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Cronaca

Buona Domenica a… La forza delle parole

 

 

 

È il 28 agosto 1963 e davanti al Lincoln Memorial, un nero sta salendo gli scalini di un palco, di fronte a migliaia di persone e tra pochi minuti farà un discorso all’umanità, che passerà alla storia con il titolo: “I Have a dream

«Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Io ho un sogno oggi!»

Quante volte una parola ha scatenato in noi delle emozioni fortissime ed incontrollate e quante volte una parola, ci ha dato invece dolore e sofferenza. Quante altre volte quella parola ha scatenato in noi turbinii di pensieri. Anche Coemm, il movimento che amiamo tanto, basa proprio le sue radici sull’uso della parola e sul suo discernimento. Almeno una volta al mese ci troviamo per sviluppare questa forma di comunicazione e di conoscenza, al fine di crescere insieme al nostro salotto e di conseguenza, anche dentro l’idea del movimento fondato da Maurizio Sarlo. In questa società è l’unica libertà che ci è rimasta, poi tutto il resto ce lo hanno limitato e regolamentato. Ascoltare un fine oratore può portarci ad una forma di estasi emozionale e lo sanno bene coloro che si sono trovati ad ascoltare dal vivo, per esempio, Maurizio Sarlo. <<Non abbiamo la bacchetta magica – Male non fare, paura non avere – E’ facile? No! È possibile? Si! – Un passo di un centimetro verso il burrone>>. Sono solo alcune delle frasi che ci ripete Maurizio e ognuna di quelle metafore, rappresenta qualcosa di grande e di emozionante. Alcune persone si limitano al senso stretto di quelle frasi, coloro che invece hanno elaborato i salotti davvero come crescita interiore, leggeranno tra quelle righe, tutto il senso del progetto che stiamo seguendo.

Il 15 novembre abbiamo assistito alla prima puntata della trasmissione televisiva di Coemm e tutti ci siamo emozionati per questo nuovo appuntamento, che ha segnato un ulteriore svolta nella progettualità di Coemm e dei Clemm. Tanti sono rimasti colpiti dalle parole di Maurizio, di Maura, di Adima o del Professor Giacci. Anche Marcella, la brava conduttrice, ha saputo guidarci in questa nuova fase del movimento, con intelligenza e con professionalità. Tutto veramente importante e formativo, ma per me, che vivo di fantasia e delle emozioni che questa sa scatenare, c’è stato un momento di esaltazione, che ha smosso in me milioni di pensieri e mi ha regalato un grandissimo senso di appartenenza. È successo quando si sono spente le telecamere in studio ed è partita la sigla.

Emily Dickinson diceva:<<Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere>>.

 Se avete osservato attentamente la sigla finale, vi sarete resi conto che non ha nulla a che vedere con le sigle classiche dei programmi televisivi, ma che ha al suo interno un’allegoria della nostra società. Su uno sfondo azzurro, come il cielo di Coemm, appaiono delle parole sbiadite, che mano a mano vengono ricostruite, andando a fare risplendere il significato intrinseco, di quelle stesse parole, che poco prima si presentavano ai nostri occhi come “sciupate”.

Quello che succede nella sigla, è in realtà quello che stiamo facendo anche noi nei nostri Clemm, seguendo l’idea di Coemm. Noi infatti stiamo riscoprendo il valore vero delle parole e soprattutto della nostra parola e le stiamo facendo risplendere tutte nuovamente, dopo anni di vilipendio delle stesse. Le parole sono state oltraggiate, straziate, spregiate, offese e svuotate, in quaranta anni di gestione della società da parte di gruppi di potere affaristici-economici, che hanno trasformato la forza della parola nel solo potere dei numeri. Tutto in questi anni è stato trasformato in una cifra e tutto è stato indicato con un numero. Oggi grazie a Coemm e a Maurizio Sarlo, stiamo riscoprendo che dietro ad ognuno di quei numeri, vi sono in realtà dei nomi, ci sono delle parole e finalmente, grazie alla sicurezza che stiamo ritrovando dentro i nostri salotti solidali, possiamo ricominciare ad usare il “verbo” nella nostra comunicazione, che è poi la base per ritornare davvero ad una società umanista, basata sul rispetto dell’Uomo sull’Uomo e dell’Uomo sulla Terra.

Se crediamo davvero in questo progetto, leggendo in quella sigla le parole: Giustizia, Solidarietà, Fiducia, Coraggio, Lealtà, Stima, Rispetto e Amore, non ci limiteremo a leggere cogliendone il solo significato letterale, ma ci troveremo a sentire su di noi l’onere e l’onore di poterle rappresentare, utilizzandole per presentare a tutti, il nostro Mondo Migliore. La parola è l’unica libertà che ci rende davvero liberi e senza timori.

 

Diceva Gorgia, uno dei maggiori filosofi sofisti dell’antica Grecia, che “La parola ha la virtù di stroncare la paura, di rimuovere la sofferenza, di infondere gioia, d’intensificare la commozione”.

Allora buona domenica a tutti voi e a tutte le parole che andranno a rappresentare la nostra voglia di cambiare, tutte quelle cose che non vanno in questa nostra società, un luogo oramai… senza parole.

Daniele Lama Trubiano 2017©

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