che deriva dal latino tangere o rubare, è quella parte di capitale di un appalto che viene erogata ai politici o agli amministratori pubblici, in cambio di favori o agevolazioni dagli stessi prestatori d’opera. Spesso quella percentuale viene concessa anche per compiere atti del proprio ufficio, che comunque sarebbero invece dovuti. Se ascoltiamo parlare i giornalisti o quei politici che fanno del giustizialismo politico la loro bandiera, li sentiremo sempre affermare che proprio queste tangenti sono la causa di un malaffare diffuso che ha portato l’Italia nelle condizioni disastrate in cui si trova ora. In realtà, come sempre quando abbiamo a che fare con mezzi di informazione di regime, la situazione è ben differente e nessuno vi dirà mai come stanno davvero le cose.

Ogni giorno sentiamo proclami sia da chi governa che da chi sta all’opposizione, nei quali troviamo elencate le panacee per la soluzione di tutte le problematiche della nostra povera Italia. Puntualmente le promesse di chi governa, dopo campagne elettorali con le quali ci hanno mostrato un mondo migliore, che però alla fine non vedremo mai realizzato, si incagliano sotto i colpi dell’assenza dei fondi necessari per la realizzazione dei programmi di governo. In questi giorni abbiamo scoperto che il disegno rivoluzionario dell’attuale Governo è stato decisamente rettificato, per non dire completamente cancellato, perché dei cento miliardi di euro necessari per attuarlo, in realtà nelle casse dello stato ve ne sarebbero soltanto dieci. Per giustificare questa debacle politica ci dicono che la colpa è dello spreco, della mala organizzazione, dell’Europa o magari anche delle tangenti che vengono pagate. Nessuno che abbia accesso alla stanza dei bottoni, ci dice però che non solo ci sarebbero i cento miliardi di euro necessari per l’attuazione del programma gialloverde, ma che addirittura la cifra di cui potremmo usufruire è mostruosamente più alta e per trovarla basterebbe compiere una semplicissima azione: “Non Agire”. Se prendessimo spunto dal pensiero di Lao Tzu e smettessimo di proporre appalti pubblici per opere nuove e ci limitassimo nel prossimo decennio a sistemare soltanto le opere pubbliche già esistenti curandone la manutenzione, di fatto avremmo realizzato la somma che ci vuole non solo per attuare il programma di Governo di chi attualmente risiede a Palazzo Chigi, ma addirittura per potere erogare un reddito di cittadinanza a tutta la popolazione che ha introiti inferiori a 2000 euro mensili.

Da alcune ricerche effettuate di recente sulle infrastrutture mai terminate è emerso che circa il 60% dei soldi pubblici investiti in appalti, sono stati spesi per opere che non sono mai arrivate a compimento. Si parla di centinaia di miliardi di euro ed è un dato che dimostra la quantità esorbitante di danaro pubblico che viene sprecato attraverso il “non fare”, sempre però con un occhio di riguardo a tutte quelle aziende, società o imprese che risultano vicine al potente di turno, che può pilotare l’assegnazione dei vari appalti a termine. Appalti a tempo determinato” proprio perché alla fine la maggioranza di quelle infrastrutture non sarà mai terminata. Un’altra ricerca ha anche dimostrato che nel periodo che intercorrerà dal 2016 al 2030, proprio a causa delle opere mai realizzate, le strutture private subiranno danni economici per l’ammontare di 606 miliardi di euro nei soli prossimi quindici anni. Tra questi trovano l’esaltazione dell’ “Agire – Non Agire”, i lavori di adeguamento della banda “ultra-larga” per i quali sono stati investiti 370 miliardi di euro.

Grande importanza la rivestono i monumenti allo spreco spesso bloccati da vicende giudiziarie ma che nella maggioranza dei casi vengono bloccati per mancanza dei fondi. Si parte con una base di appalto e poi si scopre che il calcolo per la spesa è stato troppo sottodimensionato e quindi i lavori non si possono eseguire. Non solo le ditte che fanno questi giochettini non hanno ripercussioni legali, ma addirittura risultano poi le assegnatarie di nuovi appalti pubblici.

Come abbiamo visto i soldi non solo ci sarebbero per cambiare il paradigma di questa società devastata, ma sarebbero addirittura sufficienti a creare velocemente un Mondo Migliore nel quale la parola “povertà” sia cancellata per sempre. Basterebbe che le nuove generazioni di politici, quelli che magari governeranno quel Mondo Migliore, portassero nel cuore le parole sull’agire di Immanuel Kant: “Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo”.

Daniele Lama Trubiano 2018 © 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *