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Cosa succede a Mantova, Aria…

Ciò che accade.. a Mantova.
La Costituzione, dimenticata nella didattica, operativamente sparita nelle azioni gestite dalle istituzioni..?

C’era una volta la cartiera Burgo a Mantova, sorta nel 1902, rinnovo’ nel “62 la struttura architettonica con una opera di Pier Luigi Nervi ( colui che progetto’ il Pirellone a Milano, e la sala udienze “ Nervi” in Vaticano).
Attiva nella produzione della carta per i giornali, unica in Italia.
Entusiasta sponsor del festival del libro di torino, e sostegno all’associazione bambini cardiopatici nel mondo.
Iniziative lodevoli, di buone pratiche culturali e solidaristiche.

Nel 2012 , calo del fatturato, con 4 fermi nella produzione.
45 gg di agonia per i 188 dipendenti che si videro prospettare nel febbraio dell’anno successivo, la cassa integrazione.
chiusura dello stabilimento, decisa per la crisi di settore dovuta discesa a picco del prezzo della carta. Cessione della attività.

Poco male per la famiglia, altri 11 gli stabilimenti in Italia ed uno in Belgio.
Questo era la pecora nera, con solo il 50% alla famiglia e l’altra metà alle banche.
Quindi tutti a casa.


Giunge un nuovo acquirente che propone ripresa della produzione, con due variabili (inceneritore e centrale turbogas), determinanti per l’equilibrio ambientale dell’area. Mantova ha già una mina vagante nelle area petrolchimica attivata nel dopoguerra.
Gli splendidi laghi sono stati utilizzati oltre che per la produzione della carta anche per esigenze del comparto petrolchimico che però ha lasciato residui..
suolo e sottosuolo: elevata contaminazione da idrocarburi leggeri e pesanti, composti organici aromatici (BTEXS), metalli (in particolare mercurio nella zona del petrolchimico), PCB e diossine/furani;
falda: elevata contaminazione idrocarburi totali, composti organici aromatici (BTEX), stirene e cumene (nella zona del petrolchimico), MTBE ed ETBE (nella zona della ex Raffineria), composti organo-alogenati e metalli;
sedimenti: i sedimenti presenti sul fondo dei canali, del fiume Mincio, delle darsene e delle aree umide sono contaminati da idrocarburi pesanti, metalli (in particolare mercurio) e diossine.

Il rischio che venga messa a repentaglio la salute dei cittadini, oltre all’inquinamento del suolo- sottosuolo- è certo?
Quali dubbi assillano i comitati che si son visti respingere la settimana scorsa, dal TAR di Brescia i ricorsi presentati contro l’autorizzazione del 2016 in quanto superati dalle successive modifiche intervenute l’anno successivo.
L’Aia 2017 (cioè l’Autorizzazione integrata ambientale) aveva praticamente dimezzato le possibilità di produzione di carta da 80mila tonnellate a 39mila, e di incenerimento dei residui, vietando anche l’arrivo dei rifiuti da altre cartiere, come invece aveva ipotizzato la prima versione del progetto per l’ex Burgo.
quindi, secondo i Giudici, «si può ragionevolmente ritenere che nel complesso l’inquinamento risulti pari o inferiore a quello consentito dall’Aia del 2014». Come a dire, via libera.

Si attenderà ora la VIA ( la valutazione d’impatto Ambientale) che deciderà le sorti della proposta produttiva.

Ma lo spettro dell’inceneritore di Brescia è lì presente in tutti, le quantità certo non sono al livello delle 725Mila tonnellate nel 2016.

Solo il 10% dei rifiuti inceneriti nel termoutilizzatore è prodotto dagli abitanti di Brescia. Del restante 90%, quasi il 40% arriva dalla provincia mentre oltre il 50% viene trasportato su camion da altre provincie anche molto distanti.
Certamente importante, il poter alimentare con il teleriscaldamento 25 mila edifici. Evitando così di bruciare 170mila tonnellate equivalenti di petrolio.

Celestino Panizza, dell’associazione Medici per l’Ambiente: L’istituto superiore di sanità non ha rilevato correlazioni tra tumori e inceneritori, ma ha citato numerosi studi che dicono il contrario: «La maggior parte delle particelle prodotte è sotto gli 0,1 micron, particelle sottilissime, difficili da intercettare ma pericolosissime per polmoni e sistema nervoso. Gli inceneritori producono 250 inquinanti.
Il dibattito, è più che mai aperto, le perplessità diffuse.

C’è attesa verso un progetto ( Quale ?) che si auspica possa dare tranquillità ai cittadini e non solo ( il raggio d’azione delle emissioni giunge a 7 km),
Le Istituzioni , dovrebbero far parte di un tavolo permanente per il futuro monitoraggio dell’impatto aria- acqua- suolo.

Le istituzioni composte da persone lungimiranti, dovrebbero tutelare la salute dei cittadini, così come recita l’art.32: “…la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”
Grazie grazie
Mauro Mariotto
Polis
Lombardia-Mantova

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