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Per Aspera ad Astra: “Gli alberi di Kiwi”.

<<Dal frutto riconosco l’albero>>.

In queste parole di “Diogene il Cinico”, conosciuto anche come “Socrate il pazzo”, noto filosofo nato a Sinope nell’attuale Turchia quattro secoli prima di Cristo, fondatore della scuola “cinica” insieme al suo maestro Antistene, c’è tutto il significato della ricerca dell’essenza umana. Come dargli torto nel momento che lui individua nelle azioni di un uomo, ovvero in ciò che realizza (i suoi frutti), la vera sua essenza e il suo vero valore (l’albero).

Leggere che già 2500 anni fa un filosofo usava l’albero come allegoria per evidenziare le peculiarità dell’Essere Umano, rappresenta un’ulteriore conferma di quanto da sempre abbiamo compreso l’importanza vitale di queste piante legnose, che risultano indispensabili alla nostra stessa vita. Come abbiamo scoperto a seguito di quel “genocidio” di alberi avvenuto recentemente nel Veneto, dove milioni di alberi sono stati spazzati via da una natura impazzita a causa della scelleratezza umana, ogni albero fornisce ogni giorno una quantità di ossigeno che serve a garantire la vita a quattro esseri umani e spesso i nostri fratelli alberi, sono il corollario silenzioso dei luoghi dove viviamo, senza che nemmeno ci rendiamo conto della loro indispensabile presenza. E proprio di tre alberi vi voglio parlare oggi, tre piante speciali che raccontano quel viaggio “da Aspera ad Astra“, fatto da un uomo che ha voluto in questo modo lasciare un segnale particolare, del suo passaggio in questa vita terrena.

Attraversando le colline moreniche della Vaude in Piemonte, entrando nell’alta valle del Malone, giunti a 420 metri sul livello del mare, incontrerete un antico borgo risalente all’anno mille nel quale ancora oggi possiamo ammirare i ruderi di un antico castello, con una cappella dell’XI secolo, il campanile romanico del cimitero e un ponte di arcaica fattura risalente al 1722, che sormonta il torrente Malone. È un paese che i piemontesi chiamano La Ròca, e si trova all’interno di una conca naturale ai piedi del Monte Sapegna. Tutto intorno faggi, betulle, castagni e pioppi avvolgo il viandante che si trova a passare per questo incantevole posto, incastonato su uno sfondo di verdi colline affisse a montagne innevate. È il comune di Rocca Canavese e passando con la macchina vi potrà capitare, in mezzo a tutte quelle piante autoctone, di vedere un piccolo orto di duemila metri quadrati, oramai quasi in disuso, nel quale però spiccano tre alberi di Kiwi.

Gimy tanti anni fa, quando decise di piantare questi tre alberi, non avrebbe mai creduto che poi alla fine si sarebbero dimostrati tanto generosi con lui e con la sua famiglia, grazie a tutti quei frutti che nel tempo gli avrebbero poi fornito, anche per le sue attenzioni e le sue cure. Erano i suoi tre amici e non passava giorno, fino allo scorso aprile, che lui non andasse a trovarli, per sedersi vicino a loro, per raccontarsi le ferite e le gioie della vita.

Da aprile di quest’anno, dopo avere battuto il suo 88 compleanno, Gimy ha smesso di andare a trovare questi suoi tre vecchi amici, volando verso nuovi boschi e nuovi alberi da curare e da allora sua nuora, ha deciso di continuare a seguire questi tre particolari compagni di viaggio del suo familiare, che tra l’altro, grazie alla produzione dei frutti che le regalano, le permette anche di contribuire un pochino al budget economico familiare. Sono piante che oltre al sole e all’acqua meravigliosa di queste zone, non hanno mai assaggiato nulla che sia stato creato in un laboratorio, ed il naturale risultato sono dei Kiwi succosi e gustosi, che proprio in questo periodo danno il meglio della loro produzione.

E allora invito tutti gli amici delle zone limitrofe di Rocca Canavese, ad andare a trovare Bianca, che oggi continua a seguire quelle piante con amore materno, per tramandare il ricordo dell’amato suocero, per assaporare quei meravigliosi kiwi, che in numero limitato potrete anche acquistare prenotandoli alla mail renata20014@libero.it e la cui storia ci ha affascinato, soprattutto ripensando alle tante giornate che Gimy deve avere trascorso negli ultimi decenni della sua vita, sotto quei tre alberi di kiwi, magari commentando con loro, la speranza di poter vedere un giorno un Mondo Migliore.

Ringraziamo Bianca Macario per questa bella storia che ci ha regalato con un invito: ad aprile dell’anno prossimo metti un altro albero di kiwi accanto a quelli che Gimy ha piantato venti anni fa; in questo modo permetterai alla sua anima di ritornare nel suo amato orto, per fare visita ai suoi vecchi e fedeli amici.

A te, a Gimy e a chi verrà a prendere i vostri kiwi, vogliamo dedicare proprio per quell’invito che ti abbiamo fatto, un bellissimo pensiero di Confucio: “Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”.

Daniele Lama Trubiano 2018 ©

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