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Cronaca

La settimana CQ24: “La volontaria”

In settimana si è svolta la finale della coppa nazionale, più comunemente conosciuta come Coppa Italia, tra le squadre del Milan e della Juventus, con quest’ultima che si è aggiudicata il trofeo. La sera stessa, come sempre succede, sulle più disparate pagine social, sono fiorite decine di chat che commentavano il risultato di questa antica manifestazione sportiva.

Dopo due anni che pubblichiamo “articoletti” nei quali promuoviamo e cerchiamo di costruire un contesto nel quale alla base vi sia un profondo rispetto verso il tutto, ma soprattutto una nuova e allo stesso tempo antica forma di interazione tra esseri umani, nella quale l’altruismo e la condivisione totale sia il faro illuminante del nostro incedere, credo che se veramente non avessimo pensato le cose che promuoviamo, quel castello di carte sarebbe crollato miseramente sotto i colpi dell’ipocrisia. Questo è il risultato di un percorso interiore iniziato una sera di settembre di tre anni fa, nel momento più basso della nostra esistenza, dopo il quale abbiamo capito che nella vita “non conta essere buonisti, ma basta semplicemente essere buoni”.

Da quella sera abbiamo impostato la nostra esistenza nel rispetto dell’altrui pensiero, pure se lontano mille miglia dal nostro, anche a costo di dover interagire con soggetti che risultano totalmente opposti ai nostri ideali. Il nostro pensiero e il relativo modo di raccontarsi è stato condiviso centinaia di volte nei commenti sotto i nostri scritti, dai tanti amici con i quali condividiamo le pagine social. Tutto sembra filare liscio, corretto è pregno di coerenza, fino a quando però alcune persone che interagiscono con noi, non perdono quei filtri che probabilmente si impongono per presentare una loro immagine buonista. In realtà poi basta una divergenza politica, campanilistica, o a volte una notizia di cronaca nera, per vedere uscire il peggio dalle persone da cui non t’immagineresti mai che potessero scrivere o pensare offese, minacce e auguri di disgrazie verso terze persone. Tutto questo comportamento folle, assurdamente viene acuito nel momento in cui le differenze tra le persone che interagiscono, sono poi legate a squadre di calcio.

Quello che viene considerato lo sport nazionale per eccellenza, ma che in realtà di sportivo ha oramai veramente poco, considerate le cifre sproporzionate che vi ruotano attorno, ha la capacità di tirare fuori il peggio delle persone che si manifestano con offese, ludibri che vanno ben oltre lo sfottò, minacce e anche maledizioni. Queste stesse persone magari poi nelle loro pagine inneggiamo all’uguaglianza, all’amore totale, all’altruismo e al rispetto di tutti gli Esseri Umani, in una escalation di ipocrisia che rasenta a volte la commedia all’italiana e che scatta al fischio di un arbitro. Ma perché esseri umani che per sei giorni si presentano come degli asceti, la domenica o in occasione di incontri di calcio, si trasformano in posseduti che vomitano verde come nella migliore tradizione cinematografica? Sono ipocriti e falsi oppure il motivo è differente? Queste persone sono effettivamente buone o si fingono buoniste per ottenere il consenso o c’è dell’altro?

Noi crediamo che la realtà sia ben più semplice e che effettivamente le persone che durante la settimana cercano di costruire un Mondo Migliore lo facciano davvero con i migliori intenti. Questi Giani bifronti, quando poi incappano in un pallone che rotola si trasformano in qualcosa che non ha nulla a che vedere con la loro cattiveria o la loro bontà, ma più semplicemente in quei novanta minuti, esaltano una loro patologia che riconosciamo nello stesso termine con cui li indichiamo, ovvero: “Tifosi”. Del resto è lo stesso vocabolo che ci fornisce la risposta ed infatti, nelle nostre ricerche, abbiamo scoperto che storicamente si ritiene che: <<La parola tifoso, collegata ai supporter del calcio è quella che lega il termine al comportamento dei malati di tifo: come questi ultimi avevano improvvisi e periodici attacchi febbrili, così i “malati di sport” sono soggetti a sfoghi domenicali, poco frequenti, ma di grande intensità>>.

Con questo non vogliamo giustificare o giudicare coloro che scatenano la loro ira contro un’altra squadra di calcio e i suoi supporter, ma più semplicemente intendiamo fornire loro il modo di comprendere la presenza di questa loro patologia per cercare di superarla e curarla, realizzando così una loro vera bontà interiore, che cancelli definitivamente quel loro stato di parziale buonismo.

Anche Socrate spiegava ai suoi allievi che “parlavano bene ma razzolavano male” che nella vita <<Non si deve filosofeggiare, ma più semplicemente vivere nella filosofia>>.

Oggi chiudiamo il nostro omaggio settimanale a CQ24.it, restando in argomento, raccontando un episodio che ci è capitato questa settimana, che rende bene l’idea dell’ipocrisia che ci circonda. Giacomo, un nostro amico, durante una conversazione conviviale sull’assurdità del comportamento umano, ci ha raccontato di avere incontrato una conoscente che stava partendo per un paese del terzo mondo. Quando le ha chiesto cosa andasse a fare, lei con un sorriso a bocca piena gli ha risposto che andava a fare volontariato in aiuto degli ultimi. Giacomo conoscendo la situazione familiare della donna, che non era delle più rosee, le ha chiesto se avesse fatto pace con i fratelli e la risposta della volontaria è stata: “Con chi? Con quelle Carogne? Ma speriamo che schiantino tutti!”.

Daniele Lama Trubiano 2018 ©

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