Quarant’anni di carriera vissuti al massimo e una vita contrassegnata da un grande dolore, di quelli che si anestetizzano con una sbornia, ma poi riemergono: come quello per la morte di sua sorella Mia Martini, per tutti “Mimì”. Un dolore che Loredana Berté, mostro sacro e araba fenice della musica italiana, cerca di esorcizzare parlandone e rivelando ogni volta qualche aspetto inedito di una tragedia che trova le sue radici nell’infanzia dolorosa delle sorelle Martini ma anche nell’ignoranza più meschina di certi ambienti che arrivarono a definirla “una che porta jella”.

Sul palco ho attacchi di panico e non respiro

In un’intervista nel salotto di “Verissimo”, ecco allora che Loredana Berté apre nuovamente il suo cuore, confessando quasi per volersi alleggerire, i suoi sensi di colpa per la tragica scomparsa della cantante, avvenuta nel 1995: “Provo una sofferenza continua, mi sento in colpa. Se le fossi stata più vicino magari le cose sarebbero potute andare diversamente. Non mi perdono di non aver usato il telefonino che lei mi aveva dato perché restassimo in contatto”. Come già detto in altre sedi Loredana Bertè rivela di non essere mai riuscita a superare quel lutto: “Con Mimì è morta una parte di me. Quando sono sul palco la sento dentro e dò tutto, anche se sono terrorizzata e ho gli attacchi di panico prima di uscire. Non respiro, ma penso a lei e poi esco. Dopo aver finito il concerto – confessa – però, mi sento una persona migliore, sento di aver dato più di quello che potevo. Penso che Mimì oggi sarebbe orgogliosa di me”.

La rivelazione shock: “L’abbiamo nascosta in soffitta per un anno”

Loredana Bertè si sofferma ancora una volta a parlare della difficile infanzia vissuta da lei e Mimì, del padre violento, del clima di terrore che si viveva in casa: “Nella nostra vita non abbiamo mai festeggiato il compleanno, le feste erano bandite, anche il Natale! Per sfuggire alle botte e alle litigate violentissime che c’erano in casa, andavamo al Luna Park: per noi era la cosa più sicura”. Poi la cantante parla delle rinunce fatte a causa del susseguirsi di eventi poco felici. “Ho lasciato la scuola l’ultimo anno perché era successa una disgrazia: mia sorella Mimì era stata arrestata per uno spinello che gli avevano messo in tasca. Ha fatto due anni in carcere. Quando è stata liberata, prima del processo, l’abbiamo nascosta in una soffitta per un anno”. Una decisione radicale, difficile, ma evidentemente necessaria.

Nel 2015 l’autobiografia “Traslocando” con le accuse al padre

Un’altra cosa non facile da fare, Loredana Berté l’ha fatta, pubblicando qualche anno fa “Traslocando… È andata così”, l’autobiografia il cui titolo richiama un suo album del 1982. Nel volume, la cantante ha raccontato la sua vita ai limiti senza censure di sorta: i successi, le grandi collaborazioni, ma soprattutto la famiglia, gli amori, le grandi amicizie. E anche li non sono mancate le rivelazioni shock, le accuse non proprio velate ad un papà violento, e certamente il dolore per l’amata sorella. Un libro vero, estremo, per certi versi spietato. Proprio come la vita di Loredana Bertè.

http://spettacoli.tiscali.it/musica/articoli/loredana-berte-confessione-verissimo-mimi/

Fabrizio Bassanesi
Nato nel maggio 1972 (Toro ascendente Leone) rivela subito doti di ribelle "a modo suo". Diplomatosi ragioniere, intraprende subito la carriera di venditore che non ha mai lasciato. Dal 2007 si occupa di formazione ad aziende e persone.
http://amicoganoderma.net/

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