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Cronaca

Senti chi parla… Ciaccio e la cenere

Tante volte nei miei racconti ho ricordato il mio vecchio amico Ciaccio, beone, filosofo inconsapevole, che proprio quando era preda dei fumi di bacco, ci regalava trattati di una filosofia che non aveva mai studiato e della quale forse non conosceva nemmeno l’esistenza. Mi ricordo una notte di tanti anni fa, quando sulla spiaggia di Marina di Vecchiano, dove il fiume Serchio va ad incontrare il mare, insieme al mio gruppo di amici, compreso Ciaccio, ci siamo ritrovati per quella che tanti chiamano la festa di mezza estate. È la notte tra il 20 ed il 21 giugno, quella che ci porta al solstizio d’estate. Ma cosa è di fatto il solstizio d’estate? I latini lo chiamavano “solstitium”, che significa “sol”, ovvero “sole”” e “sistere” ovvero “fermarsi”. Di fatto in astronomia il momento in cui il sole si “ferma”, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, sul punto di declinazione massima o minima. Questo significa che i solstizi di estate e di inverno ci presentano rispettivamente il giorno più lungo e più corto dell’anno.

Ma torniamo a Ciaccio ed alla nostra festa di mezza estate davanti al falò sul mare. Si perché tra le peculiarità fondamentali della festa di mezza estate vi è quella di accendere un grande falò sulla spiaggia (oggi pratica purtroppo divenuta in tanti posti vietata). Stiamo giocando, scherzando e bevendo fiumi di birra saltellando intorno al fuoco, con quella gioia istintiva giovanile, che purtroppo di lì a poco avremmo iniziato a perdere dietro la tristezza di una vita che ci veniva imposta da altri. Un urlo, accompagnato da una impronunciabile bestemmia, attira la nostra attenzione verso Ciaccio che si tiene un piede continuando ad inveire contro numi e santi. Mi hanno sempre disturbato le bestemmie ma quelle di Ciaccio non erano offese alla divinità, erano semplicemente rafforzativi del suo pensiero, che sono sicuro anche il buon Dio saprà comprendere e perdonargli nel giorno del giudizio.

Ciaccio ha le mani sporche di sangue mentre tiene stretta una ferita sul piede, che si è provocato con un frammento di vetro riemerso dalla sabbia. Qualcuno ci invita a portarlo all’ospedale, luogo demoniaco per Ciaccio che dice sempre di non sopportare “chi è pagato per tagliarti e cucirti” e proprio mentre cerchiamo di capire cosa possiamo fare, Ciaccio oltre alla soluzione al problema, ci regala un’altra delle sue massime inconsapevoli: “Ma che ospedale! Datemi la cenere che disinfetta, protegge ed è anche beneaugurante”,

Cosa ci ha detto Ciaccio in quella notte del 1980? Per comprendere la grandezza del messaggio del mio amico-beone-filosofo, dobbiamo addirittura tornare ai primordi della festa di mezza estate, quando a festeggiarla erano le popolazioni Druide dell’isola di Mann. La festa era caratterizzata dall’accensione di falò e dalla licenziosità di coloro che all’apice dei festeggiamenti si lasciavano andare a manifestazioni che avrebbero fatto arrossire anche i più odierni libertini. Nell’isola di Man la festa iniziava con il pagamento a Manannan mac Lir, il dio celtico del mare da cui l’isola prende il nome, dell’affitto dell’isola portando dell’erba verde in cima al monte Barule, come disimpegno morale verso il protettore dell’isola. Gli scritti dell’epoca ci raccontano che dopo questo dazio, i festeggiamenti potevano iniziare e culminavano in situazioni “troppo sconvolgenti per poterne parlare”. Questo momento di inizio estate veniva chiamato “periodo dei fuochi” e l’apice dei festeggiamenti beneauguranti si realizzavano con l’usanza di camminare in circolo intorno al fuoco con il bestiame con le fiaccole accese. Alla fine della festa la cenere di questi fuochi veniva mescolata con le sementi, che poi sarebbero state usate per la semina, attestando così il carattere speciale e protettore di questi fuochi e soprattutto della loro cenere.

Questa festa prese piede in tutta Europa ed era talmente radicata anche nelle popolazioni contadine che la Chiesa, per contrastarne proprio le implicazioni poco morali che rivestiva, decise di dedicare la settimana del solstizio di estate ad uno dei santi più importanti, ovvero quel San Giovanni Battista, cugino di Gesù e battezzatore dei peccati dell’umanità, per frenare e cancellare la memoria di questa usanza proveniente dal nord Europa.

Ciaccio per l’ennesima volta ci aveva regalato una pagina inconsapevole di quella conoscenza popolare che riconosce alla cenere delle capacità protettive che ci riportano alla notte dei tempi.

Spero anche oggi di avervi regalato qualcosa che non conoscevate.

Daniele Lama Trubiano 2018 ©

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