Alla nona sinfonia di fila l’Atalanta, che dalla ripresa miete solo vittorie aggiornando ogni volta il record, sembrava dovessero pensarci i Tre Tenori, alias Gomez dietro Ilicic e Zapata, di nuovo insieme dal 1′ dopo l’ultima volta a Lecce. Invece è bastata la prima occasione nitida per il difensore Toloi, centrale a tre e in corsa allargato a destra a quattro, per il sorpasso al terzo posto ai danni dell’Inter (66 a 64) di scena giovedì a Verona sublimato dal raddoppio di giustezza di Muriel, uno dei cambi di Gasperini. Rammarico per una Sampdoria compatta e ordinata, salvo abbassarsi all’eccesso nella seconda metà, comunque a distanza dal terzultimo posto occupato dal Genoa (32 a 27).

La prima chance dei blucerchiati, chiusissimi col centrocampo a cinque che schiera Depaoli e Jankto alle estreme, è di Murru in diagonale (2′) quasi dalla linea di fondo sul dai e vai con Gabbiadini, bergamasco ed ex di turno come il panchinaro Muriel e Zapata sull’altro fronte. Proprio quest’ultimo appoggia slalom e cross innocuo di Ilicic (8′) dalla parte destra dell’area, mentre dall’altra parte ci si affida ai filtranti di Linetty (12′) ed Ekdal (14′) per Gabbiadini e Depaoli anticipati in uscita da Gollini che nella seconda occasione si esibisce in un colpo di testa a sensazione ai venti metri. Al 19′ tocca al break di Ilicic, il cui lungolinea per Toloi sfocia nel tiro molliccio del difensore. Di là, sul ribaltamento, il brasiliano devia in corner il mancino basso di Linetty, servito da Gabbiadini dal vertice sinistro, poi a provarci è lo stessa unica punta ligure (23′) che spara alle stelle non sfruttando un rinvio corto di Djimsiti. Murru a sinistra lo imita innescando (29′) recupero di Hateboer e verticale Pasalic-Zapata con rasoiata centrale da fuori, ma la conclusione più pericolosa è di Gabbiadini alla mezzora da 25 metri: il portiere dei bergamaschi è attento e alza sopra la traversa.

Nel finale del primo tempo il confronto s’infiamma. C’è il botta e risposta tra Gabbiadini (37′), che riprende la respinta di Hateboer sul sul corner da destra imboccando Gollini e Zapata, che lanciato da Pasalic non riesce a superare Audero calciandogli addosso. Intorno al quarantesimo tocca alla botta alta senza incrociare di Depaoli e al destro al volo davanti all’area piccola di Ilicic altissimo su delizioso ammollo del Papu. A tre dalla pausa Ilicic innesca il suggerimento di Duvan per il tiro in corsa di Hateboer coll’estremo baluardo avversario a coprire bene il suo palo. Finite negli spogliatoi col silent check del Var a indurre l’arbitro Giua a sorvolare su un contatto tra Omar Colley e Freuler (assist di Pasalic), le contendenti si ripresentano coi padroni di casa più brillanti.

Al 2′ Ilicic chiama Toloi al siluro dal vertice destro che sorvola il sette, sulla la mischia da angolo di Ilicic (5′) con torre di Pasalic il muro bianco stoppa il sinistro di Toloi e quindi Djimsiti (7′) lascia il posto a De Roon per la virata al 4-2-3-1. Gli altri ci mettono la stoccata di Depaoli da sinistra deviata in corner e una gran girata di Jankto (15′) sul settimo schema dalla bandierina della serata parata da Gollini ma in posizione irregolare; gli atalantini replicano senza troppa convinzione con Hateboer in spaccata (a lato, 19′) su traversone di Gomez.

A metà del guado tocca a Muriel e Malinovskyi per Pasalic e Ilicic, quando ormai la Samp è compressa nella sua metà campo: l’ucraino opta per il mancinone dalla lunga (27′) impreciso e in seguito pennella perfettamente dalla bandierina per la schiacciata di testa di Toloi che sovrasta Murru davanti al secondo legno infilando il vantaggio. Dieci minuti e Muriel punisce implacabilmente dal limite nell’angolino la palla in uscita generata da una respinta difensiva sull’angolo da sinistra ancora di Malinovskyi, vanificando il triplo cambio di Ranieri La Gumina-Ramirez-Augello per Ekdal-Gabbiadini-Jankto. Al 5′ di recupero punizione e angolo da destra di Ramirez non trovano Gollini impreparato.

Con Mertens e Lozano, il Napoli stende il Genoa

Una vittoria che vale il quinto posto, quella conquistata dal Napoli contro un Genoa che doveva rispondere al Lecce nella lotta salvezza. Ai rossoblù non è bastato l’impegno e il gol di Goldaniga che aveva risposto al vantaggio di Mertens. La squadra di Gattuso, infatti, grazie a Lozano, ha conquistato bottino pieno per un successo comunque meritato. Parte aggressivo il Genoa, ma il Napoli mostra subito le proprie qualità e al 7′ Perin deve già intervenire su Politano, deviando in angolo. Sugli sviluppi del corner, il Napoli va a segno con Elmas ma, dopo un lungo check al Var, la rete viene annullata per un tocco di mano di Manolas. Scampato il pericolo, il Genoa si getta in avanti, ma non sfrutta con Pinamonti un errore di Maksimovic con un tiro troppo debole. Elmas, però, è un pericolo costante per la difesa del Genoa e al 15′ in rovesciata impegna Perin.

La partita è piacevole, con continui cambi di fronte e un maggior possesso palla da parte del Napoli. Le occasioni per il Napoli crescono col passare dei minuti per quella che diventa quasi una sfida tra gli ospiti e il portiere del Genoa Perin che al 31′ si oppone a un diagonale di Mertens. Solo al 35′ arriva il primo squillo da parte della squadra di Nicola: Barreca pesca Cassata sul secondo palo, il centrocampista colpisce al volo e Meret si salva aiutato dal palo. Ma quella del Genoa è solo una fiammata subito spenta dal Napoli che riprende a costruire sino al gol del vantaggio. Lo mette a segno al primo di recupero Mertens che dal limite batte Perin al quale non basta toccare il pallone per evitare la rete.

Nessun cambio nell’intervallo e Napoli subito pericoloso con Politano ma Perin è attento. Il Genoa però deve almeno pareggiare e prova, nonostante la cifra tecnica nettamente differente, a costruire. Raccoglie prima un tiro di Pinamonti dal limite, poi su un angolo di Schone da destra, Goldaniga supera Maksimovic e di testa batte Meret per il pareggio. Per il Genoa è il momento migliore della partita ma il passaggio a vuoto della squadra di Gattuso dura pochi minuti e dal decimo gli azzurri riprendono in mano la gara tornando in vantaggio al 21′.Merito di Fabian Ruiz bravo a pescare con un lancio di trenta metri Lozano, appena entrato, sul filo del fuorigioco. Il messicano brucia Biraschi sullo scatto e in area batte Perin.

Perin costretto agli straordinari poco dopo su un tiro da fuori di Mario Rui. Nicola allora cambia tutto inserendo Pandev e Falque e ridisegnando i suoi con un 4-3-3. Le squadre si allungano e la stanchezza inizia a farsi sentire. Ma il Genoa non riesce più a rimontare e alla fine festeggiano gli uomini di Gattuso.

Parma rimontato e battuto, la Roma ritrova successo

Dopo tre sconfitte consecutive torna a respirare la Roma che all’Olimpico batte in rimonta il Parma 2-1 (gol di Mkhitaryan e Veretout dopo il vantaggio dal dischetto di Kucka) e si riprende il quinto posto in classifica. Per Paulo Fonseca una vittoria scacciacrisi che allontana anche le voci riguardanti possibili avvicendamenti in panchina. Il tecnico portoghese, come anticipato alla vigilia, cambia poco rispetto alla trasferta di Napoli e conferma la difesa a tre, ma per sostituire l’infortunato Smalling sceglie Cristante, arretrandolo tra Mancini e Ibanez. Dal primo minuto si rivedono poi Bruno Peres e Diawara, mentre alle spalle di Dzeko c’è il duo Pellegrini-Mkhitaryan. L’ingresso in campo dei giallorossi avviene sulle note di ‘C’era una volta in America’, del musicista e compositore Ennio Morricone, tifoso romanista, scomparso due giorni fa e omaggiato dalla Roma con una patch speciale sulla manica sinistra delle maglie (‘Grazie Maestro’).

Nei ducali D’Aversa risponde con quattro cambi rispetto al ko con la Fiorentina piazzando in regia Hernani e mettendo Kulusevski trequartista dietro a Gervinho e Cornelius. E proprio quest’ultimo dopo appena 6′ minuti viene steso da Cristante in area. Inizialmente l’arbitro Fabbri lascia correre ma poi, richiamato dal Var (Mazzoleni), va a vedere le immagini a bordo campo e decide di assegnare il rigore ammonendo Cristante. Sul dischetto si presenta Kucka che non sbaglia spiazzando Pau Lopez.

Il vantaggio al 9′ porta il Parma a coprirsi nella propria metà campo, cercando rapidi contropiedi appoggiandosi all’ex Gervinho, ma così facendo lascia spazi e palleggio alla Roma, che al 17′ centra il palo con una rasoiata di Pellegrini da fuori area. I giallorossi tentano di arrivare alla porta avversaria soprattutto attraverso cross dalle corsie esterne (saranno ben 23 all’intervallo), e proprio su uno di questi al 43′ arriva il pareggio: cross basso di Bruno Peres nel cuore dell’area, velo di Pellegrini, e botta di Mkhitaryan che piega le mani a Sepe. La Roma avrebbe anche la possibilità di andare al riposo in vantaggio ma il colpo di testa di Ibanez in pieno recupero sfiora il palo.
Al rientro in campo D’Aversa toglie Cornelius, avanza Kucka, e inserisce Kurtic ma il 2-1 dei padroni di casa arriva comunque al 57′ grazie a un destro potente e angolato da fuori area di Veretout su cui Sepe non può arrivare. Per ridare peso offensivo ai suoi D’Aversa tenta la carta Karamoh, mentre Fonseca risponde con Kolarov per Bruno Peres. Al 73′ Fabbri torna a bordo campo per consultare ancora il monitor: stavolta l’intervento dubbio è di Mancini (braccio largo in area su colpo di testa di Kucka), ma l’arbitro non lo giudica da rigore tra le proteste del Parma che incassa così il quarto ko consecutivo.

Toro batte Brescia, per i granata salvezza più vicina

In rimonta, il Torino riesce a battere il Brescia per 3-1: nel primo tempo il vantaggio di Torregrossa aveva fatto sognare le ‘rondinelle’, poi nella ripresa l’autogol di Mateju su tiro di Verdi, la rete di Belotti e il tris di Zaza spianano la strada ai granata, che si portano così a più sette sulla zona retrocessione. Longo vuole voltare pagina dopo tre sconfitte consecutive e ripropone i big: Nkoulou, Rincon e Ansaldi partono titolari, davanti il tridente pesante con Zaza insieme a Verdi e Belotti, Meité e Lyanco vincono i rispettivi duelli con Lukic e Djidji. Per Lopez è quasi l’ultima spiaggia in ottica salvezza, il tandem offensivo è rappresentato da Donnarumma e Torregrossa mentre Chancellor, centrale difensivo venezeulano monitorato dal Toro, è in panchina.

Fuori dal Grande Torino, però, i tifosi granata si sono fatti comunque sentire: “Stasera bisogna vincere e convincere. Il Toro la leggenda, Cairo la vergogna”, si legge sullo striscione esposto su via Filadelfia. Verdi sembra in palla: prima colpisce una traversa e poi impegna Joronen, ma al quarto d’ora viene fuori il Brescia: Mateju incorna ma trova Sirigu, Torregrossa invece lo supera con uno scavetto dopo un lancio di Bjarnason deviato da Meité. Al 21′ il Brescia passa al Grande Torino, nel finale Zaza e lo stesso marcatore delle rondinelle si divorano pareggio e raddoppio con due colpi di testa imprecisi. Verdi si conferma il più ispirato nel Toro anche nella ripresa, al 48′ trova il pari grazie a un’intuizione di Meité e alla deviazione di Mateju. Ed è sempre il jolly offensivo di Longo a propiziare il raddoppio di Belotti, completando così la rimonta in dieci minuti. Il Brescia ci prova ma manca di qualità e di Sirigu non viene mai impegnato, all’86’ arriva il tris del Toro: Zaza, diffidato e ammonito dunque out per la sfida di lunedì contro l’Inter, trova la ribattuta per il 3-1 finale. Per il Brescia si affievoliscono le speranze salvezza, il terzultimo posto è distante sette lunghezze.

La Fiorentina resta al palo

La Fiorentina rimanda ancora il successo in casa dopo il colpaccio a Parma, il Cagliari esce con merito imbattuto dal Franchi. Non bastano ai viola Ribery e le parate di Dragowski (ma anche Cragno ben figura), anche se lo 0-0 permette ad entrambe le squadre (più ai sardi) di allontanarsi dalla zona calda. Il Cagliari è partito meglio della Fiorentina priva del suo capitano Pezzella (squalificato) e già al 6′ è passato con l’ex Simeone, ma fra le proteste dei sardi e il ricorso alla Var la rete è stata annullata per fuorigioco. La squadra di Zenga, con Birsa e Nainggolan a centrocampo, ha avuto poi altre occasioni (su tutte la zampata di Joao Pedro respinta da Dragowski) mentre i viola faticavano a costruire e ripartire nonostante la presenza per la quinta gara di fila di Ribéry nel tridente con Chiesa e il rientrante Vlahovic. Proprio il campione francese, rimasto scosso in questi giorni per il furto subito nella villa sulle colline di Bagno a Ripoli, è stato l’unico (a parte il palo colpito da Duncan al 39′) ad accendere il gioco della Fiorentina e impegnare Cragno, spesso però le sue giocate non sono state raccolte dai compagni a partire da Chiesa il quale, a parte un bel passaggio per Ribéry, è parso in difficoltà sul piano fisico e propositivo tanto da portare Iachini a sostituirlo nell’intervallo.

