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Cronaca

La Torre di Babele

Una tremenda influenza mi sta limitando nella mia attività giornaliera nelle chat a disposizione del movimento, ed anche le rubriche programmate in questi giorni, non riesco a portarle avanti, ma voglio fare un piccolo intervento per quanto ho notato ieri sera:

«Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.»

Questo è il racconto della Torre di Babele come riportato dalla Genesi 11, 1-9 e il significato che daremo a queste parole, se lo leggiamo con gli occhi pieni di amore divino, sarà che la potenza divina non deve essere mai messa a paragone con quella umana, salvo poi pagarne lo scotto. Credo che questa analisi possa valere anche per chi non si riconosce in un’entità superiore, ma che riconosca alla natura una sua entità divina. Proprio per questa assenza di rispetto l’uomo ha pagato e continua a pagare duramente il suo non rispettare la natura. Da questa prima visione della Torre di Babele, abbiamo compreso che il messaggio è in realtà un invito a rimanere al proprio posto, rispettando chi ha una grandezza o una ricchezza interiore, superiore alla nostra. Purtroppo noi uomini invece siamo portati a voler dimostrare di essere avanti, di essere oltre, se non addirittura di arrivare a millantare delle conoscenze, che il più delle volte servono solo a creare confusione. Il più delle volte, come successe a coloro che tentarono di costruire la Torre di Babele, ci ritroviamo a parlare della stessa cosa in diecimila lingue, con il solo risultato di non riuscire a comprendere quello che dovremmo fare. Eppure sarebbe tanto semplice.

È vero il movimento ha fatto un errore (e meno male sennò sarebbero dei mostri), non comunicando in partenza che dovevamo autocertificare la presa visione del “Regolamento Coemm 2.0”, allegando ai documenti, la fotocopia della carta di identità, controfirmata. Questa piccola defaillance organizzativa era stata superata con un post di Maurizio Sarlo, che comunicava questa necessità e contestualmente informava coloro che avevano già spedito, che per il momento non avrebbero dovuto fare altro. Nonostante questo, ieri sera al TG Coemm, abbiamo avuto per l’ennesima volta, la triste riprova di quanto la Torre di Babele, sia ancora insita dentro di noi. Credo che la frase: “fotocopia davanti/dietro della carta di identità, su un unico foglio, con apposta la firma leggibile” non abbia né possibilità interpretative e nemmeno che possa lasciare adito a dubbi su cosa ci venga richiesto. Eppure ieri sera nel corso della serata, lo stesso nostro segretario generale, ha prima dovuto spiegare nuovamente questa semplice operazione, poi ha dovuto confermarla in seguito alle pressanti domande della chat presentategli dal personale di studio ed alla fine ha dovuto anche confermare la conferma per un invito specifico del nostro grande Giancarlo Cozzutto.

Maurizio, con la pazienza di Giobbe, ha ripetuto più volte le stesse cose al fine di riuscire a portare chiarezza. Noi che invece leggevamo direttamente anche la chat, siamo rimasti perplessi dalle molte domande che venivano poste. “Ma in bianco e nero o a colori?”, “Ma su una pagina o su due pagine?”, “La patente va bene?”. Potrei andare avanti per venti righe scrivendo le domande che sono state poste e che trovavano la risposta, direttamente nella comunicazione che era stata data in partenza, eppure nonostante questo chi le ha scritte, ha avuto la necessità di esporre quel dubbio, ottenendo l’unico risultato di creare confusione nella chat e nella testa di chi leggeva.

Maurizio Sarlo, con il post che ha pubblicato e con le parole che ha ribadito ieri sera, ci ha ricordato una cosa che spesso dimentichiamo. Abbiamo due occhi, due orecchie e una bocca sola. Forse perché dobbiamo imparare a guardare e ascoltare di più, provando a parlare di meno.

Daniele Lama Trubiano 2017©

 

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