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Vasco da record a San Siro: “Ma non dimentico quando venivo preso a schiaffi da tutti”

Duro e puro. Non è facile rimanere così e contemporaneamente essere il numero uno da quasi trent’anni. Eppure lui ci riesce e lo ribadisce con quel suo sorriso beffardo presentando il suo nuovo record, sei sold out a San Siro. L’ennesimo

Vasco da record a San Siro: 'Ma non dimentico quando venivo preso a schiaffi da tutti'

Duro e puro. Non è facile rimanere così e contemporaneamente essere il numero uno da quasi trent’anni. Eppure lui ci riesce e lo ribadisce con quel suo sorriso beffardo presentando il suo nuovo record, sei sold out a San Siro (1, 2, 6, 7, 11 e 12 giugno più 18 e 19 a Cagliari). L’ennesimo. “Non c’era mai riuscito nessuno. Nemmeno Vasco Rossi”, scherza. E poi: “Sarà un tour dal taglio punk-rock. Un concerto duro e puro: i tempi sono duri e quello puro sono io”. Poi spiega così la sua purezza e contemporaneamente il segreto di un successo che non conosce crepe da 30 anni: “Faccio un mestiere che mi permette di rimanere nel mio mondo senza fare compromessi. Scrivo canzoni non perché debbano piacere agli altri, ma perché ho bisogno di comunicare. E quando lo faccio mi metto a nudo. Mi spoglio di tutto, sono sincero. Solo così hai il diritto di stare sul palco”.

Un diritto acquisito e ribadito a suon di imprese: qui a San Siro di sold out se ne contano ben 29 in 29 anni. La prima volta era il luglio del 1980 e il tour si chiamava “Fronte del palco”: “Quell’anno ci fu la rivoluzione copernicana dei concerti in Italia. Prima di allora solo gli stranieri come Bob Marley avevano riempito gli stadi, a noi toccavano i palasport o, al massimo, le curve. E poi feci 75mila persone. Posso dire di aver fatto costruire io il terzo anello di San Siro”. E con il sorriso aggiunge: “Adesso tutti devono bussare prima di entrare”.

Vasco è in gran forma. Lo si vede. E lui lo conferma spiegando come è sopravvissuto alla “vita spericolata”: “Cantare è il mio modo per restare lucido, per restare in forma. Insomma, per restare al mondo. Faccio una vita molto sana, vado al letto presto, intorno alle undici e mezza. È incredibile, vero? Adesso mi piace svegliarmi presto la mattina. Le stagioni della vita sono incredibili. Si cambia”. E racconta le sue fughe dalla notorietà a Los Angeles: “Il mio lusso è diventare nessuno, così posso finalmente guardare le persone senza essere fissato. In Italia, quando vado in qualche posto, dico sempre ‘sono in rappresentanza del mito'”.

Naturalmente il rocker parla moltissimo del concerto e della scaletta messa a punto: “Si parte con “Qui si fa la storia” perché “con il rock usciamo fuori da questo mondo grigio, antipatico, triste. Questo mondo pieno di gente cattiva e di rabbia”. Inutile sapere chi, secondo lui, sia così: “Lo sappiamo tutti chi sono”. Poi ci sarà “Mi si escludeva” , un brano scritto nel 1995 ma che “oggi è ancora di grandissima attualità per la capacità di raccontare chi è messo da parte. È stata una mia immaginazione che si è realizzata in maniera drammatica”. Vasco non dimentica gli anni in cui era reietto, in cui “prendevo schiaffi dai giornalisti”, in cui tutti erano contro di lui e poggia il suo sguardo sul presente: “La disperazione che c’è oggi è più cupa. Quasi senza speranza”. Poi sarà la volta de “La verità”, ennesimo centro della sua carriera. Un pezzo con il quale meglio di tutti racconta il nostro presente: “Che poi è quello della post verità perché una bugia ripetuta più volte diventa realtà”.

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Fabrizio Bassanesi
Nato nel maggio 1972 (Toro ascendente Leone) rivela subito doti di ribelle "a modo suo". Diplomatosi ragioniere, intraprende subito la carriera di venditore che non ha mai lasciato. Dal 2007 si occupa di formazione ad aziende e persone.
http://amicoganoderma.net/

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