Home>Blog>Cronaca>A proposito di Coemm: La comare
Cronaca

A proposito di Coemm: La comare

A Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia, nella prima settimana di febbraio si cucinano le “polpette di creta” un piatto povero della tradizione locale, preparato nell’ambito di una festa che si chiama “il giovedì delle comari“. Le donne del paese si ritrovano, lasciando gli uomini a casa e trascorrono questa giornata pre-carnevalesca assieme, cucinando e parlando ciascuna delle proprie cose, confrontandosi con le altre sui problemi quotidiani ma anche sul semplice gossip di paese.

La comare nella cultura popolare, teoricamente rappresenta colei che fa da madrina a chi deve essere battezzato o cresimato, ma in realtà molto più spesso, con questo termine viene definita un altro tipo di donna. De André ce le descrive così nella sua ballata “Bocca di Rosa”: “Ma le comari d’un paesino, non brillano certo in iniziativa, le contromisure fino a quel punto, si limitavano all’invettiva”. Ed ecco che grazie al noto cantautore arriviamo alla vera definizione popolare della comare, ovvero una “donna pettegola che spesso inveisce contro qualcuno per screditarlo o criticarlo”.

Navigando dentro facebook, mi sono imbattuto in una pagina che raccoglie un centinaio di persone che si sono riunite in un gruppo che si indicano come “Vittime di Coemm”. Incuriosito ho cercato di capire di quale danno subito dal progetto di cui faccio parte, stessero chiedendo giustizia, visto che avevano avuto la necessità di riunirsi addirittura in un comitato. Come al solito ho scoperto poi che la maggior parte degli iscritti erano fuoriusciti dai Clemm e che in questo modo, incoerentemente, cercano di denigrare il progetto di Maurizio Sarlo. Quello che affermo non è per sminuire le cose che dicono questi signori o per giudicare le loro affermazioni, cosa che non compete a me fare, ma più semplicemente è una consecutio logica di quanto affermato da questi signori e dai loro conseguenti comportamenti, rispetto ad un reato che sarebbe stato commesso nei loro confronti e che li avrebbe resi appunto “vittime” di qualcuno o qualcosa.

Se io voglio denunciare di essere stato vittima di un reato, ho tre strade davanti; la prima è di inviare una lettera anonima di denuncia, nel caso in cui io non voglia apparire; la seconda è un esposto all’Autorità di P.S. e la terza è presentare una querela. Da anni la lettera anonima è stata considerata illegale e pertanto non viene presa in considerazione dall’A.G., salvo quando all’interno della stessa si possa evidenziare un reato di calunnia, da parte di chi l’ha scritta. Questo modus operandi è stato attivato per evitare che si potessero colpire persone innocenti, nascondendosi dietro l’anonimato. La seconda via e cioè quella dell’esposto, prevede che si porti a conoscenza, con una lettera firmata anche da più persone, l’Autorità di Pubblica Sicurezza, di un evento che ci possa avere creato un danno, allo scopo di fare interrompere quell’attività. Chiaramente non si può applicare questo tipo di denuncia quando il fatto descritto è previsto invece da un reato. Più semplicemente quando si è stati vittima di qualcuno o qualcosa, si presenta una querela nella quale andiamo a descrivere il reato che è stato perpetrato nei nostri confronti, chi lo avrebbe commesso e le modalità di esecuzione. Certamente questa è la forma corretta e coerente di “denunciare” un’attività illecita e dannosa, per la quale però devono essere dimostrati fatti circostanziati. Questo tipo di denuncia prevede poi da parte di chi la presenta, l’assunzione delle responsabilità civili e penali per le cose asserite nel corpo denuncia, ovvero se io dico che tizio è un truffatore e poi viene stabilito che truffatore non è, ne risponderò in sede di Tribunale per il reato di calunnia. Ora credo che comprenderete bene perché ad oggi non risultino denunce nei confronti del nostro segretario generale, ma solo “fumus persecutionis”.

Questo è quello che dovrebbe succedere in uno stato di Diritto giusto e corretto, ma in realtà da sempre, quando non si può colpire qualcuno legalmente, allora si va ad utilizzare la più grande arma di distruzione di massa che l’Uomo abbia mai creato: La Comare. Queste persone non potendo presentare denunce per mancanza di fatti circostanziati o per il timore di avere poi delle ripercussioni legali per le loro affermazioni mendaci, mettono in campo “il pettegolezzo da balcone”, quello che porta notizie, senza che siano state verificate e soprattutto cercando di fare in modo che non se ne scopra la fonte. È una forma viscida, vigliacca e infame di sporcare una persona, un gruppo o un’organizzazione, senza che queste ne possano arginare i danni mediatici.

Oramai sono due anni che questi attacchi, nascosti dietro fake o detrattori seriali, colpiscono il progetto di Maurizio Sarlo e l’unica cosa certa che dobbiamo valutare allo stato attuale, è che nessuna Autorità Giudiziaria ha ritenuto di evidenziare “fatti circostanziati” che confermino i millantati danni subiti da tutte queste persone. Queste persone forse non hanno compreso che di un pettegolezzo raccontato alla festa del “giovedì delle comari”, forse non si scoprirà mai la fonte, ma di tutte le accuse, le offese, le denigrazioni, scritte nella rete, rimane sempre traccia e prima o poi chi le ha scritte ne risponderà in un Tribunale. Vi sono molte sentenze che hanno condannato per calunnia, persone che hanno scritto falsità in rete. Basta avere pazienza e poi la spada della Giustizia arriverà a colpire tutti coloro che della denigrazione e dell’offesa nel web, ne fanno un motivo di vita. “Il pettegolezzo viaggia più veloce, ma non attecchisce come la verità”. (Will Rogers)

Daniele Lama Trubiano 2018©

Se credete che quello che faccio ogni giorno sia una produzione utile e di qualità, sostenetemi acquistando i miei libri oppure cliccando sul pulsante  “Sostieni il mio impegno” nella mia pagina web dedicata a Coemm.

Potete acquistare “la via di Marco Polo – Storie di Coemm” e il “Il Salotto – Storie di Coemm” contattandomi in privato oppure direttamente dal link in questa pagina.

Condividi su: