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Cronaca

Buona Domenica ad un “Amore di Plastica”.

«Volevo essere più forte di ogni tua perplessità, Ma io non posso accontentarmi, se tutto quello che sai darmi, è un amore di plastica»

Era il 1996 e una giovanissima Carmen Consoli, partecipava con il brano “Un amore di plastica”, alla sezione “nuove proposte” del festival di Sanremo. È una canzone dura che racconta un rapporto d’amore infelice, talmente sbagliato da potere essere paragonato a qualcosa di plastica, “inanimato, inutile e privo di vita”. Oggi il problema della plastica è esploso in tutta la sua negatività, grazie a numerose ricerche scientifiche, che hanno fatto emerge il problema del suo smaltimento.

Vedendo le immagini che ci arrivano dal mondo, affogato da tonnellate di plastica, ci verrebbe da chiedere: <<E mò e mò e mò?>>.

Eppure, la plastica ce l’avevano presentata come qualcosa di meraviglioso, che avrebbe cambiato in meglio la nostra esistenza; alcuni di voi ricorderanno una pubblicità di Carosello, all’inizio degli anni Settanta, nella quale un coretto, rivolto ad una casalinga, canticchiava il ritornello: <<E mò e mò e mò?>>, con il grandissimo Gino Bramieri che rispondeva: <<E signora badi ben, che sia fatto di Moplen!>>, invitando lei e i telespettatori ad acquistare i prodotti, creati con quel nuovo tipo di materiale plastico.

La plastica in quegli anni è entrata così nelle nostre esistenze, stravolgendo completamente le nostre abitudini, arrivando oggi a presentarci delle assurdità commerciali, come per esempio tutta quella frutta che troviamo ripulita della propria buccia e confezionata in giganteschi contenitori di plastica. Oggi si preme molto sul riciclo della plastica, ma per quanto ci si possa impegnare, tonnellate di questo materiale, alla fine finiscono nell’ambiente, ma soprattutto nei fiumi e di conseguenza poi nei mari e negli oceani. Proprio negli oceani sono state scoperte delle isole di plastica grandi come la Russia, create dalle correnti oceaniche, che concentrano tutti i rifiuti in alcuni punti specifici, che continuano tra l’altro a crescere in modo smisurato. Qualcuno ha detto che abbiamo solo trenta anni per affrontare questo problema, prima che tutto l’ambiente sia contaminato e sommerso dalla plastica, ma per quanto abbiamo cercato di informarci, fino al 12 maggio scorso, non avevamo, né compreso bene la portata di questa problematica e nemmeno avevamo trovato uno spiraglio, tra le tante proposte scientifiche in cui ci eravamo imbattuti, che potesse davvero darci delle risposte a questa drammatica problematica ambientale.

Poi il 12 maggio scorso a Genova, abbiamo incontrato il “Progetto Edipo”, attraverso le parole di uno dei suoi creatori, che oltre ad essere un Capitano di un Clemm e anche un’eccellenza italiana nel campo della ricerca e che, dal palco dell’Hotel Tower di Genova, ha dimostrato di avere una dote che ha sempre caratterizzato tutti gli illuminati che abbiamo incontrato o conosciuto nella nostra piccola esistenza: “La capacità di fare comprendere a tutti, anche gli argomenti più tecnici, spesso difficilissimi da spiegare”.

Il nome del progetto, “Edipo”, non ha nulla a che vedere con la mitologia greca, anche se poi alla fine racconta l’amore di noi figli verso la madre terra, ma è semplicemente l’acronimo di “Eliminazione Delle Isole (di) Plastica Oceaniche”; avere assistito al convegno “E dopo… Edipo”, organizzato dai Clemm della regione Liguria, ci ha permesso di entrare in contatto con questa persona, che oggi siamo riusciti ad intervistare per gli amici del blog e del progetto Coemm. Quello che ci ha descritto questa eccellenza italiana, potrebbe sconvolgere completamente il paradigma di questa società, grazie anche all’intervento del progetto Coemm, che ha deciso di patrocinare il suo progetto.

Abbiamo avuto l’onore di conoscere e intervistare per voi, Carlo Makhloufi Donelli:

 

<<A Genova, il 12 maggio scorso, abbiamo avuto il piacere di ascoltarla parlare di inquinamento, con un’esposizione chiarissima per tutti i presenti, a differenza di come solitamente vengono proposte le tematiche scientifiche, soprattutto inerenti al nostro pianeta, con terminologie prettamente tecniche, che hanno spesso il risultato di essere incomprensibili ai più. Ma chi è il dottor Carlo Makhloufi Donelli?>>

<<Carlo Makhloufi Donelli non è dottore, né professore, ingegnere o quant’altro, è semplicemente una persona che ha studiato tanto e che non ha ancora smesso, e non ritiene di aver bisogno di dimostrarlo con i titoli bensì con le azioni; ed è per ciò che fa e che studia che è stato chiamato a far parte di alcuni gruppi di ricerca nazionali ed internazionali. Carlo è:

