Diminuiscono i nuovi casi di tumore in Italia. Nel 2019 sono stimate 371mila diagnosi (196.000 uomini e 175.000 donne), erano 373mila nel 2018: 2.000 in meno in 12 mesi. La situazione è in controtendenza in Sardegna dove le diagnosi per il 2019 sono 10.200, in aumento rispetto al 2018 di circa 200 casi, equivalenti al 2 per cento del totale. Il dato, emerso nel corso della presentazione del volume “I numeri del cancro in Italia 2019” (rapporto completo in Pdf), presentato presso l’Assessorato alla Sanità e realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), dalla Fondazione AIOM, da sorveglianza PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) e PASSI d’Argento e dalla Società Italiana di Anatomia Patologica e dalla Citologia Diagnostica (SIAPEC-IAP), fotografa lo stato dei tumori nell’Isola. I dati sono stati presentati dal dottor Daniele Farci, oncologo presso l’Ospedale Businco di Cagliari e coordinatore AIOM per la Sardegna, e dalla dottoressa Giovanna Maria Sini del Registro Tumori di Nuoro, alla presenza del dottor Mario Nieddu, Assessore Igiene, Sanità e Assistenza sociale della Regione Sardegna.

Ad esser colpiti sono principalmente gli uomini, che con 6.000 casi superano le donne che si assestano a quota 4.200. I 200 casi in più sono il risultato dell’aumento registrato tra gli uomini (800) controbilanciati poi da un calo tra le donne (600). La neoplasia più diffusa è quella al colon-retto (1.500), seguita da mammella (1.300), prostata (1.000), polmone (900) e vescica (620). Rispetto alla media nazionale la Sardegna si piazza tra le regioni con la sopravvivenza più bassa a 5 anni dalla diagnosi. Nell’Isola, infatti si raggiunge il 60 per cento tra le donne, contro una media nazionale pari al 63 per cento, e il 49 per cento per gli uomini, mentre nel resto dello Stivale si supera il 54 per cento. Allo stato attuale sono circa 76mila i sardi che convivono con una neoplasia.

Il tumore per il quale si registra l’incremento più significativo è quello alla prostata, mentre quello che grazie alle campagne di prevenzione oncologica viene contrastato ogni giorno di più risulta essere quello al polmone (-100 casi negli uomini e -50 nelle donne). I più attenti alla salute sono soprattutto i giovani, che sempre più spesso si sottopongono a controlli, dato che fa ben sperare per il futuro. La bassa sopravvivenza che viene registrata oggi nell’Isola è infatti dovuta al fatto che i tumori vengono diagnosticati tardivamente. Tra il 2015 e il 2018 sono stati pochissimi i sardi che hanno aderito ai programmi di screening. Poco più di un cittadino su tre (38,1 per cento) ha eseguito il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, indispensabile per individuare precocemente il cancro del colon-retto, mentre il 50,7 per cento delle donne ha effettuato la mammografia per la diagnosi precoce del tumore del seno (contro una media nazionale del 54,6 per cento). I dati sembrano però in deciso miglioramento.

Per quanto riguarda lo screening per la neoplasia della cervice uterina le donne sarde, spinte principalmente dalle nuove generazioni, superano persino la media nazionale. “Chiediamo che la Rete Oncologica della Sardegna sia avviata quanto prima su tutto il territorio dell’isola – ha ribadito il dottor Farci -. Solo le reti oncologiche regionali permettono un collegamento reale fra i centri e lo sviluppo integrato dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali”. Inoltre è grazie a queste strutture che “i pazienti possono ricevere le cure migliori negli ospedali più vicini al domicilio, con significativi risparmi”.

Fondamentale rendere quanto prima operativo il Registro Tumori Regionale, previsto da una Legge Regionale del 2012. Il 43 per cento della popolazione è già seguita da più di 15 anni dagli storici Registri di Nuoro e Sassari, accreditati a livello nazionale e internazionale presso la Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) e dai quali nasce il contributo alla pubblicazione annuale dei ‘Numeri del Cancro’”, evidenzia la dottoressa Sini. “Di recente – prosegue l’esperta – una legge nazionale ha inserito il Registro Tumori Regionale fra i Livelli Essenziali di Assistenza che ogni Regione è tenuta ad assicurare. Avere un quadro della situazione regionale consente ai decisori pubblici di avere informazioni utili per i compiti per i quali sono preposti”.

I relatori concordano sul fatto che si debba ancora lavorare tantissimo sulla prevenzione primaria. Allo stato attuale sono pochi i cittadini che vantano uno stile di vita sano. La lotta al fumo, e la promozione dell’attività fisica, non hanno riscosso il successo sperato. Il 25 per cento dei sardi è troppo sedentario, mentre più del 28,4 per cento è in sovrappeso e il 25,4 per cento fuma. Anche l’alcol risulta essere un problema. In Sardegna si registra un 17,1 per cento di soggetti che assumono alcol in quantità potenzialmente pericolosa per la salute.

http://notizie.tiscali.it/salute/articoli/Tumori-in-Sardegna-2019/

Redazione BlogCQ24
Articolo della Redazione BlogCQ24

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