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Cronaca

Buona Domenica a… Alla vita che è altrove

“Non ascoltare i consigli delle persone, ma solo quelli del vento che passa e ci racconta le storie del mondo”.  (Claude Debussy)

Quante volte abbiamo desistito da un’azione che stavamo intraprendendo per i consigli e gli avvertimenti che abbiamo ricevuto. Se invece avessimo l’opportunità, raccontata nel film “Sliding doors”, di ritornare ad uno di quei momenti della nostra vita, in cui abbiamo rinunciato ad un nostro intento per le pressioni ricevute e in quel punto modificare la nostra decisione, chissà come sarebbe poi oggi la nostra vita?

Adèle è una giovane studentessa francese e stamani si è alzata molto presto. Lei non lo sa ma sta andando incontro alla storia. Sono mesi che le piazze di mezza Europa sono piene di persone che protestano contro un sistema potentissimo ed oligarchico, che nega alle popolazioni i minimi diritti di dignità e di libertà. Alcuni di quelli che protestano sono convinti che non riusciranno mai a cambiare le cose; altri ci credono minimamente e pochi sono realmente sicuri di poter realizzare un mondo differente nel quale le persone possano davvero avere una diversa possibilità nella vita. Chi organizza le manifestazioni, ha la consapevolezza che quello che stanno facendo prima o poi sarà bloccato da chi comanda. Non è pensabile che venga permesso ad un movimento di massa di arrivare al punto di mettere in dubbio l’autorità del potere.

Adèle, una bellissima ragazza bionda con grandi occhi azzurri ed un nasino all’insù che le dona un’immagine sbarazzina, ed è nelle prime fila di un corteo di protesta che è partito questa mattina all’alba dalla periferia di Parigi. I sui capelli sono bloccati da una fascia con i colori della bandiera francese e la scritta “Liberté, Égalité, Fraternité”. Si trova davanti a decine di migliaia di ragazzi, professori, operai e persone comuni, che urlano risonanti slogan, che l’umanità si trascinerà poi per decenni, con la speranza di cambiare le cose, nonostante tanti abbiano tentato di farla desistere da quel suo impegno. La maggior parte delle persone che li osservano credono che sia tutta un’utopia, un sogno irrealizzabile che non potrà realizzarsi e soprattutto estremamente pericoloso, perché tutto ciò che può sembrare il fuoco di una rivoluzione, solitamente viene affogato dal potere col sangue di chi le ha promosse, come ha profetizzato anche uno dei maestri della rivoluzione, ovvero quel Mao Tze Tung che scrisse: “la rivoluzione non è mai un pranzo di gala”.

Adèle invece è convinta che le cose così come sono impostate oggi non possono più andare avanti e che qualcosa deve cambiare. Mentre la ragazza procede verso il centro di Parigi, il serpentone umano nel frattempo è diventato un oceano di persone che ha bloccato tutta la Francia, ogni attività, ogni iniziativa, ogni professione e intorno a lei salgono i cori degli altri manifestanti che urlano «Sous les pavés, la plage» «Il est interdit d’interdire», «Jouissez sans entraves», «Cours camarade, le vieux monde est derrière toi». Un ragazzo accanto a lei le passa un megafono e Adèle vi urla dentro con tutto il fiato che ha nei polmoni, la prima cosa che le viene in mente: «La vie est ailleurs!» (La vita è altrove), inventando uno degli slogan più famosi di quello che è passato alla storia come il “Maggio francese”.

È il 13 maggio 1968 e la voce di Adèle accende la miccia che molti ritengono di poter collegare con quel movimento di protesta, da tutti ricordato come “il sessantotto“. Quella protesta pseudo-rivoluzionaria paralizzò completamente la Francia per diverse settimane e fu accompagnata da dibattiti, assemblee e riunioni, effettuate ovunque, anche in strada, ma soprattutto nelle scuole superiori e nelle università. Di fatto fu un’esplosione sociale, spontanea e incontrollata, spesso confusa e a volte anche violenta, ma molto più frequentemente pacifica e festosa. Da molti, il maggio francese del ‘68, viene ricordato come “un momento di illusione rivoluzionaria utopistica, mosso dalla possibilità di una trasformazione radicale della vita e del mondo“. Il movimento del ’68 alla fine non realizzò mai una vera rivoluzione sociale, ma è stato sicuramente il mezzo per cui tanti popoli hanno potuto “Evolversi Culturalmente” verso un percorso di libertà, che non è mai stato completato; oggi quegli ideali possono trovare terreno fertile, per arrivare finalmente alla loro totale realizzazione, partendo proprio dalla strada indicata da Adèle il 13 maggio del 1968 con quel «La vie est ailleurs»,  in un semplice “salto di un centimetro nel burrone”.

“La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”. (Theodor Adorno)

E allora Buona Domenica Adèle e buona domenica anche a tutti voi e a tutti quelli che credono che La Vita è altrove” da dove ci hanno relegato i potenti.

Daniele Lama Trubiano 2018©

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