Il secondo tempo di una gara contrassegnata dall’omaggio a Morricone con le note di ‘C’era una volta il West‘ diffuse all’ingresso delle squadre, è cominciato come il primo, col Cagliari più pericoloso e vivace: le galoppate di Nandez hanno impegnato Dragowski e spinto Ribéry a scuotere suoi (le urla del francese sono risuonate nel Franchi vuoto) e sollecitare qualche cambio. Iachini ha inserito Dalbert e Pulgar, Zenga ha risposto con Ragatzu e Ionita. La gara però non si è sbloccata, alla mezz’ora il tecnico viola ha tolto Ribèry ormai esausto e il deludente Vlahovic avvicendandoli con Cutrone e Kouamè. E proprio quest’ultimo, al debutto dopo il lungo stop per infortunio, ha sfiorato il vantaggio con un colpo di testa su cui si è superato Cragno. Anche Cutrone nel recupero è andato vicino al gol ma alla fine il pari è il risultato più giusto.

Ko anche il Bologna, il Sassuolo non si ferma più

Una notte all’ottavo posto solitario, all’inseguimento di un posto in Europa. Aspettando Verona-Inter, è con questo obiettivo che si fronteggiavano Bologna e Sassuolo al Dall’Ara, in un derby dal sapore di scontro diretto che metteva in palio il ruolo di inseguitrice al settimo posto. Speranza alimentata dal successo del Napoli a Genova. A cogliere l’occasione, è il Sassuolo di De Zerbi, che si conferma macchina da gol senza pari e tra le squadre più in palla del momento. A prescindere dagli interpreti. Interpreti di classe, come Berardi, che al minuto 41′ sterza, manda fuori giri Tomiyasu e di destro, da distanza ravvicinata, batte l’incolpevole Skorupski, e Haraslin, che non fa rimpiangere Boga. Per il Bologna, questa volta la reazione arriva tardi e il quarto gol consecutivo di Barrow non basta.

Al Dall’Ara erano attesi gol e spettacolo. A suggerirlo, il quinto miglior attacco della serie A, quello neroverde e un Bologna a trazione anteriore firmato Mihajlovic, che incassa reti consecutivamente da 25 gare, reduce dall’impresa di San Siro con l’Inter. Il tecnico rossoblù cambia quattro pedine rispetto all’ultima gara, ritrovando Medel in mediana, inserendo Svanberg per lo squalificato Soriano, puntando su Palacio (fuori Sansone) davanti e Bani in difesa, dove viene concesso un turno di riposo a Danilo. Novità anche per De Zerbi, che cambia 6 elementi rispetto alla vittoria sul Lecce, puntando su forze fresche, stravolgendo il reparto arretrato con l’inserimento tra i titolari di Chiriches, Peluso e Rogerio), e la trequarti con Defrel e Haraslin, rinunciando a sorpresa all’ìspiratissimo Boga. La mossa funziona.

Il Bologna sfiora con Palacio (incrocio dei pali colpito) il gol al 2′ e Chiriches è costretto a salvare a due passi dalla linea su Bani, dopo un corner di Barrow. Ma sono i neroverdi a fare la partita, con i rossoblù che faticano a passare la metà campo. La banda di De Zerbi spinte, sfiora a più riprese il gol con Defrel, Berardi e Caputo e passa con Berardi. Barrow prova a riacciuffare gli ospiti con un’azione personale in pieno recupero, ma il Bologna deve ringraziare Skorupski e la sua parata su Caputo, che tiene vivo il match prima dell’intervallo.

Ma il colpo del ko è solo rimandato. Del Bologna di San Siro c’è poco o nulla e all’undicesimo della ripresa Defrel scende e tira, Skorupski ci mette l’ennesima pezza, ma sulla respinta Haraslin non perdona: 2-0 e match indirizzato, perché il 2-1 di Barrow arriva con un episodio estomparaneo in pieno recupero: troppo tardi. Bologna rimandato all’ennesimo esame di maturità casalingo e addio sogni d’Europa, Sassuolo promosso: la rincorsa al settimo posto continua.

http://sport.tiscali.it/calcio/serie-a/articoli/atalanta-samp/

Fabrizio Bassanesi
Nato nel maggio 1972 (Toro ascendente Leone) rivela subito doti di ribelle "a modo suo". Diplomatosi ragioniere, intraprende subito la carriera di venditore che non ha mai lasciato. Dal 2007 si occupa di formazione ad aziende e persone.
http://amicoganoderma.net/

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