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Innovazione digitale, Soru: “Sardegna protagonista solo se punta su competenze e infrastrutture a prova di futuro”

Non hanno dubbi Renato Soru e i manager che si sono ritrovati  a Siamaggiore (Oristano) nell’evento organizzato dall’assessore all’Industria, Anita Pili: il settore industriale sardo può restare competitivo solo se punta sull’innovazione tecnologica e per farlo due sono le strade obbligate: investire sulle competenze e sulle infrastrutture di comunicazione digitale: reti a fibra ottica e data center moderni.

La crisi del settore industriale

La Sardegna ha avviato il suo processo di industrializzazione con il varo, nel 1962, del Piano di Rinascita, che ha portato alla nascita dei grandi poli petrolchimici. Archiviato quel periodo di grandi investimenti (e speranze) il settore industriale dell’Isola ha iniziato un lungo declino. I numeri parlano chiaro: il contributo dell’Industria al Pil è sotto il 10%, la metà della media nazionale e nel corso degli anni l’emorragia di addetti è stata costante.

Sardegna culla di internet 

Negli anni ’90 l’Isola è però stata la grande protagonista dello sviluppo di internet in Italia. Prima con Video On Line, il primo Internet Service Provider Italiano, fondato nel 1993 da Nicola Grauso, e poi con Tiscali che nel 1999 è stata la prima azienda italiana di telecomunicazioni ad offrire l’accesso gratuito alla rete. A distanza di 20 anni è ancora una volta il digitale che può rappresentare una occasione di riscatto per l’economia sarda.

Marini (Sarlux): digitale importante per tutta l’industria

Gli interventi dei manager presenti a Siamaggiore hanno confermato che l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali è diventato di fondamentale importanza anche nei settori industriali più tradizionali. Francesco Marini, presidente di Sarlux, uno dei principali operatori europei nella raffinazione di petrolio e nella produzione di energia elettrica, controllata dalla Saras spa, ha sottolineato come il digitale giochi ormai un ruolo cruciale “per garantire la sicurezza sul posto di lavoro” a cominciare dall’utilizzo “della realtà virtuale per la formazione dei dipendenti”.

Di Donato (Fluorsid): Iot e Big data tecnologie operative 

Anche Lorenzo Di Donato, presidente di Fluorsid, leader in Europa nel settore dell’estrazione e lavorazione dei derivati del fluoro, ha evidenziato i benefici sul fronte della sicurezza“. “Internet of things e big data – ha affermato – sono tecnologie operative che hanno un forte impatto sulla gestione dei rischi ambientali e dei lavoratori”. “Benefici importanti – ha proseguito – si hanno anche sulla produttività dato che riusciamo a prevenire improvvise e costose fermate degli impianti”. La carenza di adeguate infrastrutture di telecomunicazione può rappresentate poi un grosso handicap. “Dal nostro stabilimento di Assemini – ha spiegato Di Donato – controlliamo le nostre sedi sparse in diversi Paesi europei e per anni abbiamo avuto problemi a causa di una banda di connessione insufficiente”.

Solferino (Vitrociset): digitale impatta anche su agricoltura e turismo 

Paolo Solferino, amministratore delegato di Vitrociset, azienda che gestisce sistemi elettronici e informatici nel campo civile e militare, ha esteso il suo intervento oltre il solo ambito industriale. “Le nuove tecnologie – ha rimarcato – hanno una forte incidenza anche sull’agricoltura e sul turismo. “Il monitoraggio aereo attraverso l’utilizzo di droni – ha aggiunto – è ormai una necessità in campo ambientale così come l’automazione nella gestione dei porti”.

Soru: nuove tecnologie non possono essere subite 

Renato Soru, fondatore e amministratore delegato di Tiscali, ha voluto invece evidenziare l’importanza delle competenze per governare e non subire la trasformazione digitale. “Internet degli oggetti, big data, intelligenza artificiale – ha spiegato – sono destinate a cambiare radicalmente le aziende, le città, le regioni perché avranno un forte impatto non solo sulle comunicazioni ma anche sulle reti energetiche, sui trasporti, sulla mobilità. Ma questa intelligenza digitale non può essere semplicemente importata dall’esterno e subita passivamente. Deve essere  anche il contributo delle competenze locali”.  Soru ha denunciato “gli alti livelli di dispersione scolastica nell’Isola e la bassa percentuale di laureati nelle discipline tecnico scientifiche, le cosiddette lauree Stem”.

Soru: servono investimenti in reti e data center 

Per il fondatore di Tiscali la Sardegna deve puntare con determinazione “sulla formazione dei propri giovani” e “sulla costruzione di adeguate infrastrutture digitali:  moderne reti in fibra ottica a prova di futuro (ovvero che restano adeguate nel tempo) e data center in cui immagazzinare la grande mole di dati prodotti dall’internet degli oggetti”. “Oggi i dati – ha proseguito – sono dispersi in una moltitudine disordinata di data center. Bisogna puntare invece alla realizzazione di una decina di strutture efficienti e sicure sparse nel territorio nazionale”. “Dati  – ha concluso – in grado di produrre valore grazie al lavoro dei nostri data scientist. Formazione e infrastrutture sono due strade obbligate se non vogliamo delegare il controllo della nostra vita ad altri”.

Bonannini (Oper Fiber): serve indipendenza nelle infrastrutture tlc 

Sulla stessa lunghezza d’onda di Soru l’intervento di Simone Bonannini, direttore commerciale di Open Fiber, la società fondata nel 2015 da Enel per costruire una rete di accesso indipendente ad internet basata sulla fibra. “Investire sulle infrastrutture di telecomunicazione è indispensabile se come Paese vogliamo conservare la nostra indipendenza e decidere del nostro futuro” ha spiegato il manager. “Ci troviamo in una situazione – ha proseguito – paragonabile a quella del dopoguerra quando De Gasperi e Mattei capirono che l’Italia aveva bisogno dell’indipendenza energetica”. “Bisogna costruire e controllare le reti sui cui passano i dati e i data center su cui vengono conservati. Non possiamo affidare questo ad altri. I dati sono la nostra cultura ma anche la nostra ricchezza”.

Bonannini: italiani bravi nelle telecomunicazioni 

“Nelle telecomunicazioni – ha detto ancora Bonannini – gli italiani sono sempre stati bravi. Abbiamo avuto Meucci e Marconi ma anche Tim e Omnitel che a lungo sono state rispettivamente la prima e la terza compagnia di telefonia mobile al mondo. Per noi italiani, ma sarebbe meglio dire per noi europei, la partita sul fronte dell’elaborazione dei dati è persa. I leader sono ormai gli americani e i cinesi. Ma sul fronte delle infrastrutture possiamo ancora svolgere un ruolo importante proprio perché sono legate ai territori”.

Il compito della politica 

Il messaggio lanciato dalle imprese è dunque chiaro: bisogna fare investimenti sulle competenze e sulle tecnologie digitali. Ma bisogna farlo in fretta perché i tempi dell’innovazione e dell’economia sono sempre più veloci.  Un ruolo centrale spetta ovviamente alla politica. Iniziative come questa organizzata a Siamaggiore dall’assessorato all’Industria della Regione Sardegna sono lodevoli perché creano consapevolezza nei territori e tra gli amministratori. Ma è solo il primo passo. Servono anche investimenti. E per farlo la politica (in particolare quella nazionale) deve liberarsi dall’ossessione delle spese correnti distribuite a pioggia alla popolazione. I primi (gli investimenti) creano sviluppo, le seconde (le spese correnti) solo consenso politico.

 

 

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Redazione BlogCQ24
Articolo della Redazione BlogCQ24

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