– Studioso e Ricercatore in fisica quantistica applicata a biologia molecolare e neuroimmunologia

– Co-Fondatore e socio di Akosol s.r.l., nonché responsabile del dipartimento di Ricerca e Sviluppo

– Coordinatore di Bioquantica, cluster scientifico di LRE/EGOCreaNet-VGO c/o BUSINESS INCUBATOR, POLO SCIENTIFICO UNIVERSITA’ di FIRENZE;

– Ideatore e Coordinatore del progetto EDIPO «Eliminazione Isole Di Plastica Oceaniche»

– Membro associato al gruppo internazionale di ricerca scientifica titolare dei brevetti delle tecnologie impiegate in Progetto EDIPO

– Co-ricercatore nel progetto «Terapia del diabete 1 e 2 con luce coerente» in collaborazione con il Prof. Dott. Leonardo Longo

– Membro di CISVAM, Centro Internazionale di Studio per la Valorizzazione del Mare e Dell‘ambiente>>.

 

<<Come ha conosciuto il progetto Coemm e il suo Fondatore Maurizio Sarlo?>>

<<Me ne parlarono qualche anno fa due miei soci di allora, dicendomi con entusiasmo che avevano visto un bellissimo evento a Torino (credo fosse il primo evento di presentazione del Progetto COEMM) nel quale si presentava la possibilità di dare un euro e riceverne 3.000, 1.500 dei quali avrebbero dovuto essere restituiti… può ben immaginare il mio scetticismo, evidente risposta a tale argomentazione, e quindi comprendere la mia decisione di restare “affacciato alla finestra” a guardare gli eventi osservando quei miei due soci. Fui molto colpito (negativamente) dai primi attacchi di Striscia al Fondatore Maurizio Sarlo, ma quando questi attacchi continuarono, senza che nessun procedimento giudiziario venisse preso nei confronti dell’attaccato, compresi che dietro quella strategia c’era un preciso disegno, e il mio giudizio da negativo divenne positivo al punto tale che mi dissi “Sarlo ha bisogno anche di me”, e quindi ad aprile 2016 creai il mio primo salotto, dicendo ai miei P.O. che c’era un progetto fantastico ma dicendogli anche che secondo me il famoso “quid” non sarebbe mai arrivato, quindi tolsi quella aspettativa che ha determinato buona parte di ciò che stiamo vivendo oggi>>.

 

<<A Genova lei ha parlato dell’inquinamento da plastica oceanico. Quanto è esteso realmente questo problema e soprattutto cosa significano la sua affermazione “abbiamo solo trenta anni per affrontare questo problema”?>>

<<Il totale dei rifiuti plastici presenti negli oceani del nostro pianeta ha una estensione di più di 16 milioni di kmq, ovvero 53 volte la superficie dell’Italia. È un gigantesco problema, una vera e propria catastrofe che aumenta al ritmo di 50 kg. di plastica al secondo, e la soluzione di questo problema non è più procrastinabile. 50 Kg. di plastica al secondo sono 1,6 tonn. all’anno, ma secondo me è una stima molto prudenziale, perché credo che l’accumulo annuo sia perlomeno 4 volte superiore. Stiamo raccogliendo dati che confortano questa mia opinione dalle sonde posizionate dagli equipaggi della recente Volvo Ocean Race, ed ogni anno aumentano in misura quasi esponenziale, ed è per questo motivo che insieme ai colleghi ricercatori dei gruppi dei quali faccio parte abbiamo stimato una aspettativa di vita di circa 30 anni, se nessuno farà nulla per risolvere questa situazione.
Negli oceani si sta accumulando un’enorme quantità di plastiche non biodegradabili. La plastica invece si fotodegrada, cioè si disintegra in pezzi sempre più piccoli. La fotodegradazione della plastica può produrre inquinamento da PCB, policlorobifenili, una classe di composti organici la cui struttura è assimilabile a quella del bifenile i cui atomi di idrogeno sono sostituiti da uno fino a dieci atomi di cloro. Sono considerati inquinanti persistenti dalla tossicità in alcuni casi avvicinantesi a quella della diossina.

Il galleggiamento delle particelle plastiche ne induce l’ingestione da parte degli animali planctofagi, e ciò causa l’introduzione di plastica nella catena alimentare. Nel 2001, il rapporto tra plastica e zooplancton era di 6 a 1. Queste isole costituiscono un ecosistema dove la plastica è colonizzata da circa mille tipi diversi di organismi eterotrofi, autotrofi, predatori e simbionti, tra cui diatomee e batteri, alcuni dei quali apparentemente in grado di degradare la materia plastica e gli idrocarburi. In esso si trovano anche agenti potenzialmente patogeni, come batteri del genere vibrio. La plastica, a causa della sua superficie idrofobica, presenta una maggior resistenza alla degradazione e si presta a essere ricoperta da strati di colonie microbiche.
Sono ~ 700 le specie marine che vivono nell’ambiente ove si trovano le isole di plastica. La analisi compiute sulle tartarughe marine hanno dimostrato che ingeriscono fino al 74% di plastica oceanica, mentre i pulcini di albatro di Laysan, provenienti dall’atollo di Kure e dall’isola di Oahu, arrivano al 45%.

