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Ambiente Cronaca

Lunedi sotto la Torre: “Appì!”

 “C’è un ape che se posa

su un bottone de rosa:

lo succhia e se ne và…

Tutto sommato, la felicità

è una piccola cosa.

È una bellissima poesia di Trilussa con la quale il grande poeta romano, ci descrive “la felicità“. Noi abbiamo perso il gusto di ricercare quella felicità che potremmo trovare anche nel volo di una piccola ape.

Ha poco più di un anno ed è la cosa più bella che abbia mai visto. È terribilmente attiva, vispa e curiosa e ogni cosa che le capita attorno si trasforma in una gioia contagiosa per tutti quelli che le sono vicini. Basta poco a farla esplodere di felicità, a volte anche il volo di un minuscolo insetto che nel suo linguaggio in costruzione, si trasforma in un’esclamazione gioiosa: “Appì!”.

Non importa se quell’insetto sia poi davvero un’ape, l’importante è che quella cosa che le vola intorno non sia più grande di un calabrone, altrimenti per il suo ermetico linguaggio si trasformerebbe in “Picciòne!”. È l’inizio degli anni ’90 e per mia figlia Michela, che da poco ha superato il primo anno di età, il mondo degli esseri volanti si divide in tre categorie “Dumbo, Picciòne e Appì”.

Del  resto chi non ama questo piccolo insetto, che nella fantasia di Michela si è materializzato attraverso una vecchia videocassetta, nella quale veniva raccontata la storia dell’Ape Maia, un personaggio buono, altruista e felice, che già aveva fatto compagnia all’adolescenza dei suoi genitori.

Ogni persona che ha un minimo di “grano salis” in zucca dovrebbe tutelare questo piccolo insetto che risulta essere alla base della catena della nostra vita. Se sparissero le api, nel giro di pochissimo tempo spariremmo anche tutti noi, venendo a mancare colei che impollina le piante di fatto alimentando poi tutto il meccanismo che ci porta a nutrirci e respirare.

Oggi guardando il Monte Serra dietro casa mia, nella provincia di Pisa, una profonda tristezza mi assale a causa di qualche scellerato che nelle scorse settimane, approfittando dell’arrivo di un Grecale che ha spazzato la Toscana per diversi giorni, ha incendiato buona parte di questo monte meraviglioso costringendo oltre 700 persone ad abbandonare le proprie case e distruggendo mille ettari di bosco e circa 10 mila piante di olivo, dalle quali veniva prodotto l’olio EVO di Calci, famoso in tutto il mondo. La Coldiretti pisana ha stabilito che ci vorranno almeno sei anni prima di tornare alla normalità della produzione dell’olio ma soprattutto saranno necessari almeno 15 anni per ritornare alla normalità boschiva e tutto questo con un totale di danni che si attesta intorno ai 5 milioni di euro solo per l’agricoltura. Oltre alle piante, pensate poi a tutti gli animali che sono morti o fuggiti dal loro habitat naturale e a quante specie di insetti autoctone sono state distrutte.  Su quel monte vi erano anche tante colonie di api, che alcuni allevatori avevano portato per sfruttare le potenzialità del bosco per produrre un miele di altissima qualità, a livello artigianale.

Nella Valgraziosa, in località San Bernardo, dove l’incendio è stato più cruento e distruttivo, una piccola azienda di apicoltura è stata annientata dalle fiamme perdendo quasi tutti gli apiari tranne i pochi che sono riusciti, nella notte dell’incendio, a trasferire in un luogo sicuro. Per due giorni i titolari non sono potuti tornare dove hanno lavorato tanto per creare il loro paradiso in terra, il luogo dove “loro vivevano”, come amavano dire alle persone che arrivavano da loro per comprare i prodotti delle loro api e la sofferenza per la perdita del loro lavoro, in quei due giorni di fuoco vigliacco, li ha devastati assieme al pensiero di sapere sterminate quelle loro meravigliose api, che amavano come dei figli.

La prima mattina che i pompieri hanno permesso loro di tornare alla loro azienda, la desolazione e la tristezza nel trovare tutto bruciato, con le arnie carbonizzate e tutto incenerito, li ha riportati alla triste realtà di avere perso tutto. Improvvisamente quello scenario lunare di morte si è trasformato nei loro cuori in un’immensa gioia quando aprendo le arnie carbonizzate, hanno trovato al loro interno due famiglie di api, straordinariamente sopravvissute anche se decimate. La maggior parte delle api morte sono state uccise dal fumo e dal calore in un estremo tentativo, riuscito, di salvare l’ape Regina, mentre quelle che si sono salvate sono state immediatamente trasferite dentro arnie nuove che garantiranno ai titolari la possibilità di ripartire, dentro una promessa di uno dei titolari. <<Da qui si riparte. Resilienza. Loro ce l’hanno fatta ed io ora farò del mio meglio per farle sopravvivere>>.

Spesso la natura è più forte della stupidità umana; a volte devastando il territorio che l’uomo ha violentato, ma altre volte intervenendo per salvare qualcosa che la scelleratezza umana avrebbe cancellato. Ripenso a quelle arnie e a madre natura che ha voluto salvare quelle api, che potranno tornare a fare felice qualche bambino. Questa storia a lieto fine mi fa tornare alla mente una bellissima frase di George Carlin: “Mi piace quando un fiore o un piccolo ciuffo di erba crescono attraverso una fessura nel cemento. E’ così dannatamente eroico”.

Daniele Lama Trubiano 2018©

 

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