Poiché l’84% di questa plastica è risultato avere almeno una sostanza chimica di bioaccumulo tossico persistente (PBT), gli animali che ingeriscono questi detriti ingeriscono anche le sostanze chimiche altamente tossiche che contengono, e quando la plastica entra nella rete alimentare marina contamina anche la catena alimentare umana attraverso un processo chiamato bioaccumulo.

Il problema colpisce anche l’economia: l’ONU stima che il danno ambientale causato dalla plastica agli ecosistemi marini costi ~ 13 miliardi di dollari>>.

<<Lei è uno dei fondatori e promotori del progetto “Edipo” che è l’acronimo di “Eliminazione Delle Isole (di) Plastica Oceaniche”, di cui ha parlato approfonditamente all’omonimo evento di Genova.  Ma cosa è in realtà il progetto Edipo e soprattutto cosa è il “FDL Megatron”?>>

<<Progetto EDIPO nasce per eliminare il problema della plastica presente negli oceani, nei mari, nei fiumi, e per educare noi e le generazioni a venire ad avere maggior rispetto di noi stessi e del pianeta sul quale viviamo, e quindi a limitare il consumo di plastica al minimo indispensabile, privilegiando materiali naturali e facilmente riciclabili. L’Fdl Megatron è un nostro brevetto, ed è un mulino a gas dinamico, in cui viene implementata la fresatura adiabatica (ovvero senza produzione di calore) ad impatto a risonanza. Questo apparato è progettato per macinare, asciugare e disidratare in modo efficiente e semplice moltissimi materiali, è sufficiente tararlo sul tipo di materiale da trattare, con prestazioni che attualmente raggiungono una produzione di 270 Mtonn/ora di materiale trattato. Il materiale polverizzato risultante può essere poi selezionato e suddiviso sempre mediante risonanza, e stoccato per i successivi impieghi di riciclo>>.

<<Oltre al problema delle plastiche oceaniche, FDL Megatron, può avere altre possibilità di impiego, come ad esempio per lo smaltimento dei rifiuti?>>

<<Ottima domanda, che ha un’ottima risposta: si! È sufficiente tarare l’apparato sul materiale da trattare e potremo utilizzare Megatron per pneumatici, liquami, olii, rifiuti informatici ecc. Da alcuni anni impieghiamo i Megatron nel settore estrattivo, con risultati straordinari>>.

 

<<Come si legano il progetto Edipo e il progetto Coemm? Che tempistiche ci sono per vedere partire i lavori e soprattutto, in un mondo in cui il mercato del lavoro vede una continua emorragia di posti di lavoro, cosa può volere dire il progetto “Edipo”?>>

<<A ottobre dello scorso anno ho avuto modo di invitare Maurizio Sarlo ad una presentazione di Progetto EDIPO che feci a Venezia, e rimase molto colpito, al punto tale da proporsi di mettere a disposizione del Progetto le sue risorse ed i suoi contatti, anche in ambito finanziario, cosa che apprezzai molto, sia perché la maggior parte delle persone che partecipano ai CLEMM dimostra di avere a cuore le sorti della nostra vita sia perché Progetto EDIPO per partire ha bisogno di molto danaro, anche se una volta avviato si autofinanzierà, un po’ come un motore, che per essere avviato ha bisogno di una temporanea maggiore energia, non più necessaria nel momento in cui gira a regime.  E nella buona notizia ve n’è un’altra, perché Progetto EDIPO creerà numerose opportunità in termini di posti di lavoro, sia direttamente che nel settore terziario, basti pensare a quante persone saranno necessarie per gestire tutta l’operatività di una organizzazione tecnologica complessa che opererà per più di 24 mesi per eliminare la plastica dagli Oceani, cercare delle alternative a quel tipo di materiale e modificare gli usi e creare cultura presso le popolazioni del pianeta; credo che ci sarà da lavorare per parecchia gente>>.

Ringraziamo Carlo Makhloufi Donelli per la bellissima ed interessantissima intervista, convinti che l’evoluzione del progetto Coemm porterà anche a contribuire alla realizzazione del progetto “Edipo”, grazie al quale la plastica potrà essere finalmente davvero recuperata e riutilizzata, magari anche per fini umanitari, come per la produzione di mattoni ecosostenibili derivati da quelle plastiche. Grazie alla collaborazione di Coemm e di Edipo, potremo forse un giorno arrivare ad affermare che la citazione “Un Amore di Plastica”, non descriva più qualcosa di “inanimato, inutile e privo di vita”, come nella canzone di Carmen Consoli, ma piuttosto descriva il risultato dell’intelligenza di grandi uomini, come il nostro grande amico Carlo, che ci stanno spiegando, grazie a nuove politiche ecologiche ed industriali verso la plastica, basate su un Amore verso il tutto, che…  “Nulla si distrugge ma tutto si può riutilizzare”.

Daniele Lama Trubiano 2018©

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